Da mesi è ormai entrato a far parte della vita di tutti, l'autocertificazione prima, green pass poi, è diventato un elemento imprescindibile per poter riuscire a tornare alla normalità, in Italia come all’estero.

Il patentino, digitale o cartaceo, da mostrare per cenare nei ristoranti, muoversi per lunghi viaggi in treno, o andare al cinema o al lavoro, è diventato oggetto di discussioni accese da parte di alcuni. 

Tuttavia della maggior parte degli italiani è stato accolto con una certa tranquillità. E, soprattutto, con la consapevolezza che si tratti di un passaggio necessario per riuscire a uscire dall’attuale situazione di crisi causata dal Covid-19.

Trattandosi però di una situazione particolare e senza precedenti negli ultimi cento anni, non c’è da stupirsi come le modifiche ai decreti riguardanti il green pass e l’abolizione di questo si susseguano in maniera pressante.

Aggiornare le leggi che ne parlano è una strategia necessaria per riuscire a rimanere al passo sia con l’evoluzione del virus, sia con le abitudini delle persone. In modo anche da non farsi trovare impreparati e non dover nuovamente vivere situazioni di lockdown.

Autocertificazione e green pass: differenze e come richiederlo

Chiariamo un punto fondamentale: l’autocertificazione non è da confondersi con il green pass. La prima infatti è il documento da dover mostrare, se richiesto, per gli spostamenti tra regioni gialle, o province di colore arancione, in caso di necessità.

È stato utilizzato spesso durante il 2020, nel periodo in cui l’Italia si è trovata divisa in regioni di diversi colori.

Il secondo invece è anche conosciuto come certificazione verde ed è necessario per poter accedere a diversi luoghi al chiuso, dai locali agli uffici. Questo documento, al contrario dell’autocertificazione, viene sempre richiesto e utilizzato, indipendentemente dal colore della regione.

Non è possibile fare un’autocertificazione per il green pass: questo può venire scaricato solo dopo aver fatto il vaccino. Il percorso è semplice, è necessario iscriversi online per prenotare lì la vaccinazione.

Si riceverà un messaggio di conferma con l’appuntamento e, 15 giorni dopo la prima dose si può fare il download direttamente dal sito governativo apposito.

Cosa c’è di nuovo nel decreto?

Dal 15 Ottobre 2021 è diventato obbligatorio per legge essere in possesso della certificazione verde per poter accedere al luogo di lavoro. Tuttavia questo ha portato a diversi problemi, sia per enti pubblici, sia privati, anche tenendo conto del fatto che esistono persone esentate, o che hanno scelto di non vaccinarsi.

Proprio per semplificare la vita di tutti e fare chiarezza su alcuni punti più nebulosi o poco chiari, è stato rilasciato un nuovo decreto in Senato.

Il Green Pass mantiene la sua validità fino alla giornata lavorativa. Questa è la prima precisazione.

Significa, in pratica, che anche se ci si dovesse trovare ad avere la certificazione verde in scadenza a metà dell’orario di lavoro, sarà comunque da considerarsi valida finché non si saranno svolte tutte le proprie mansioni.

Infatti il luogo di lavoro dovrebbe essere sicuro e senza persone infette da Covid-19. Significa, quindi, che non si sarà soggetti a multe e sanzioni, in questo caso particolare.

I dipendenti, inoltre, possono anche chiedere di consegnare al datore di lavoro una copia del proprio green pass, in modo da non doversi sottoporre al controllo ogni giorno.

Questa situazione, però, è ancora da chiarire per quel che riguarda la regolamentazione delle leggi sulla privacy.

Nel caso in cui ci si trovasse in una situazione di lavoro somministrato non sarà più necessario trovarsi di fronte a una situazione di controllo doppio della certificazione.

L’obbligo sarà a carico dell’utilizzatore ora. Questo significa che quei dipendenti che si trovano a lavorare per aziende terze per conto di realtà autorizzate, non dovranno più mostrare il green pass a entrambe.

Infine, il prezzo dei tamponi rimane calmierato a 15 euro per chiunque abbia la necessità di farlo per poter accedere al green pass. 

Dipendenti senza green pass? Sostituzioni più lunghe

L’ultima grande modifica riguarda proprio quest’ultimo punto. In precedenza per le aziende private con meno di quindici dipendenti quando un lavoratore sprovvisto di green pass si trovava a essere assente dal lavoro per più di cinque giorni, questo veniva considerato assente ingiustificato.

Con le ultime novità del governo Draghi invece le cose sono cambiate quel tanto che basta per semplificare la vita ad alcuni. Infatti in questo caso il lavoratore sarebbe stato sospeso e sostituito per un massimo di 10 giorni, rinnovabili solo per due volte.

Ora, invece, si avrebbe la possibilità di sostituire un dipendente per un massimo di 10 giorni lavorativi (quindi due settimane), che sarebbe possibile rinnovare per un numero maggiore di volte. Il dipendente sospeso mantiene sempre il diritto al proprio posto di lavoro, ma senza stipendio.

Questa situazione, ovviamente, è da considerarsi valida fino al 31 dicembre 2021, ovvero fino alla fine dello stato di emergenza. Una volta scaduta questa data, se lo stato di emergenza non venisse rinnovato, andrebbero a cadere tutte le norme riguardanti il green pass.

