La notizia è di quelle che fanno tremare i polsi: l’Italia è il paese dove ci sono il maggior numero di autovelox in Europa. Il numero supera addirittura gli ottomila autovelox distribuiti su tutto il bel paese, in modo equo tra autostrade, e strade più o meno trafficate. Secondo lo studio diffuso dal sul sito Zutobi l’Italia non solo si attesta al primo posto ma ha un numero di autovelox superiori di oltre il doppio rispetto a quelli delle nazioni che la seguono in classifica.

Quest’anno quindi andare in vacanza o concedersi qualche meritata gita fuori porta ci esporrà più che mai al rischio di incappare in un controllo o un autovelox con conseguente multa salata. Il modo più semplice e sicuro per evitare il pericolo è quello di rispettare i limiti di velocità, essere prudenti nella guida e tenere gli occhi ben aperti per avvistare in anticipo le segnalazioni. Se però non tutto va nel migliore dei modi vediamo quali sono le possibilità per contestare o fare ricorso contro una multa presa con l’autovelox.

L’autovelox deve sempre essere segnalato

Partiamo col dire che un autovelox non può essere posizionato a casaccio, ma deve avere delle caratteristiche che non lo rendano un pericolo per gli automobilisti. Il nostro codice della strada ha come idea di parenza quella di preservare la sicurezza degli automobilisti, non quella di fare cassa attraverso l’erogazione delle multe. 

Il principio dovrebbe essere quello di fare da deterrente, non da sanzione. Nel corso degli anni, molte amministrazioni locali hanno ignorato questa differenza e si sono ingegnate a mettere in campo autovelox in posti poco visibili o addirittura nascosti dietro edifici o in mezzo ai cespugli, facendo delle vere e proprie imboscate agli automobilisti. Alcuni in effetti stavano commettendo un’infrazione, ma il nostro ordinamento chiede che ci sia certezza nel modo di accertare le violazioni.

Discende da questo che gli autovelox devono essere segnalati e con largo anticipo. È evidente che per la circolazione sono molto più pericolose una serie di auto che frenano all’improvviso perché vedono una pattuglia all'ultimo, piuttosto che una colonna ordinata che rallenta in modo graduale alla vista di un cartello. 

Le regole del codice della strada sono in linea di massima che

un autovelox debba essere segnalato con cartelli o segnalazioni luminose evidenti. La scelta del tipo di cartello è lasciata a chi gestisce l’autovelox. Possibile che si tratti di cartello fisso, o mobile, a contenuto fisso o variabile. Nella scelta si dovrà tenere conto dell’illuminazione e delle condizioni di visibilità dovute a eventi metereologici.

Regole ci sono anche per quanto riguarda il posizionamento dei cartelli. Devono infatti essere a un’adeguata distanza dell’autovelox, così da avvertire per tempo l’automobilista. Pur non essendoci nella legge dei limiti, in genere la regola è che in autostrada i cartelli si devono trovare almeno a 400 metri prima dell’autovelox, 250 metri per le strade extraurbane, 150 per quelle extraurbane secondarie e 80 per quelle urbane.

Visibilità, poi per lo stesso autovelox che nel caso sia fisso deve sempre presentare in modo visibile il logo dell’autorità che lo ha installato. Nel caso invece sia di quelli mobili, maneggiato da un operatore deve sempre essere in mano a una persona con la divisa, e in genere deve trovarsi lì vicino anche l’auto di pattuglia con i contrassegnai regolari.

Corte di Cassazione e segnalazioni autovelox

La Corte di Cassazione è intervenuta più volte sul tema degli autovelox, visto che sono molti i casi in cui gli automobilisti hanno ritenuto di non essere stati trattati equamente. In particolare con la sentenza numero 20327 del 31 luglio 2018 la corte si è occupata di posizionamento dell’autovelox. In questo caso la corte sottolinea che il Decreto Ministeriale 15 agosto 2007 all’articolo 2 afferma che dell’installazione di autovelox deve essere data preventiva segnalazione agli automobilisti, ma senza fare un elenco delle distanze minime.

L’obbligo è solo quello di posizionare la segnalazione a una distanza adeguata così da garantirne il tempestivo avvistamento da parte degli automobilisti. In sostanza ogni caso va valutato a sé. E, prima chi installa un autovelox, e in seguito il giudice, se chiamato in causa, dovranno valutare l’effettiva efficacia della segnalazione. Non è invece richiesto che la segnalazione debba essere ripetuta più volte.

Attenzione agli autovelox dinamici

Non esiste l’obbligo di segnalare invece i cosiddetti autovelox dinamici. Secondo il parere numero 2071 del maggio 2015 espresso dal Ministero dei Trasporti

non vi è l’obbligo di segnalare i dispositivi di rilevamento della velocità installati a bordo di veicoli per la misura della velocità in maniera dinamica, ovvero a inseguimento.

