Edward Morse, responsabile globale delle materie prime per Citigroup, ricorda dalle pagine della Cnbc, i vari eventi che potrebbero cambiare le carte in tavola (nel bene e nel male), dei mercati delle materie prime 2018.

Focus sul petrolio

Concentrandosi in particolare sui mercati petroliferi il team ha elencato una serie di possibili imprevisti con le relative corrispondenti probabilità che essi si verifichino. Il primo posto dell'elenco è occupato dall'Iran e dalla possibilità che il patto siglato tra la Repubblica islamica e i cinque membri permanenti del consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2015 possa saltare. Un'opzione che Citi considera possibile a livello 6. L’accordo stretto due anni fa aveva permesso la revoca delle sanzioni internazionali all’Iran in cambio di assicurazioni sulle restrizioni riguardanti il programma nucleare; ad ottobre del 2017, però, il presidente Donald Trump aveva minacciato di cancellarlo, minacce che si sono fermate alle parole. Qualora dalle parole si dovesse passare ai fatti l’effetto di una mossa del genere, secondo Citi, sarebbe la perdita di almeno 500.000 barili al giorno, con aumento del prezzo del greggio di $ 5 al barile favorito anche dal fatto che le nazioni che si vedranno calare il numero di barili importati saranno costrette a chiedere altro petrolio ai membri dell’Opec proprio nel momento in cui l'organizzazione ha deciso il taglio della produzione. Da qui si passerebbe al secondo punto esaminato da Citi e cioè quello di possibili nuove sanzioni statunitensi contro l'Iran (probabilità di realizzazione 7,5). La banca ha infatti osservato che il presidente Trump si è detto disposto ad adottare nuove sanzioni mirate sia verso il programma missilistico iraniano che verso le attività economiche del paese nella regione, anche unilateralmente e cioè nonostante l’opposizione dei firmatari dell’accordo(Cina, Francia, Germania, Russia, Regno Unito). Questo scenario, però, rafforzerebbe anche lo spirito anti americano della regione e degli estremisti. Al terzo punto dell'elenco si trovano i cosidetti “5 fragili”. In breve i fatti. Dopo aver toccato un minimo di cinque anni a settembre del 2017, le interruzioni delle forniture petrolifere globali potrebbero materialmente aumentare nel 2018 in particolare dai paesi Opec. Numeri alla mano le interruzioni delle forniture A livello mondiale hanno chiuso il 2017 a 2 milioni di barili al giorno anche se i disordini in Iran Iraq Libia Nigeria e, con ogni probabilità anche in Venezuela potrebbero far salire questa cifra a 3 milioni di barili al giorno per i prossimi mesi: queste nazioni sono note come i cinque fragili del mercato petrolifero a causa proprio della instabilità sociale ed economica che regna in queste nazioni.