Autocertificazione e green pass con il tampone e malattia: per quanto ancora?

Una delle domande emerse di recente riguarda la validità del green pass con il tampone oltre alla durata dell’immunità di coloro che sono stati ammalati di Covid-19 e poi guariti.

Coloro che sono guariti dall'infezione, infatti, hanno un’immunità che dura meno rispetto ai vaccinati, tra i tre e i sei mesi. L’intenzione, al momento, sembra quella di ridurre quindi la durata della certificazione verde per chi si è trovato a guarire dal Covid, senza aver fatto ancora il vaccino.

Discorso simile anche per quel che riguarda la legittimità della certificazione ottenuta attraverso i tamponi. Che si tratti di quello con 72 ore di validità, o 48, il dubbio infatti è comunque lo stesso. La persona sottoposta al tampone, pur risultando negativa al Covid-19 nel momento in cui viene rilasciata la certificazione verde, non ha comunque nessuna protezione contro il virus.

Questo significa che potrebbe ammalarsi in qualsiasi momento e, soprattutto se asintomatico, contagiare le persone con cui viene in contatto senza rendersene. La possibilità che, in futuro, ci si trovi a non poter più utilizzare i tamponi per accedere al green pass, è quindi reale, proprio per evitare rischi ulteriori.

I dubbi sulla durata di protezione del vaccino

Come abbiamo detto, i provvedimenti si muovono di pari passo con ciò che si viene a scoprire riguardo il Covid-19. Lo stesso discorso vale anche quando si parla del vaccino e della sua durata.

Non avendo dati certi sulla protezione che può offrire nel corso del tempo si è vista anche cambiare la durata della validità del green pass, evento che potrebbe ripetersi, in particolare con l’arrivo della terza dose.

In media, comunque, per tutti i vaccini che sono stati approvati la protezione inizia a diminuire a partire dal sesto mese.

Se il rischio di ospedalizzazione e malattia grave rimane basso, pare che non si possa dire lo stesso della capacità di proteggere dalla diffusione della malattia. Una volta scaduti i primi sei mesi l’abilità di impedire i contagi cala anche fino ad arrivare anche a solo il 40%

Quindi la violenza e l’effetto delle prossime ondate dipenderà dalle quantità di persone vaccinate, ma anche, effettivamente, dalla capacità di durata del vaccino stesso.

Questo non significa che dopo sei mesi la protezione crolli a zero di colpo, ma si dovrebbe abbassare lentamente nel corso del tempo, diventando sempre più debole. Cosa che succede, per esempio e su più larga scala, con il vaccino antitetanico che andrebbe ripetuto ogni dieci anni proprio per la stessa ragione. 

Terza dose e addio green pass?

Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Padova, fa pressione sulla necessità dei richiami e della terza dose di vaccino, più che sulla vaccinazione di quelli che definisce “irriducibili”. Pensiero che ha condiviso anche in una recente intervista su La Stampa

I no-vax rimasti, dopo l’ultima ondata di prime dosi dovute all’obbligo del green pass sul luogo di lavoro, sono coloro che si potrebbero effettivamente definire irriducibili. La cosa più sensata sarebbe quindi spingere su coloro che si sono dimostrati disposti a vaccinarsi.

Da dicembre, o gennaio al più tardi, inizieranno a venire chiamati anche gli over 40 per la terza dose, andando poi ad abbassare l’età mano a mano che ci si avvicina allo scadere dei sei mesi dall’ultima dose.

Questo anche perché a seconda di quello diranno anche le ricerche future, la durata del green pass dopo la seconda vaccinazione potrebbe abbassarsi di nuovo a nove mesi, se non sei. 

Per quel che riguarda i no-vax rimasti, invece, la soluzione potrebbe essere quella di imporre per loro l’utilizzo di mascherine ffp2, in grado di proteggere tutti. Nel mentre, in altri Stati d’Europa e del mondo, le reazioni a questo fenomeno sono diverse.

Dall’Austria, che impone il lockdown solo per le persone sprovviste di vaccino, a Singapore dove quest’ultimi saranno costretti, nel caso in cui dovessero contrarre il Covid, a pagare le proprie spese mediche.

Quando si abolirà il green pass?

Attualmente l’obbligo è legato allo stato di emergenza, che si concluderà il 31 Dicembre di quest’anno. È difficile immaginare che non venga rinnovato e, per legge, potrà essere protratto al massimo fino a inizio 2022.

Come approfondito anche in questo articolo, è necessario arrivare almeno al 90% della popolazione vaccina per potersi dire al sicuro. Il problema evidente però è il rischio di abbassamento di protezione da parte del vaccino stesso con il passare del tempo. 

Si tratta, quindi, di un percorso lungo. Soprattutto per via delle difficoltà legate ai diversi mutamenti del virus e della situazione all’interno degli ospedali. È innegabile come le misure attuate nei mesi scorsi abbiano portato a una situazione migliore rispetto all’anno precedente.

Per quel che riguarda l’abolizione del green pass, però, si dovrà aspettare ancora del tempo prima di avere risposte chiare e date precise.