È partita la corsa alla presentazione delle domande per ricevere l’assegno unico. Un sostegno che il governo ha deciso di estendere a tutte le famiglie, riducendo il numero di bonus disponibili fino allo scorso anno e in alcuni casi semplificando la vita dei richiedenti.

Uno degli argomenti spinosi collegati a questo sussidio è stato quello dell’estensione dell’assegno anche a favore degli stranieri. Si tratta di un tema piuttosto dibattuto che in passato ha fatto finire l’Italia di fronte alla Corte per i Diritti dell’Uomo e che di recente è stato trattato anche dalla Corte Costituzionale.

Il risultato è stato l’estensione del diritto anche agli stranieri che non abbino un permesso di soggiorno di lunga durata. La regola era giù stata accolta nel decreto legislativo che ha regolamentato l’assegno e allora la suprema corte ha parlato per nulla?

In effetti nulla cambia per le domande nuove, però sono aperti i ricorsi e le richieste di esame per tutte le domande correlate ad assegni a sostegno della famiglia, che erano state rigettate sulla base delle normative precedenti e per le quali non siano ancora scaduti i termini per la contestazione. Chi si trovasse in queste condizioni potrà chiedere ed ottenere gli arretrati.

Cosa è l’assegno unico

Con assegno unico intendiamo un versamento fatto ogni mese su un conto corrente o su una carta dotata di IBAN fatta dall’INPS alle famiglie che abbiano dei figli. Sostituisce tutti i precedenti bonus e le detrazioni previste a sostegno delle famiglie e prevede che ogni anno sia presentata una domanda.

Il diritto è in capo a tutte le famiglie indipendentemente dal reddito, ma avrà un’entità variabile a seconda dell’ISEE, quindi della situazione economica finanziaria di tutto il nucleo familiare rapportato al numero delle persone che beneficiano di quel reddito.

Cosa dice la corte europea sull’assegno unico

La questione era stata per la prima volta esaminata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che aveva ricevuto da un tribunale italiano la richiesta a pronunciarsi sulla compatibilità del sistema italiano con la sentenza del 2 settembre 2021.

La corte ha in quell’occasione dichiarato la normativa italiana incompatibile con le regole europee e quindi non applicabile e da sottoporre a modifica.

Le incompatibilità sono state ravvisate con l’articolo 34 della Carta dei diritti dell'uomo e con l’articolo 12 della direttiva numero 2011 del 1998. Nel primo si fa riferimento al diritto a ricevere prestazioni di sicurezza sociale, che è in capo a tutti.

Il secondo articolo, invece precisa che gli stati membri devono garantire una parità di trattamento tra i cittadini dell’Unione Europea e quelli provenienti da paesi terzi.

La questione non riguardava in effetti l’assegno unico, che non era ancora stato delineato, ma gli assegni previsti a sostegno della maternità.

L’interpretazione della sentenza però deve essere estensiva e avere riferimento anche ai sussidi assimilabili. In effetti il legislatore ha tenuto conto di queste indicazioni prevedendo una disciplina estesa anche agli stranieri.

La corte costituzionale conferma l’assegno unico anche senza permesso di soggiorno di lunga durata

La questione dell’assegno unico anche per gli extracomunitari senza un permesso di soggiorno di lunga durata  è stata presentata davanti ai giudici ancora prima che entrasse in vigore. La questione è stata in effetti posta a proposito del bonus bebè e dell’assegno di maternità. 

La risposta è arrivata con la sentenza dell’11 gennaio 2022. Come si legge nella nota diffusa dalla corte

è stata dichiarata contraria alla Costituzione italiana la normativa relativa agli assegni per i figli nella parte in cui esclude che sia estesa anche ai cittadini con cittadinanza di paesi esterni all’Unione Europea, presenti sul nostro territorio per motivi di lavoro.

Inoltre nella parte in cui i benefici non sono estesi anche a chi sia stato ammesso a risiedere in Italia per ragioni diverse, ma che comunque abbiano un permesso di soggiorno superiore ai sei mesi e che abbiano la facoltà di lavorare.

Le norme relative a quei due bonus prevedevano che condizione per richiederli fosse quello di avere un permesso di soggiorno per l’Unione Europea di lunga durata. La norma quindi lasciava fuori tutte le persone che pur lavorando in Italia avessero permessi di soggiorno di breve durata. 

La corte ha in particolare ritenuto che la normativa preesistente fosse contraria agli articoli 3 e 31 della Costituzione e con l’articolo 34 della carta dei diritti europea.

Si tratta delle norme che impongono allo stato di rimuovere gli ostacoli all’uguaglianza di tutti i cittadini. Nel caso dell’articolo 31, poi si pone l’accento sulla tutela della famiglia nel suo complesso e in particolare della maternità, dell’infanzia e dell’adolescenza, senza in questo caso fare riferimento ai cittadini, ma parlando in modo generico di famiglia.

Requisiti che devono avere gli stranieri per ricevere l’assegno unico

Come leggiamo sulla pagina INPS dedicata

l’assegno unico spetta a tutti i nuclei familiari dove ci siano dei figli. L’assegno è garantito dal settimo mese di gravidanza e fino al compimento del ventunesimo anno di età del figlio. 

