I mercati valutari sono stati scossi da una grande sorpresa ovvero le decisioni della Bank of Japan in merito all’introduzione di nuovi stimoli monetari. Il Policy Board della Bank of Japan ha scelto, infatti, di aumentare gli acquisti di titoli governativi (sopratttutto JGBs japanese governement bonds ma anche ETF e titoli immobiliari) per un ammontare pari a 30 mila mld di yen (portando il totale del piano di quantitative easing annuale a 80 mila mld di yen).

La decisione non è stata unanime. Dei nove membri votanti della commissione operativa solamente 5 hanno votato a favore di tale scelta (voto decisivo del governatore Haruhiko Kuroda).

La scelta di promuovere nuovi stimoli monetari è legata non tanto alla debolezza dell’economia ma ai timori di un forte aumento delle pressioni deflazionistiche. La discesa della domanda interna (dopo l’aumento della tassa sui consumi) e il forte calo dei prezzi energetici potrebbero alimentare nel breve periodo la fuoriuscita dell’indice dei prezzi al consumo dal sentiero di stabilizzazione attorno alla quota del 2% (obiettivo di medio periodo).

Crediamo che la scelta della Bank of Japan sia molto rischiosa perché potrebbe non avere gli effetti desiderati soprattutto con gli indici di fiducia in continuo calo. Le altre banche centrali (FED e Bank of England) hanno deciso di lasciare la politica monetaria accomodante (tassi d’interesse su livelli molto bassi) ma hanno scelto di fermare l’iniezione di liquidità che aveva creato qualche squilibrio all’interno di alcuni settori (sopratttutto quello immobiliare).

La reazione dei mercati è stata immediata con l’indice azionario Nikkei in forte accelerazione rialzista (+4,8%) mentre la vauta nazionale, lo yen, in totale caduta sui mercati valutari. La divisa nipponica ha perso il 2,70% contro il dollaro statunitense, il 2,60% contro la sterlina, il 2,20% contro il dollaro australiano, il 2% contro il franco svizzero e l’1,90% contro l’euro.