Venerdì scorso l'oro aveva segnato un aumento dell'1,7%, adesso, anche grazie alle dichiarazioni del governatore della Fed Jerome Powell, arriva a toccare 1.206,83 dollari (+0,1%) sui mercati asiatici.

Per quale motivo?

La prima partecipazione di Powell al simposio di Jackson Hole è apparsa subito come una dichiarazione di indipendenza della banca centrale Usa di fronte ai mai velati inviti del presidente Usa a smorzare la politica di rialzo dei tassi intrapresa dalla Fed, politica che a suo dire, zavorrerebbe il dollaro e diminuirebbe l'efficacia delle misure fiscali che sono state finora approntate. Eppure, con il passare delle ore, gli osservatori, sempre in virtù del fatto che il diavolo è nei particolari,stanno notando, nel discorso di Powell, qualche segnale di distensione forse eccessiva, rappresentato da qualche “if” (se) di troppo. L'economia Usa è innegabilmente in una buona, se non ottima, posizione, eppure il governatore ha rimarcato più volte, forse anche troppe, la necessità che le cose dovranno continare su questo piano. Altrimenti potrebbe deragliare tutto.

E se... 

La stretta sui tassi continuerà, con buona pace di Trump, ma a molti è parso di percepire che i futuri incrementi non sono scritti sulla pietra e saranno perciò valutati di volta in volta sempre in rapporto a crescita dei salari, condizioni del mercato del lavoro, pressioni sull'inflazione. Intanto, proprio questo suo approccio forse un po' troppo cauto, sono nati i primi timori che hanno portato ad un leggero aumento dell'oro. Poco dopo le 14, infatti, il metallo giallo superava i 1.206 dollari l'oncia. In realtà ua piccola, uteriore spinta potrebbe essere arrivata anche dalle parole di un altro esponente della Fed, James Bullard, presidente della Federal Reserve di St. Louis, secondo cui l'economia Usa potrebbe rallentare tra il 2019 e 2020 sebbene il 2018 continuerà ad essere un buon anno, aiutato in ciò, più che altro dagli stimoli fiscali voluti dall'amministrazione repubblicana. Numeri alla mano, le sue previsioni parlano di una crescita media del 2%. In realtà il 2018 non è stato un grande anno per il metallo giallo, nonostante i tanti spunti offerti dalla che invece avrebbe avuto per crescere, a cominciare dalla questione nordcoreana fino a quella iraniana, senza contare la guerra commerciale. Slo per citare le più evidenti.