Si sta avvicinando il 15 ottobre: la data fatidica in cui tutti, anche per recarsi al lavoro, dovranno essere in possesso e dovranno mostrare a ogni richiesta il green pass. In questo clima di tensione, e per certi versi di incertezza si moltiplicano i ricorsi di tipo giurisdizionale e i tentativi di delegittimare questo strumento.

Il principale cavallo di battaglia è sempre quello della incostituzionalità di questo tipo di provvedimento. Tesi che peraltro fino ad ora non ha incontrato il favore dei vari giudici che già si sono espressi in merito. 

Altri invece stanno cercando di privare il certificato verde di contenuto, tentando di aggirare la legge e diffondendo la notizia che potrebbe essere sostituito in modo efficace e legale con l’uso di una autocertificazione. In sostanza invece di seguire le regole fissate del Governo si dovrebbe compilare semplicemente un modulo dove si dichiara di trovarsi nelle condizioni stabilite dalla legge per frequentare alcuni ambienti.

In realtà questa notizia non è null’altro che una bufala: non basta per sostenere queste ragioni parlare di illegittimità del green pass, che peraltro ha già ottenuto il via libera da più di una corte.

Non basta neppure tirare in ballo la certificazione di cui tutti ci si siamo dotati per circolare durante il lockdown. In quel caso si trattava di cosa diversa, e che comunque era prevista in modo espresso da un atto avente forza di legge.

Che cosa è l’autocertificazione

Con questo termine ci si riferisce all’atto con cui si dichiara qualcosa: un fatto o un evento che abbia rilevanza giuridica e che viene testimoniato dal diretto interessato.

Oggi con documenti di questo tipo è possibile sostituire  parte dei certificati che fino a pochi anni fa potevano essere rilasciati solo dall’ufficio pubblico che era stato nominato custode e garante di quelle informazioni.

È stato introdotto con la legge numero 445 del 2000 nella quale si è previsto che

alcuni fatti, poi elencati dalla legge possono essere dichiarati dall’interessato, e hanno lo stesso valore e gli stessi effetti degli atti che sostituiscono. Alle pubbliche amministrazioni è stato vietato di accettare i vecchi documenti.

Si è dovuti arrivare fino al 2020 per avere una norma analoga anche nel campo dei privati, fino a quale momento, infatti la legge concedeva la possibilità di usare l’autocertificazione solo a patto che entrambe le parti fossero d’accordo

Chi può fare un’autocertificazione

Sono autorizzati a compilare e usare un’autocertificazione, sia nel caso di dati richiesti dal pubblico che dal privato tutti i cittadini italiani. Inoltre i cittadini di una delle nazioni facenti parte dell’Unione Europea. Infine i cittadini provenienti da un paese extracomunitario che abbiano un regolare permesso di soggiorno.

Mentre nei primi due casi i limiti dell’utilizzo di questo mezzo sono solo quelli generali dati dalla legge. Nel terzo caso i dati che possono essere dimostrati in questo modo sono solo quelli che sarebbero attestabili da un’amministrazione italiana.

Non i dati custoditi in archivi o uffici dei paesi di provenienza di questi soggetti. La ragione è dettata dalle difficoltà che ci sarebbero nell’effettuare i controlli. 

Che cosa si può mettere in una autocertificazione

Il contenuto dell’autocertificazione è spiegato all’articolo 46 del Decreto Legge 445 del 2000. Ci dice che

possono essere dichiarati utilizzando solo una dichiarazione scritta e firmata: la data e il luogo di nascita, la residenza, il godimento di diritti civili e politici, lo stato di famiglia e quello civile. L’esistenza in vita, la nascita di un figlio, il decesso del coniuge, di un ascendente o di un discendente.

Inoltre i dati relativi alla professione svolta, ai titoli di studi o all’iscrizione in registri e albi. 

Autorizzate anche le dichiarazioni relative al reddito e alla situazione patrimoniale ed economica in tutte le ipotesi in cui siano richieste per accedere a sussidi o benefici in qualsiasi modo siano denominati o strutturati.

A questi si aggiungono dichiarazioni relative al possesso di partita IVA, di essere destinatario di condanne penali o di essere a conoscenza di non avere procedimenti penali in corso.