Il parere prosegue specificando che per autovelox dinamico si intendono tutti i casi in cui lo stesso si trovi a bordo di un’autopattuglia in movimento. Tra questi rientrano i casi di inseguimento, ma anche quello di autopattuglia a fianco del cosiddetto bersaglio o anche che si trovi sul senso opposto di marcia. Tutto questo dovrà comunque essere fatto nel rispetto delle normative sulla privacy, a tutela del principio che oltre al controllo della velocità non siano registrate altre informazioni sensibili.

Gli autovelox devono essere periodicamente controllati

Gli autovelox non solo devono essere adeguatamente segnalati, ma devono anche essere omologati secondo le regole stabilite dal Ministero dei Trasporti. Devono inoltre essere periodicamente verificati, controllati e ritarati nel caso non siano precisi.

A questo proposito si è pronunciata anche la Corte Costituzionale con la decisione numero 113 del 18 giugno 2015 che ha dichiarato contrario alla Costituzione l’articolo 45 comma 6 del codice della strada nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura.

La Corte suprema in questo caso ha rilevato una mancanza della legge chiedendo che venisse integrata. Questo principio è stato interpretato dalla Corte di Cassazione in senso ampio stabilendo che

l’obbligo della taratura e della revisione periodica dell’autovelox deve essere dimostrata.

Questa prova può essere chiesta da ogni cittadino in caso sia stato destinatario di una multa emessa a seguito di accertamento con un autovelox, che non lo convince. Secondo la Corte l’unica prova ammissibile è il certificato di avvenuta revisione emesso dall’azienda specializzata che abbia fatto il controllo. Nessun’altra prova anche pratica che voglia dimostrare il corretto funzionamento dell’autovelox è valida.

Quando una multa dell’autovelox è nulla

Una multa rilasciata con autovelox o con altro mezzo deve avere delle caratteristiche formali senza le quali è nulla. Innanzitutto deve essere indicata la data della contestazione, l’ora e il luogo in cui è stata rilevata l’infrazione. Inoltre la targa esatta del veicolo e naturalmente la norma del codice della strada che è stata violata e l’indicazione di chi l’abbia emessa.

Posso fare ricorso contro una multa dell’autovelox già pagata?

In linea di massima non è possibile. Il principio del nostro ordinamento è che se un soggetto paga una multa, presa anche con l’autovelox, di fatto ammette la propria responsabilità. Inoltre il nostro ordinamento per chi paghi una multa entro i cinque giorni successivi a quello in cui è stata emessa ha diritto ad avere uno sconto del 30% sulla sanzione totale.

Nel caso però ci si accorga in seguito che la multa presenti delle evidenti nullità o incongruenze è comunque possibile ricorrere all’autotutela, questo strumento ci permette di chiedere allo stesso organo che ha emesso la multa di cancellarla. Stesso tipo di ricorso può essere tentato anche prima di pagare la multa, salvo in questo caso, se viene negato rimanere aperte le strada del ricorso davanti al Giudice di Pace o al Prefetto.

Come presentare ricorso contro la multa dell’autovelox al Giudice di Pace

Il ricorso contro una multa presa con l’autovelox può essere fatto davanti al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla data della consegna della multa. Nel caso la multa sia stata consegnata a mano dall’agente che presidia l’autovelox i 30 giorni iniziano a decorrere dal giorno successivo a quello della contestazione. Nel caso la multa sai stata spedita per posta i termini decorrono da quello successivo al ricevimento della multa a casa.

Davanti al Giudice di Pace è possibile presentare un ricorso contro una multa da autovelox sia in autonomia, che con l’assistenza di un legale. Questa scelta deve essere valutata tenendo conto sia dei costi aggiuntivi di un legale, che si sommano alle spese di cancelleria, sia delle proprie capacità di far valere le proprie ragioni.

Il Giudice di Pace potrà annullare la multa, oppure confermarla. In questo caso rimane ancora la possibilità di fare ricorso davanti al Tribunale, valutando però i costi aggiuntivi che aumentano tenendo conto che in quel caso l’assistenza di un legale è richiesta.

Come presentare un ricorso contro multa autovelox davanti al Prefetto

Questo tipo di ricorso va presentato entro 60 dal momento del ricevimento della multa emessa con autovelox. Questo tipo di ricorso è gratuito e di fatto molto più semplice, perché non viene fatta un’udienza in presenza, e può essere inoltrato via Posta Elettronica Certificata o con una raccomandata con ricevuta di ritorno, oppure può essere consegnato a mano. Potrà essere presentato direttamente dall’interessato, o se preferisce con l’assistenza di un legale. Il ricorso può essere anche depositato presso l’ente che ha accertato la violazione, che provvederà a inoltrarlo al Prefetto. 

Il Prefetto si limita a fare una verifica della regolarità della multa. Entro 210 giorni dalla data di spedizione il Prefetto dovrà dare una risposta. Nel caso non ci sia alcuna risposta entro il termine fissato per legge, si applica il principio del silenzio assenso, il ricorso si considera come accolto e la multa non andrà pagata. In caso di non accoglimento del ricorso la multa dovrà essere pagata e con una sanzione che la porterà a una somma doppia di quella iniziale. In quest’ultima ipotesi è però ancora possibile entro 30 giorni rivolgersi al Giudice di Pace.