L’agitazione attorno all’estensione dell’utilizzo del Green Pass ha riportato la certificazione verde al centro del dibattito politico. Le manifestazioni dello scorso fine settimana e i disordini causati dall’estrema destra, parte integrante del movimento di protesta, hanno esacerbato lo scontro dividendo ulteriormente il panorama politico tra chi è a favore e chi contro i vaccini. 

Pochi sono gli sforzi per tentare di spiegare le posizioni sul Green Pass in maniera ragionevole, e quali effettivamente siano le meccaniche che stanno dietro alla decisione di estenderlo per tutti i lavoratori.

I nodi della questione però stanno venendo al pettine, e da venerdì molte imprese dovranno fare i conti con i controlli, i tamponi e le assenze causate dal nuovo decreto del Presidente del Consiglio. Mentre le varie parti politiche propongo soluzioni più o meno praticabili, il governo prepara strumenti per la verifica che velocizzino il procedimento. 

Il Green Pass è qui per rimanere, almeno fino al 31 di dicembre, quando a determinate condizioni la certificazione potrebbe sparire. 

Abolizione del Green Pass, chi la vuole da subito

Comprendere chi ci sia dietro alle manifestazioni contro il Green Pass non è facile, anche se alcuni esponenti di questo variegato movimento non hanno fatto molto per nascondere la propria identità o vere intenzioni. È il caso di Forza Nuova, movimento neofascista che è più di un’infiltrazione all’interno dei No Green Pass. 

Fin dalla prima ora i neofascisti fanno parte di chi manifesta contro il governo e contro tutte le varie misure prese a protezione della salute dei cittadini. Non perché dietro ci sia un grande ideale, ma per opportunismo. Nella galassia No-qualsiasi cosa, Forza Nuova vede un modo per aumentare il proprio consenso, e nelle manifestazioni, come visto domenica, una scusa per attaccare con violenza fisica i propri oppositori politici. 

Durante le manifestazioni di domenica si è fatto notare anche il movimento #IoApro. Nato durante il lockdown per manifestare contro le chiusure imposte dal governo Conte, il movimento manifesta ora contro lo stesso strumento che ha permesso loro di riaprire, il Green Pass. 

Per il resto la partecipazione a queste manifestazioni è estremamente variegata, dai complottasti più radicali a persone genuinamente spaventate dalla piega che gli eventi hanno preso negli ultimi due anni. Impossibile elencare tutte le opinioni espresse durante il fine settimana in piazza, ma se si dovesse dare speranza a queste persone, quando sarebbe possibile abolire il Green Pass? E come?

Abolizione del Green Pass dal 2022, è possibile?

Su questo punto è tornato nei giorni scorsi Andrea Costa. L’esponente di Noi con L’Italia, sottosegretario alla Salute, ha sottolineato come la certificazione potrebbe non servire più a partire dal 1 gennaio 2022. 

«Abbiamo davanti un ragionevole tempo per valutare quello che sarà il quadro, augurandosi che da qui a pochi mesi il Green pass magari non serva più perché siamo usciti dalla pandemia. Abbiamo sufficiente tempo davanti che ci consentirà di affrontarlo ed eventualmente trovare soluzioni».

Il Green Pass è solo uno strumento. Il suo fine è quello di garantire il ritorno ad una vita il più possibile normale a chi non rappresenta un pericolo per la salute pubblica. La certificazione infondo garantisce soltanto quello: non è la certezza di non avere il Coronavirus, o di non poter contagiare nessuno, bensì la garanzia che, anche se così fosse, le conseguenze non sarebbero così gravi. 

La ragione per cui esiste è quindi proteggere la parte di popolazione che rimane esposta al virus, ed impedire che gli ospedali si saturino e vadano in tilt come successo durante la prima ondata nel 2020. 

C’è quindi un modo per garantire che dal primo gennaio dell’anno prossimo nessuno chieda più il Green Pass? Sì, ed è che almeno il 90%  della popolazione adulta si vaccini. Paradossalmente i veri No Green Pass sono i vaccinati, perché sono gli unici che hanno effettivamente fatto tutto quello che potevano per andare verso l’abolizione della certificazione. 

Abolizione del Green Pass, il vaccino è sicuro?

“Vaccinatevi e basta”, come alcuni stanno scrivendo sui social negli ultimi giorni, non è però sufficiente a convincere i molti scettici o impauriti dalla somministrazione del vaccino. Infondo fin dalla prima ora si sono rincorse notizie di decine, se non centinaia di persone, anche giovanissime, tragicamente morte in seguito all’avvenuta immunizzazione. 

Fortunatamente proprio sui giornali di oggi sono riportati i numeri di una ricerca dell’Agenzia Italiana del Farmaco, ente indipendente cui molti hanno fatto appello quando si trattava di sottolineare la sicurezza ancora incerta dei vaccini. Questi numeri sono più che rassicuranti, e dimostrano non solo l’eccezionale efficacia, ma anche l’altissimo livello di sicurezza dei vaccini somministrati in Italia. 

