È stata un seduta record sul comparto dei titoli di Stato di mezza Europa oggi. Le parole di Draghi pronunciate venerdì hanno continuato a fare eco all’interno delle sale operative, dove i bond governativi sono stati oggetto di forti acquisti. I primi segnali si erano avute già nelle prime ore della mattinata, prima dell’apertura delle borse, probabilmente grazie agli acquisti arrivati dall’Asia, e dal Giappone in particolare. I volumi sono stati interessanti. Il rendimento sul Btp a 10 anni si è spinto così ai nuovi minimi storici, arrivando in area 2,16%, con lo spread Btp-Bund sceso ai livelli che non si vedevano da aprile 2011, a quota 136 punti base. Analogo andamento anche per il decennale spagnolo, il cui rendimento è sceso per la prima volta sotto il 2% (a 1,98%), con il differenziale con il titolo tedesco arretrato in area 117 punti base.

I miglioramenti di oggi sono sicuramente destinati a durare nei prossimi giorni. Ci aspettiamo che la tendenza prosegua almeno sino al meeting del 4 dicembre quando sapremo se Draghi metterà sul piatto il piano di acquisto titoli di Stato come ha lasciato intendere nelle ultime apparizioni.

Sul tema, oggi, è tornato il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, il quale ha dichiarato che il piano di acquisto bond governativi presenta dei “seri rischi legali”. Il mercato non sembra aver accusato più di tanto il colpo e questo perché:

  1. Draghi si è esposto molto e la sua credibilità sarebbe seriamente compromessa nel caso in cui non proceda con un QE (senza considerare poi le ripercussioni sui mercati che stanno già scontando un simile scenario);
  2. sebbene sia importante prendere decisioni unanimi, Draghi ha fatto sapere che l’unanimità non è una condizione necessaria per adottare nuove misure di stimolo;