Fase di consolidamento per l’eurodollaro che non ha alcuna voglia di prendere una direzione nonostante la pubblicazione di numerose cifre macroeconomiche. Riteniamo che la maggior parte degli operatori sia intenzionata ad aspettare gli eventi della prossima ottava prima di scegliere quale posizione assumere.
Crediamo che l’appuntamento più importante sarà quello di mercoledì 30 aprile quando l’Ufficio di Statistica dell’Eurozona, Eurostat, pubblicherà le cifre sull’inflazione. Dopo le indiscrezioni su un possibile piano di quantitative easing da 1000 miliardi di euro parte della BCE e dopo le parole del governatore dell’istituto di Francoforte, Mario Draghi, sul probabile lancio di misure non convenzionali ad una conferenza ad Amsterdam sul settore bancario, sarà fondamentale valutare l’andamento dei prezzi al consumo in Eurolandia (ricordiamo che l’unico obiettivo della BCE è formalmente quello di mantenere la stabilità dei prezzi).
L’aumento delle pressioni deflazionistiche (a marzo indice armonizzato dei prezzi al consumo attestatosi al +0,5% a/a rispetto al +0,7% di febbraio) ha convinto anche i membri più conservatori del Governing Council del fatto che sia arrivato il momento di agire, intervenendo con il lancio di nuove manovre espansive volte ad aumentare la liquidità nel sistema.
Se Eurostat dovesse mostrare un inatteso calo in aprile dei prezzi al consumo o un mantenimento dell’HICP su livelli molto bassi (0,5%/0,6% su base annuale) aumenterebbero notevolmente le possibilità di un’accelerazione nel cambio di strategie monetarie della BCE. Le soluzioni da adottare sono numerose. Riteniamo che la più efficace per ridurre le tensioni deflazionistiche sia il lancio di un piano di quantitative easing (acquisto di titoli) simile ai progetti delle altre banche centrali (Federal Reserve, Bank of England e Bank of Japan). Un piano di QE in salsa europea con un probabile mix di titoli da acquistare (government bonds ma anche tanti assets del settore privato).