Pierre Melki, Equity Analyst Global Equity Research di Union Bancaire Privée - UBP, spiega che i prezzi del WTI sono saliti di circa il 20% da inizio anno a fine maggio, raggiungendo livelli toccati nel 2014. Questi poi, sulla scia dei commenti provenienti da Russia e Arabia Saudita secondo cui l’OPEC discuterà la possibilità di aumentare la produzione nel corso del prossimo meeting previsto a giugno a Vienna, sono calati dell’8%, passando da 72,7 a 66,4 dollari.

Nel mese scorso, i prezzi del petrolio sono stati guidati da eventi geopolitici: a inizio maggio, Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti dal Joint Comprehensive Plan of Action (il Piano d'azione congiunto globale) che prevedeva un allentamento delle sanzioni economiche all’Iran in cambio di un impegno del Paese a cessare lo sviluppo di armi nucleari. Le azioni di Trump sono state di supporto per i prezzi del greggio, in quanto gli analisti stimano che le nuove sanzioni potrebbero colpire dai 400 000 a 1 milione di barili di petrolio al giorno.

E' da ricordare che l’Iran è il terzo maggiore produttore di petrolio dell’OPEC con una produzione giornaliera di 3,5 milioni di barili - spiega Pierre Melki -. Sempre sul fronte geopolitico, Trump ha messo una pressione aggiuntiva sul Venezuela, un altro Paese produttore membro dell’OPEC, con un ordine che vieta l'acquisto del debito governativo venezuelano. Questa nuova sanzione potrebbe accelerare la caduta della produzione di greggio del paese che ha già registrato un calo dai 3 milioni di barili al giorno di qualche anno fa alla quota odierna di meno di 1,5 milioni di barili.