Petrolio in rialzo. A tagliare sarà (presto) l'Arabia Saudita ma a guadagnarci (finora) sono stati gli Usa.

Quotazioni 

Alle 14.30 le quotazioni del greggio vedevano il Brent oltre i 60 dollari, (60,74 per la precisione) livello che non era toccato da circa 2 anni, mentre il Wti, invece, superava i 54,08 dollari. E di questo rally inatteso si sta già avvantaggiando Washington: le esportazioni Usa, infatti, hanno sfiorato nell'ultima settimana di settembre i due milioni di barili arrivando a quota 1,98 mentre sulla media trimestrale si assesta a 1,7 milioni. A chiedere la maggior parte del petrolio Usa è Pechino che ne compra oltre 300mila barili al giorno nonostante la recente svolta green voluta dal presidente Xi e che prevede investimenti per oltre 1.500 dollari sul settore ambientale per i prossimi 5 anni. Altra protagonista degli scambi è anche l'India: il 2 ottobre, Nuova Delhi ha ricevuto il suo primo carico petrolifero americano pari a 1,6 milioni di barili, risultato della visita del primo ministro Narendra Modi negli Stati Uniti avvenuta nel mese di giugno, e durante al quale sono stati firmati diversi contratti per il rifornimento delle raffinerie indiane con l'equivalente di quasi 8 milioni di barili.

L'incognita delle pipeline

Questo è il risultato della cancellazione dell'embargo quarantennale che a suo tempo creò l'amministrazione Carter e che il precedente presidente Usa, Barack Obama, ha cancellato nel dicembre del 2015. Ma se il boom si evidenzia sull'export, presto potrebbero esserci problemi anche sul fronte interno, problemi causati da una serie di difficoltà tecniche sulla pipeline, ancora troppo obsoleta per riuscire a reggere un carico inatteso che potrebbe toccare i 3,5 milioni di barili entro il 2022. A confermarlo, fonti Reuters che sottolineano la necessità di futuriinvestimenti sulla rete.