Prima di parlare delle morti guardiamo i dati relativi agli effetti indesiderati dell’immunizzazione. Su oltre 84 milioni di dosi somministrate dall’inizio della campagna vaccinale, le segnalazioni di effetti collaterali sono state circa 101.110, appena 120 ogni 100.000 dosi. Di queste l’85,4% non erano sintomi gravi, ma si limitavano a dolori al braccio, stanchezza e lieve febbre. 

Del restante 14,6% la quasi totalità, il 14,4%, faceva invece riferimento a effetti indesiderati gravi ma non letali. Anche in questi casi i problemi, sorti di solito dopo uno o due giorni dalla vaccinazione, si sono risolti da soli. 

Le morti conseguenti alla somministrazione del vaccino sono quindi lo 0,2% delle segnalazioni di eventi indesiderati, 16 casi in tutto, cioè un caso ogni 5 milioni di somministrazioni. Il Covid 19, la malattia che questo vaccino previene, uccide il 3% di chi contagia, una persona ogni 34 circa. Quindi non solo il vaccino è sicuro, ma è centinaia di migliaia di volte meno rischioso della malattia in sé. 

Anche l’idea che a morire siano soprattutto giovani o giovanissimi viene smentita da questo rapporto. I dati sull’età dei decessi post vaccino confermano che tra i 16 defunti praticamente tutti erano anziani, con patologie pregresse molto importanti e organismi già compromessi. L’età media si aggira attorno ai 76 anni. 

Abolizione del Green Pass, il referendum non serve a nulla

Ma secondo alcuni esiste un’altra via per liberarsi del Green Pass, che non sia vaccinarsi o falsificare la certificazione. Nelle ultime settimane si sta parlando sempre più spesso di un referendum atto a rimuovere i decreti che fungono da impalcatura per il funzionamento della certificazione. 

Questo referendum, promosso da varie figure “di spicco” del movimento No Green Pass, tra cui il più conosciuto è sicuramente Carlo Freccero, punta a raccogliere le firme entro la fine di ottobre, sfruttando la proroga concessa dal governo, in modo che la consultazione possa tenersi entro il 2022, e non nel 2024. 

I problemi dei quesiti presenti sono molti, a partire dal fatto che le ragioni del sì a questo referendum sono a dir poco scarse. Vaghi richiami alla costituzione, equiparazione della scelta di non vaccinarsi ad una scelta politica, ragioni poco convincenti e richiami a famigerate teorie del complotto che non fanno fare certo bella figura a chi si associa a questa raccolta firme. 

Inoltre, come è intuibile, c’è una buona probabilità che anche se tutto andasse come previsto e la consultazione si tenesse il prima possibile, il referendum non servirebbe a nulla. Se la campagna vaccinale dovesse raggiungere i suoi obbiettivi, il Green Pass andrebbe in soffitta già a partire da gennaio del 2022. 

I referendum si terranno al più presto nella tarda primavera dello stesso anno. Quindi c’è il rischio più che concreto che, anche se i quesiti fossero accolti, non ci sarebbe più nulla da abolire. Per questa ragione vaccinarsi rimane una scelta molto più conveniente che non sperare nell’abolizione del Green Pass tramite voto popolare. 

Abolizione del Green Pass, dai tamponi alle soluzioni tecnologiche

Chi rifiuta di vaccinarsi e quindi di ottenere il Green Pass nella maniera più semplice, facendo al contempo un passo per abolirlo, crea una serie di problemi che ricadranno, a partire da venerdì 15 ottobre, sulle aziende. 

C’è il rischio che alcune imprese si vedano costrette a privarsi di molti dipendenti, che non vogliono né fare i tamponi né immunizzarsi. Uno dei disincentivi ai tamponi è il loro costo, che a 15 euro l’uno rischia di pesare per quasi 200 euro al mese sui lavoratori non vaccinati. 

Da qui la proposta di Beppe Grillo, fondatore del Movimento 5 Stelle, di fornire tamponi gratis a tutti i lavoratori che lo richiedessero. Proposta appoggiata da Fratelli d’Italia e Lega, ma paradossalmente avversata proprio dai 5 Stelle. Come sottolineano oggi alcune testate infatti, i tamponi non sono mai davvero “gratuiti”. A pagarli è lo stato, con i soldi dei contribuenti. 

Fornire tamponi gratuiti a tutti i lavoratori non vaccinati non solo rappresenta una sconfitta per la politica vaccinale del governo, ma costerebbe alle casse dello stato 1 miliardo di euro. È proprio un esponente del MoVimento, Carlo Sibilia, a sottolineare come anche se cifre del genere fossero disponibili, sarebbe il caso di spenderle in altri progetti. 

Problema che invece non dipende da chi non si vaccina è quello del controllo dei Green Pass. Già emerso e spentosi rapidamente con il ritorno a scuola, ora il timore che controllare le certificazioni possa provocare code e ritardi si trasferisce sul posto di lavoro. 

Il governo sta però lavorando ad una soluzione simile a quella che ha permesso agli istituti scolastici di sveltire i controlli. Un software collegato al database dello stato, in cui il datore di lavoro può inserire il codice fiscale dei dipendenti e sapere automaticamente chi è in possesso di Green Pass e chi no, senza però che si possa capire quale sia la fonte della certificazione, se vaccino, guarigione o tampone.