Petrolio in aumento: atualmente il Brent quota a 75,88 dollari mentre il Wti si ferma a 65,63. Aumentano le probabilità che il Venezuela sia costretto a fare dei tagli sulla propria produzione, una scelta che potrebbe diminuire ulteriormente l'offerta a livello mondiale.

L'azione degli Usa

A controbilanciare l'ipotesi, però, anche l'intervento degli Usa i quali, per voce del proprio presidente Donald Trump ha chiesto esplicitamente all'Opec, spesso accusata di mantenere i prezzi del greggio “artificiosamente alti” di ricominciare a pompare materia prima nel mercato. La volontà di alzare i livelli di output, in realtà, era stata resa nota già dall'Arabia Saudita in accordo con Mosca, sull'onda della consapevolezza che i recenti aumenti delle quotazioni e delle scorte confermavano che la strategia a suo tempo voluta dall'organizzazione dei paesi esportatori in collaborazione con altri membri esterni (in primis la Russia) non solo aveva raggiunto il suo scopo ma era riuscita ad andare anche oltre.

Questo il quadro iniziale: successivamente, però, Saudi Aramco, la società petrolifera di stato saudita nei suoi listini di prezzo per luglio ha pubblicato prezzi talmente alti da spingere la Cina a cancellare gran parte dei suoi ordini. Sulla base di queste premesse diventa perciò sempre più alta l'attesa per la prossima riunione Opec in vista per il 22-23 giugno, occasione durante la quale si potrà capire cosa decideranno i paesi esportatori di petrolio anche in virtù dell'approssimarsi, ormai certo, delle sanzioni all'Iran, sanzioni tra le quali ci sarà il blocco elle esportazioni con conseguente aggravio della carenza di offerta sul mercato globale. In molti sperano a un possibile incremento di 1milione di barili al giorno da parte dell'Opec anche se oltre all'Arabia Saudita resterebbero solo Emirati Arabi e Kuwait (la Russia è in trattativa con Ryad per un'eventuale decisione comune) tra quei paesi in grado di offrire una quantità tale di greggio che permetta di realizzare una strategia di incremento dell'offerta. Ma questa decisione però potrebbe a sua volta essere influenzata dalle prossime stime EIA circa le scorte di greggio. Intanto lo spread tra Wti e Brent ha raggiunto i massimi da oltre 3 anni raddoppiando nel giro di nemmeno 30 giorni.