La Fed si espressa chiaramente. All'indomani dell'annuncio relativo alla riduzione del suo bilancio, la banca centrale statunitense ha ufficialmente confermato la sua visione: da ottobre si inizierà al ritmo di 10 miliardi di dollari per poi proseguire gradualmente. I titoli di stato pertanto non verranno rinnovati a scadenza.

Se tutto sommato questa notizia era tanto attesa quanto scontata, quello che invece ha scosso i mercati - soprattutto valutari - è stata la dichiarata volontà di voler intervenire sul costo del denaro a dicembre.

La moneta unica europea ha subito perso terreno con un dollaro che - in una sola seduta - ha riportato i propri scambi sotto area 1.19 trascinando con sè i prezzi del lingotto.

CRB (INDICE GENERALE)

L'indice maggiormente rappresentativo delle materie prime appare ben impostato al rialzo. Dai minimi di giugno a quota 166,48 ha - nel corso delle ultime sedute - recuperato vigore riportandosi sopra l'importante resistenza statica posta 182,50. Il primo ed imminente ostacolo è in corrispondenza di area 185,10: il suo superamento (in chiusura) favorirebbe un ulteriore allungo in direzione del target a 187,28 punti. Negativa una chiusura inferiore a 182,80 che agevolerebbe una possibile discesa fino a 179,97.

ORO (FUTURE)

I prezzi del lingotto continuano ad accusare forti vendite rispetto ai massimi a 1.362,40 $ registrati lo scorso 08 settembre. In corrispondenza della stessa giornata anche il valore del cross Euro/Usd evidenziava il proprio massimo con un rapporto a 1,2092.

Come riportato nell'ultimo outlook - è confermata - la correlazione diretta tra l'oro e la valuta a stelle e strisce con verosimilmente lo stesso ammontare corrispondente all'effetto leva intrinseco al metallo prezioso: dai precedente massimi il dollaro ha ritracciato di circa un punto e mezzo percentuale mentre il "bene rifugio" ha più che raddoppiato il saldo negativo (-4,72 %).