Da tempo l'ottimismo aleggia intorno al barile, un ottimismo che, di volta in volta, si fa più o meno cauto in considerazione di un andamento che, da mesi, se non anni, è stato oggetto di speculazione e, soprattutto di notizie improvvise che ne hanno cambiato in maniera altrettanto improvvisa i destini.

Le attese del mercato

Il mercato del petrolio, come molti sanno, è regolato da una serie di leggi che spesso entrano in conflitto tra loro soprattutto perchè il mercato stesso è composto dagli interessi e dalle politiche di decine di nazioni con esigenze differenti. I timori, questa volta, è che il mercato si sia sbilanciato forse un po' troppo verso l'ottimismo. Questa, almeno, l'idea di Bob Minter, investment strategist di Aberdeen Standard Investments secondo cui, sebbene sia ormai certo che l’Opec estenderà il programma di tagli sull'output, non è detto che trovi un accordo anche per la durata dei tagli. In realtà le strategie adottate dall'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, è riuscita, soprattutto grazie al coinvolgimento di altre potenze produttrici come la Russia, a portare il prezzo del greggio intorno ai 60 dollari (62,23 per il Brent, 57,64 il Wti) ma sono strategie che, partite con le migliori intenzioni, hanno dovuto fare i conti con imprevisti che hanno messo a dura prova l'amicizia, del tutto interessata, tra le nazioni coinvolte. In primis l'ingombrante presenza dello shale oil Usa e dei produttori a stelle e strisce che, visto il rialzo del barile hanno approfittato, una volta toccato il livello di 50 dollari, per riaprire i rubinetti.