Criptovalute, nuova tassazione in Italia: attenzione, dal 2023 cambia tutto

Finalmente sembra che in Italia il mercato delle criptovalute sia giunto all'attenzione del governo. La legge di bilancio sancisce così un quadro chiaro per il 2023, già in vigore da gennaio.

Criptovalute tassazione 2023

Legge precedente blanda potrebbero dire molti, ma di sicuro più favorevole dell'attuale in arrivo.

Molti ricorderanno che nel corso del 2022 sono state introdotte molte leggi "preliminari" sulla tassazione delle criptovalute.

Per riassumere l'essenziale, ciò che era dovuto da coloro che operavano nel settore era il 26% del guadagno derivante da vendita delle suddette valute digitali. Nient'altro.

Inoltre questa tassazione era prevista solo nel caso in cui la nostra giacenza media di criptovalute (Bitcoin, Ethereum, Dogecoin, Solana, ecc.) era superiore al valore di 51.645 euro per un periodo superiore a 7 giorni.

Una cifra abbastanza alta, certo, quindi vantaggiosa sicuramente per tutti i piccoli risparmiatori.

Da gennaio 2023, però, cambia tutto.

Nella nuova legge di bilancio, infatti, il governo italiano sembra volere creare finalmente un quadro chiaro e fermo per tutto ciò che concerne gli asset digitali, NFT inclusi.

E non tutti resteranno contenti!

L'inquadramento: "crypto-attività"

Fino a pochi giorni fa le criptovalute non avevano una definizione in materia legale, ma oggi il governo ha cambiato tutto.

Oggi gli asset digitali di ogni natura, come le più comuni criptovalute e gli NFT, ottengono una denominazione specifica: crypto-attività.

L'inquadramento ha chiarito 3 nuovi cambiamenti fondamentali da ricordare nell'immediato, perché le leggi saranno attive già dal 1° gennatio 2023.

Sembra che per la prima volta dopo tanto tempo saremo i primi a delineare un quadro preciso e dettagliato che permetta di non creare confusione in ambito fiscale quando si tratta di blockchain.

Tuttavia attenzione: le cose sono molto diverse da qualche mese fa.

Criptovalute: dichiarazione quadro RW

Spiegheremo tra breve le novità in merito, ma ricordiamo alcuni fondamentali non molto cambiati.

In particolare la dichiarazione degli asset digitali detenuti all'interno del quadro RW obbligatorio: sono sempre da aggiungere le "crypto-attività", così definite, detenute dai contribuenti.

Per chi lo avesse dimenticato, ci sarà la possibilità di rimediare come vedremo tra breve, ma andiamo per gradi.

Quali tasse dovremo pagare con la nuova legge di bilancio e, soprattutto, quanto?

Dimenticate l'alta soglia dichiarata precedentemente dal Fisco italiano!

Addio soglia 51.000, attenzione risparmiatori

Avevamo accennato alla soglia di 51.645 euro sotto il quale si era esenti dal pagare tasse in merito alle attività legate alla blockchain.

Oggi tutto cambia e si tratta di uno dei cambiamenti sicuramente più significativi!

Sì, perché il tetto si abbassa di parecchio: dovremo, infatti, pagare un'aliquota del 26% su plusvalenze superiori a 2.000 euro.

Inoltre come plusvalenze non s'intende più solo quelle generate da vendita diretta (corrispettivo in euro), ma anche le cessioni per custodia o semplici trasferimenti da un portafoglio digitale all'altro per altre ragioni.

In pratica solo la custodia personale è esente da tassazione.

In questo modo anche i più piccoli risparmiatori o investitori saranno soggetti alla tassazione sulle plusvalenze, il che potrebbe sicuramente scoraggiare molti dall'operare con gli asset digitali.

Tuttavia la soglia dei 2.000 euro è al momento solo indicativa e si attendono maggiori dettagli dal Parlamento italiano per capire se sarà davvero questa la somma minima da cui dovremo cominciare a dedurre le tasse.

Tasse da capital gain su redditi non dichiarati

La tassazione sulle crypto-attività non è di certo una novità, ma è indubbio come certi aspetti siano nettamente differenti dal precedente quadro legislativo.

La soglia delle plusvalenze dai 51.000 euro ai 2.000 euro era solo la prima.

A coloro, infatti, che non hanno dichiarato di possedere criptovalute fino alla data del 31 Dicembre 2021, sarà data la possibilità di rimediare con una dichiarazione presso l'Agenzia delle Entrate, cha avrà il compito di approvare e fare emergere l'attività e, attenzione, gli eventuali redditi non dichiarati.

Già, anche per coloro che avessero registrato plusvalenze non dichiarate (magari perché al di sotto della soglia recentemente modificata) viene data la possibilità di pagare l'imposta sul capital gain pari al 14%.

L'imposta sarà dovuta in un'unica soluzione o divisa in tre pagamenti da effettuare di pari importo.

Questa somma sarà dovuta per i redditi non dichiarati fino alla medesima data relativa alla mancata dichiarazione del possesso, cioè il 31 Dicembre 2021.

Leggi anche: Conviene ancora investire in criptovalute con il settore in crisi? Ecco alcune previsioni

Regolarizzare crypto-attività: ecco come

Un'ulteriore imposta poi mira a regolarizzare la posizione di coloro che sono sfuggiti al monitoraggio fiscale, detenendo crypto-attività in modo illecito fino alla già citata data: 31 Dicembre 2021.

Il quadro fiscale è abbastanza chiaro.

Se possediamo criptovalute, NFT e altri asset digitali non dichiarati dovremo pagare una somma pari allo 0,5% per ogni anno in cui queste crypto-attività sono state detenute.

Nel caso in cui esse avranno generato reddito, invece, dovremo pagare un'imposta sostitutiva pari al 3,5% (oltre allo 0,5% dovuto) del reddito totale che ogni anno queste crypto-attività avranno generato.

La legge in merito è ancora da chiarire, ma questi sono i punti fondamentali.

E voi? Che cosa ne pensate? Si tratta sicuramente di un bel cambiamento rispetto alla precedente tassazione italiana introdotta per le criptovalute!