In attesa dell'Opec 

Intanto a Vienna il 22 giugno avrà inizio il meeting dell'Opec, un incontro che gli osservatori già definiscono uno dei peggiori e più turbolenti degli ultimi 7 anni. Troppi gli interessi e le richieste entrambi divergenti non solo tra i membri stessi dell'Opec ma anche con quelli esterni, il primo di tutti, la Russia.A l centro dell'agenda gli eventuali aumenti della produzione, tagliati dopo la crisi del barile scoppiata nella seconda metà del 2014. Stando alle prime indiscrezioni, infatti, Russia ed Arabia Saudita sarebbero prnte ad aumentare i livelli di produzione petrolifera, mentre altri membri come l'Iran e l'Iraq potrebbero invece opporsi. Risultato: una serie di scontri che, come ricorda il capo del settore ricerche su materie prime di Commerzbank Eugen Weinberg dovrà costringere per forza di cose l'Opec a raggiungere un compromesso, opzione questa difficilmente raggiungibile considerando l'enorme divergenza di posizioni tra i paesi che non hanno grandi capacità di riserva come Iran e Iraq e quelli che invece possono sfruttare questa opportunità, nello specifico Russia, Arabia Saudita e Kuwait. Per questo motivo è molto difficile pensare ad un accordo sulle strategie da adottare. 

In effetti un incremento dell'output era un'ipotesi che era a suo tempo già stata avanzata dagli Usa, nello specifico dal presidente Donald Trump che aveva accusato l'Opec di voler mantenere i prezzi del greggio artificiosamente alti, il che, se da un lato favoriva anche i produttori shale statunitensi, dall'altro creava non pochi problemi alle industrie e ai consumatori (ed elettori) per l'aumento dei carburanti.