Federal Reserve

Nel meeting di Jackson Hole (JH) dei banchieri centrali sono proprio risultate evidenti le diverse strategie monetarie che verranno adottate nei prossimi mesi dalle banche centrali. Da un lato la Federal Reserve con il proprio governatore Janet Yellen che si sta preparando a uscire dal lungo periodo di politica monetaria accomodante. Probabilmente il rialzo del costo del denaro negli Stati Uniti si potrà vedere solamente nel 2015 ma all’interno del FOMC (Federal Open Market Committee – il braccio armato della FED) la discussione tra i vari membri votanti è ormai molto accesa. La Yellen ha messo in evidenza a JH che il mercato del lavoro non è completamente risanato. Ci sono stati ottimi risultati ottenuti sull’aumento dei posti di lavoro e sulla flessione della disoccupazione ancora pero’ non si sono registrati importanti miglioramenti sulla crescita dei salari. Le cifre macroeconomiche suggeriscono che il pattern della FED sarà comunque quello di convertirsi a strategie monetarie restrittive molto presto.

Banca Centrale Europea

Dall’altro lato della barricata si trova invece la BCE. Sorprendendo in positivo i mercati il numero uno dell’istituto di Francoforte, Mario Draghi, ha aperto uno spiraglio per possibili nuove manovre espansive (non citando esplicitamente ma implicando un possibile piano di quantitative/credit easing) se lo scenario sull’inflazione dovesse peggiorare ulteriormente. Lo staff della BCE monitorerà attentamente l’andamento delle attese d’inflazione di medio termine (5 anni) e se tali attese dovessero confermarsi non ancorate all’obiettivo del 2% allora l’intervento della banca centrale di Eurolandia potrebbe essere davvero massiccio. Noi riteniamo che, per il momento, Draghi e gli altri banchieri centrali del Vecchio Continente siano intenzionati a valutare gli effetti delle manovre annunciate a giugno (tassi negativi sui depositi, aste di rifinanziamento mirate T-LTRO e la rivitalizzazione del mercato degli ABS) sull’economia reale. Ci aspettiamo, quindi, per il prossimo meeting della BCE del 4 settembre un Draghi molto “dovish” con toni particolarmente accomodanti che ottimizzerà e finalizzerà le misure già annunciate lasciando sempre la porta aperta a un piano di QE/CE massiccio in caso di forte aumento dei rischi di deflazione.