Le manovre di Draghi hanno in qualche modo spiazzato gli operatori con un importante impatto sui mercati finanziari. Tutte le asset class hanno risentito delle nuove misure lanciate dall’istituto di Francoforte. Le borse europee hanno messo a segno performance brillanti, con molti indici tornati ai livelli di inizio estate, mentre sul mercato forex, l’euro si è deprezzato verso tutte le valute mondiali. Il cambio Eur/Usd è tornato stabilmente sotto 1,30, aggiornando così livelli che non si vedevano da luglio 2013.

In molti, però, sembrano aver trascurato la performance del Re Dollaro. Il Dollar Index, che meglio rappresenta la performance del biglietto verde verso un paniere di valute, ha aggiornato ieri i livelli che non si vedevano da luglio 2013, arrivando a lambire quota 84 punti. Il rialzo è stato così violento da non poter essere giustificato semplicemente con le buone indicazioni arrivate dall’indice ISM dei servizi (ai massimi dal 2008, anno d’inizio della serie storica).

In realtà, gran parte dei movimenti sul dollaro altro non sono che un riflesso delle scelte di politica monetaria della Bce. La decisione di tagliare ulteriormente i tassi di interesse, ora prossimi allo 0%, e l’avvio di un programma di acquisto asset sta riducendo i rendimenti di molte attività finanziarie europee. Basti pensare che i rendimenti sui titoli di Stato a breve termine di molti paesi dell’eurozona sono passati in negativo nelle ultime ore e questo potrebbe ridurne l’appeal sul mercato, soprattutto per gli investitori extra Ue che non risentono del rallentamento della crescita dei prezzi al consumo.

Allo stesso tempo, i dati solidi in arrivo dagli Usa stanno alimentando l’aspettativa di un rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed, con i Treasury che sono finiti un po’ sotto pressione nelle ultime ore. Il rialzo dei tassi d’interesse sui Treasury potrebbe, quindi, alimentare una nuova tipologia di carry trade, che vede gli operatori indebitarsi in euro e investire in dollari statunitensi.