La blockchain potrebbe migliorare la crisi climatica?

Capire come funziona la tecnologia blockchain è il punto di partenza per comprendere fino in fondo qual è il motore delle criptovalute.

Capire come funziona la tecnologia blockchain è il punto di partenza per comprendere fino in fondo qual è il motore delle criptovalute. Non solo le monete digitali si avvalgono di questa nuova tecnologia ma tutto ciò che possiede un valore di mercato indipendentemente che sia tangibile o no.

Si tratta di un registro di contabilità che potrebbe apportare molti benefici in termini di sostenibilità, aprendo opportunità di investimento verde, garantendo maggiore trasparenza e maggiore responsabilità quando si tratta di rispettare gli impegni per ridurre le emissioni di gas serra.

Al mondo non esiste nessuno che non abbia sentito parlare di “crisi climatica” e dei protocolli di sostenibilità per diminuire gli effetti del cambiamento climatico. Però forse pochi sanno che gli impegni di ogni Paese possono essere aggirati facilmente, la maggior parte delle volte in nome della crescita economica.

Sulla carta le Nazioni Unite hanno firmato un accordo in cui si impegnano a sostenere uno stile sostenibile nello sviluppo della propria crescita economica seguendo gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Nella realtà il sistema economico-finanziario mondiale mette a dura prova i governi perchè con la centralizzazione delle risorse, la geopolitica gioca un ruolo fondamentale.

In questo scenario la tecnologia blockchain potrebbe essere una soluzione perchè romperebbe molti schemi tradizionali sostituendoli con alternative più efficaci, dirette ed egualitarie. Vedremo che la lotta contro la corruzione e contro il sistema economico-finanziario attuale sta alla base di tutto.

Blockchain e crisi climatica: il ruolo della tecnologia

Il ruolo della tecnologia nell’odierna crisi climatica è molto semplice: proteggere l’ambiente. Con protezione intendiamo un equilibrio degli ecosistemi e la riduzione degli effetti dei fenomeni naturali disastrosi per la nostra società come terremoti, inondazioni, siccità ecc.

La tecnologia ambientale dell’ultimo secolo ha cambiato radicalmente il nostro stile di vita. Per Paesi come l’Italia è difficile immaginarci una città senza un sistema di trattamento delle acque reflue e di smaltimento dei rifiuti oppure nelle zone più a rischio senza sistemi di allerta precoce.

Purtroppo queste tecnologie non sono economiche e per essere installate implicano una serie di condizioni come la presenza di esperti e professionisti per valutare le problematiche e proporre soluzioni ad hoc o l’accesso alle apparecchiature sia in termini di disponibilità sia economici.

Il cambiamento climatico è un fenomeno globale che interessa ogni cm quadrato del nostro pianeta e anche tra i più scettici è difficile che si neghi l’evidenza. Come mai quindi la maggior parte delle conseguenze disastrose avviene in alcune aree? 

Blockchain e crisi climatica: le aree maggiormente colpite

Quando la povertà incontra il cambiamento climatico: una sfida fondamentale che richiede soluzioni trasversali” è uno studio di Worldbank.org che dimostra una realtà preoccupante. 

“Il cambiamento climatico spingerà fino a 130 milioni di persone nella povertà nei prossimi 10 anni, svelando i risultati ottenuti a fatica in termini di sviluppo, e potrebbe causare la migrazione di oltre 200 milioni di persone all’interno dei propri Paesi entro il 2050.”

Ma di quali persone stanno parlando? Gli autori dell’articolo sottolineano una correlazione tra disastri ambientali e povertà di cui si parla già da molti anni. Questa è una dimostrazione che la tecnologia ambientale ha giocato un ruolo molto importante per il benessere di alcune società come la nostra.

Gli effetti della crisi climatica sono più evidenti quando le condizioni igienico-sanitarie non sono assicurate, non è presente un piano sostenibile di estrazione ed elaborazione delle risorse prime, oppure non ci sono sistemi di prevenzione, gestione e controllo dei fenomeni naturali.

Blockchain e crisi climatica: un mondo oltre alle criptovalute

Tra le tecnologie ambientali più popolari negli ultimi tempi possiamo inserire moltissime innovazioni basate sulla tecnologia blockchain. Per definizione la blockchain è:

“Un registro digitale distribuito che memorizza dati di qualsiasi tipo. Una blockchain può registrare informazioni su transazioni di criptovaluta, proprietà NFT o contratti intelligenti DeFi.”

Ciò significa che mentre qualsiasi database convenzionale può archiviare questo tipo di informazioni, la blockchain è unica in quanto è totalmente decentralizzata. In altre parole invece di essere controllata da un unico amministratore (sistema centralizzato), ci sono molte copie identiche di un database blockchain conservate su più computer (chiamati nodi) distribuiti su una rete.

Tutte le criptovalute si avvalgono appunto di questa tecnologia che permette loro di essere una realtà decentralizzata. Ma la finanza non è l’unico campo di gioco, l’uso della blockchain per proteggere l’ambiente e conservare la biodiversità è stato applicato in diversi contesti da molti esperti.