Mentre non vi sono limitazioni per minorenni, i maggiorenni devono frequentare un corso professionale o universitario in modo regolare, oppure essere impegnati in un tirocinio.

Concesso anche a chi lavori, ma abbia un reddito che non superi gli 8.000 euro annui. In alternativa possono essere occupati con il servizio civile universale, o essere iscritti a un centro per l’impiego come disoccupati in cerca di occupazione.

L’articolo 2 della legge numero 46 del primo aprile 2021

stabilisce che i richiedenti devono essere cittadini italiani, o di uno stato membro dell’unione europea o di un suo familiare, oppure titolare di diritto di soggiorno o di diritto di soggiorno permanete. Ancora possono essere cittadini extra UE con un permesso di soggiorno di lunga durata o con permesso per motivi di lavoro o di ricerca di almeno sei mesi. 

Inoltre chi abbia risieduto in Italia per un periodo di almeno due anni, anche se non continuativi oppure se abbia un contratto di lavoro sia a tempo determinato che indeterminato della durata minima di sei mesi.

A una di queste condizioni deve essere sempre abbinata anche quella di essere domiciliati in Italia, cioè di abitare effettivamente in uno qualsiasi dei comuni italiani.

Altre condizioni sono quelle di pagare le tasse relative al reddito in Italia, quindi ne sono esclusi quelli che devono assolvere questo tipo di obbligo in una nazione diversa, anche europea.

Come gli stranieri possono fare domanda per ricevere l’assegno unico

Come previsto dall’articolo 6 del Decreto Legislativo numero 230 del 2021 la domanda dovrà essere ripresentata ogni anno a decorrere dal primo gennaio ed avrà valore per il tempo compreso tra il mese di marzo e quello di febbraio dell’anno successivo.

Il titolare della domanda è uno dei genitori oppure chi esercita la potestà genitoriale: che si tratti di affidatario, tutore, o curatore. I maggiorenni possono fare la richiesta in autonomia, se ricorrono le altre condizioni.

Di qualsiasi caso si tratti, la richiesta deve essere fatta esclusivamente con modalità telematiche. Per farlo basta accedere sul sito dell’INPS alla sezione assegno unico identificandosi con la propria identità digitale.

Le alternative possibili sono quelle di utilizzare il proprio SPID personale che abbia un livello di sicurezza pari almeno a 2. Possibile usare la propria Carta di Identità Elettronica o la Carta Nazionale dei Servizi. In ogni caso deve trattarsi della identità digitale del richiedente, perché a meno che sia stata data a qualcuno una delega non si possono fare operazioni a nome di altri.

Altra opzione è quella di chiamare il contact center dell’ente di previdenza, che risponde al numero verde 803.164 ed è gratuito per le chiamate da rete fissa. Oppure al numero 06 164.164 per le chiamate fatte da rete mobile con costi variabili a secondo del contratto con il proprio operatore.

Ultima possibilità è quella offerta dai patronati che mettono a disposizione in modo gratuito il servizio telematico per la trasmissione della domanda. L’utente dovrà poi informarsi sugli eventuali costi o condizioni per ricevere anche un’assistenza o una consulenza più completa.

L’ISEE deve essere presentato anche dagli stranieri che chiedono l’assegno unico?

In realtà la presentazione dell’ISEE costituisce una facoltà e non un obbligo. Il messaggio numero 4748 del 31 dicembre 2021 dell’INPS conferma che l’ISEE ha la funzione di determinare l’entità dell’assegno che viene erogato al richiedente.

Non allegarlo non costituisce ragione per il rigetto della domanda. Presentarne uno sbagliato o falsificato invece porta oltre alla perdita del diritto anche al pagamento di sanzioni.

Va tenuto conto che chi non presenti l’ISEE, oppure ne presenti uno di valore superiore ai 40.000 euro ha comunque diritto all’assegno, ma nella misura minima che ammonta a 50 euro per i figli minorenni e a 25 per i maggiorenni. In caso di dubbi è sempre possibile aspettare e non allegare alla domanda dati che potrebbero non essere corretti.

Possibile procedere in seguito a una integrazione, tenendo conto che se le domande sono state completate entro il 30 giugno si avrà diritto al conguaglio anche per le mensilità arretrate, a partire dal mese di marzo. Per quelle pervenute dal primo luglio la modifica dell’assegno varrà solo dalla data di presentazione dell’ISEE.

Si ricorda infine che anche per gli stranieri che percepiscono il reddito di cittadinanza valgono le stesse regole previste per gli italiani. Come stabilito dall’articolo 7 del Decreto Legislativo numero 230 del 2021 reddito di cittadinanza e assegno unico sono cumulabili e chi ha diritto al primo riceve in modo automatico anche il secondo. 

In questo caso non deve essere presentata alcuna domanda e i calcoli dovranno essere fatti dall’INPS sottraendo all’assegno totale del Rdc la quota che teoricamente spetta per i figli e aggiungendo l’assegno unico spettante.