Sembrava a tutti che la Grecia potesse seguire il sentiero già percorso da Irlanda, Portogallo e Spagna e uscire dal piano di aiuti senza clamore. Invece nella giornata di oggi sono aumentate notevolmente le preoccupazioni degli addetti ai lavori sul paese ellenico dopo l’intenzione del governo di Atene di anticipare a dicembre 2014 la fine del programma di aiuti della Troika (BCE, UE e Fondo Monetario Internazionale). I prestiti di BCE e UE scadono a dicembre mentre quelli del FMI hanno scadenza marzo 2016. La decisione è stata presa dall’esecutivo del primo ministro Antonis Samaras per recuperare terreno nei confronti dell’opposizione Syriza che domina i sondaggi di opinione.

A deprimere la situazione è arrivato anche il report odierno dell’agenzia di rating Fitch che ha evidenziato come le banche greche stiano ancora soffrendo di problemi legati alla qualità delle attività in portafoglio. L’agenzia prevede che gli stress test della BCE (pubblicati il 26 ottobre) dovrebbero confermare come gli istituti di credito ellenici siano destinati a ricapitalizzare.

Sulla piazza azionaria di Atene Piraeus Bank ha chiuso con un calo del 5,20% (minimo intraday a 1 euro, -14%), National Bank of Greece con un -11% (minimo intraday a 1,80, -13,50%), Eurobank con un -6,40%, Alpha Bank con un -3,60% (minimo intraday a 0,468, -16%).

L’indice principale ASE ha terminato le contrattazioni con un ribasso del 6,25% ma era arrivato a perdere anche 10 punti percentuali segnando nuovi minimi dall’estate 2013. L’indice FTSE Athex Large Cap è sceso del 6,32%. Riteniamo che la speculazione sul comparto bancario greco possa colpire anche nelle prossime sessioni soprattutto con l’avvicinarsi della data del 26 ottobre quando saranno resi noti gli stress test dell’UE. Da tenere sotto controllo anche il mercato obbligazionario. Il rendimento del benchmark greco (bond decennale) è salito nuovamente e si mantiene ampiamente al di sopra del 7%.