Proseguono in calo gli indici statunitensi in una seduta dominata dall’attesa dei verbali della Federal Reserve. Gli operatori non sembrano essere rimasti troppo impressionati dai dati sulle nuove licenze edilizie, che a ottobre sono salite del 4,8% m/m, raggiungendo i massimi da oltre 6 anni. Calo inatteso, invece, per l’avvio dei nuovi cantieri, scesi del 2,8% su base mensile. Nonostante i dati in chiaro scuro, crediamo che il mercato immobiliare statunitense continui a dare segnali incoraggianti, come ha confermato ieri anche l’indice NAHB. Questa sera l’attenzione si sposterà sulla pubblicazione delle minute della Banca centrale americana. Non ci aspettiamo novità particolarmente interessanti. I governatori della Fed potrebbero interpretare il calo del petrolio come elemento ostativo al raggiungimento del target sul tasso di inflazione al 2%. Un simile scenario potrebbe garantire il mantenimento dei tassi bassi ancora a lungo. È probabile, però, che gli investitori cerchino qualche spunto per dare seguito a una correzione fisiologica sui listini Usa, dopo il forte rialzo dell’ultimo mese (Dow Jones +11%, S&P500 +13%).
Le incertezze dei trader a Wall Street hanno impattato anche sulle piazze finanziarie europee, in deciso rialzo sino a metà seduta. Al termine delle contrattazioni, gli indici del Vecchio Continente hanno chiuso intorno alla parità, con volumi non particolarmente elevati. Prevale la cautela prima dei verbali della Fed e in vista della seduta di domani. Domattina avremo tanti market mover interessanti in agenda che si andranno ad unire alle indicazioni che arriveranno dalla Fed questa sera. I dati più interessanti riguarderanno le stime flash degli indici PMI di novembre che arriveranno dalla Cina e dalla zona euro. Se le prime saranno importanti per capire il ritmo di rallentamento della seconda economia del mondo, le seconde saranno una buona bussola di orientamento in vista delle prossime manovre della Bce.