Torna in recessione l’Italia dopo la stima del Pil del 2° trimestre del 2014. Il dato congiunturale ha mostrato una discesa dello 0,2% (+0,1% atteso), mentre quello tendenziale ha registrato un -0,3%.
Sono dati peggiori alle stime già abbastanza deludenti che circolavano nei giorni scorsi. Il Paese torna così in recessione dopo esserne uscito a fine 2013. Ora gli investitori, che sin dalla fine del 2013 erano tornati positivi sul nostro Paese, iniziano a nutrire seri dubbi sulle possibilità di ripresa dell’economia.

Il deterioramento del sentiment sul mercato azionario è iniziato già a giugno, quando sono apparsi i primi segnali di debolezza dell’economia. Il Ftse Mib ha toccato dopo i dati un nuovo minimo da inizio febbraio a 19.560 punti, portando la performance dell’ultima settimana a un -7%.
Timida risalita dei rendimenti sui Btp, con quello sulla scadenza 2024 passato dal 2,75% al 2,80%. Se il mercato governativo mostra una buona tenuta, lo si deve solo alla disinflazione in corso e ai timori che questa sfoci in deflazione. Questo fenomeno spinge i consumatori a investire in attività finanziarie.

Le altre economie d’Europa non sono in una situazione molto migliore della nostra. I dati sugli ordini all’industria tedesca rilasciati questa mattina sono abbastanza drammatici. Si tratta del peggior calo da oltre due anni e mezzo, complice un tonfo delle richieste dalla zona euro.
Interessanti saranno i commenti ai dati odierni che potrebbero arrivare dalla conferenza stampa di Draghi di domani. Il mercato punta a velocizzare i tempi per l’attivazione del quantitative easing. Così come concepito dalla Bce, il timing però dipenderà dall’esito delle aste TLtro. Insomma gli investitori sembrano temere che il piano di azione studiato a Francoforte possa richiedere troppo tempo e non riuscirà a tamponare un’altra frenata dell’economia della zona euro.