Blockchain e crisi climatica: le innovazioni e gli usi pratici

Essenzialmente la blockchain è una tecnologia di gestione delle informazioni che utilizza un’architettura di elaborazione distribuita per migliorare la validazione delle transazioni di dati da eventuali modifiche, hack e danneggiamenti non autorizzati.

Nel caso delle criptovalute questa innovazione consente una decentralizzazione del capitale e nello stesso tempo l’eliminazione di intermediari e uno scambio diretto. Stiamo parlando di uno strumento per garantire “situazioni di fiducia” in cui la sicurezza, la privacy e l’accuratezza dei dati devono essere preservate.

Uscendo dall’area economico-finanziaria, solo per citarne alcuni, la blockchain è stata utilizzata soprattutto per questioni politico-sociali come per i sistemi di voto alle elezioni oppure in ambito sanitario per la gestione delle cartelle cliniche.

Questi esempi sono indirettamente correlati alla sfera sociale perchè hanno un’elevata rilevanza in molti contesti socio-economici, dove sfortunatamente i problemi di fiducia e corruzione possono facilmente causare gravi danni ambientali.

Blockchain e crisi climatica: le innovazioni eco-sostenibili

Per questa ragione anche il settore ambientale si è mosso verso l’uso della tecnologia blockchain per conservare gli ecosistemi limitando al massimo azioni non sostenibili, sia relazionate al mercato legale che illegale. Uno degli esempi è il piano adottato dal World Wildlife Fund (WWF) e la tutela delle aree marine.

Nello specifico il WWF sta lavorando con lo sviluppatore di sistemi blockchain ConsenSys e Sea Quest per testare e implementare uno strumento di tracciabilità blockchain per l’industria del tonno del Pacifico. Con una scansione del codice QR di una confezione del tonno, il consumatore potrà vedere l’intera storia del tonno dalla sua pesca al negozio di vendita.

Un altro esempio è il lavoro degli esperti nella protezione della fauna selvatica in Africa. Secondo lo studio di Daniel Oberhauser della Oxford University School of Geography and the Environment, i vantaggi della blockchain sono evidenti in tre aree: efficacia del monitoraggio ambientale, efficienza e costi di transazione, equità e distribuzione dei benefici.

Blockchain e crisi climatica: riduzione degli effetti del cambiamento climatico

La tecnologia blockchain può essere direttamente applicata a contesti specifici come nel caso della fauna in Africa ma anche ad una catena più grande come i prodotti alimentari che al giorno d’oggi sono il risultato di decide e decine di step ancora non controllati e certificati al 100%.

Salendo ancora di più nella nostra scala, possiamo pensare alla tecnologia blockchain come un punto di partenza per ridurre gli effetti del cambiamento climatico grazie a tre aspetti di base che ci offre questa innovazione che sono stati riassunti da Shweta Sanjeev:

1) Un gestore di contratti intelligente basato su blockchain, account di acquirente (sponsor) e venditore (fornitore) di hosting

2) Un algoritmo di classificazione della copertura del suolo su Google Earth (per verificare le alterazioni dell’habitat o di un ecosistema)

3) Un collegamento al servizio Web che collega i componenti di cui sopra con le interfacce client (sponsor e fornitori di protezione della fauna selvatica)

Nella pratica la tecnologia blockchain può essere di estrema rilevanza nell’ambito della conservazione ambientale e la sua applicazione può essere utilizzata per attività socioeconomiche, compresa la pianificazione della conservazione e l’attuazione efficiente del programma di protezione della fauna selvatica.

Blockchain e crisi climatica: ridurre la corruzione e conservare l’ambiente

Gli effetti più devastanti del cambiamento climatico sono evidenti laddove il potere è corrotto. Lo smart contract potrebbe essere una prima soluzione per rende il sistema altamente resistente alla corruzione dal momento che questo strumento gestisce i pagamenti dei compensi da più fonti a più destinatari finali, senza intermediari e rispettando le regole di compenso programmate nel contratto.

Le commissioni finiscono nei portafogli digitali dei destinatari senza le complessità che confondono e diluiscono gli schemi legacy, come le conversioni di valuta, e le deviazioni non autorizzate di terze parti. Inoltre le criptovalute in questa finanza aiuterebbero a spostare la questione della fiducia dalle istituzioni “umane” verso un dominio più tecnico e algoritmico essendo teoricamente immuni dalle manipolazioni dell’offerta di moneta delle istituzioni nazionali.

Il motore di Google Earth invece tenendo traccia dello stato del terreno e della vegetazione, potrebbe verificare costantemente il mantenimento o l’alterazione di un ecosistema per la convalida automatica delle prestazioni e l’approvazione dei pagamenti di compensazione.

In questo contesto anche la verifica delle prestazioni contrattuali e un’efficiente distribuzione dei compensi possono aumentare notevolmente l’efficacia delle iniziative di conservazione ambientale, massimizzando così il ritorno sociale sull’investimento.

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