Autocertificazione e atto di notorietà

Diversi sono invece i fatti che possono essere messi nell’altro tipo di autocertificazione. Qui parliamo di dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà che all’articolo 47 del DL 445 del 2000 è definito come la dichiarazione di stati, fatti o qualità personali diverse da quelle contenute nell’elenco dell’articolo 46.

In questo caso un concetto molto ampio che comprende anche fatti che non sono necessariamente testimoniati anche da documenti ufficiali, come invece succede per tutti quelli elencati nell’articolo precedente.

Un’autocertificazione falsa è un reato

Le pubbliche amministrazioni hanno la facoltà di fare dei controlli sulle autocertificazioni che vengono loro sottoposte. I controlli possono essere fatti sia a campione e in modo casuale, sia a seguito di sospetti, dubbi o segnalazioni.

L’articolo 75 del DL 445 del 2000 stabilisce che nel caso si appuri che l’autocertificazione contenga informazioni false, chi l’ha firmata, decade dai diritti, che ha acquisito grazie a informazioni scorrette. La sua posizione, poi sarà sottoposta agli organi giudiziari che valuteranno se e quali reati siano stati commessi.

Il documento di cui stiamo parlando è in tutto e per tutto un atto che ha valore pubblico. Falsificarlo, oppure utilizzare quello che si sa sia stato falsificato da altri costituisce un falso in atto pubblico.

Valore di un’autocertificazione

Il valore dell’autocertificazione, purché sia stata compilata in modo corretto e sia stata sottoscritta dal dichiarante è lo stesso e produce gli stessi effetti che avrebbe prodotto anche l’atto che sostituisce.

Ricordiamo che le pubbliche amministrazioni a partire dal 2012 non possono più accettare certificati rilasciati da altri uffici, ma possono continuare a rilasciarle se un privato le richieda.

Per scoraggiare questa pratica a partire da quell’anno i certificati pubblici sono diventati piuttosto costosi. Le autocertificazioni invece non richiedono l’apposizione di alcun bollo, o il pagamento di balzelli.

Che cosa dice la presunta autocertificazione del green pass

Uno dei moduli reperibili sul web e che si presenta come una autocertificazione sostitutiva del green pass, è un modulo nel quale il firmatario dichiara di trovarsi nelle condizioni per accedere a tutti i luoghi al chiuso, alle scuole e ai trasporti pubblici.

Una nota aggiunge che chi ne è in possesso gode dei tutti i diritti civili che sono riconosciuti in capo a chi sia dotato della certificazione verde ufficiale rilasciata dal Ministero della Salute.

La legge sul green pass non parla di autocertificazione

L’obiezione da fare su un documento di questo tipo è che difficilmente troverebbe appiglio nel disposto della legge che ha introdotto in Italia l’autocertificazione. Ricordiamo che nel corso del lockdown quella che ci serviva per circolare era stata prevista con un provvedimento del Governo, che ne aveva fissato limiti, contenuti e sanzioni.

La stessa legge che si occupa di green pass non ha fatto alcun riferimento all’ipotesi che in alcuni casi fosse possibile utilizzare in alternativa un’autocertificazione.

Questo aggiunto all’espressa esclusione dalla norma generale sulle autocertificazioni della possibilità di provare certificati medici e sanitari dovrebbe essere un ulteriore prova del fatto che se il certificato verde fosse sostituibile da un’autodichiarazione dovrebbe quanto meno essere specificato in modo espresso dal legislatore.

Il Miur vieta l’autocertificazione

Se non bastasse quanto detto sopra: a proposito del personale scolastico, che per primo si è trovato a che fare con il green pass è intervenuto il Ministero competente con una circolare del 21 agosto 2021 dove

si specifica che non sarà ammessa il ricorso all’autocertificane in nessun caso, perché la normativa in vigente chiede in modo espresso che il certificato verse sia posseduto e mostrato.

Aggiungiamo che il ricorso a un modulo potrebbe anche vanificare tutto il lavoro che è stato fatto dal Garante della Privacy in collaborazione col Governo, che hanno cercato di trovare un compromesso per garantire la sicurezza dei tutti i cittadini senza per questo mettere in piazza dati personali sensibili come quelli sulla salute. 

No anche all’autocertificane di esenzione dal vaccino

Non solo le autocertificazioni non possono fare le veci del green pass, ma non possono essere neppure usate da parte dell’interessato per dichiarare di essere tra quelli che per ragioni di salute sono esentati dalla vaccinazione, persone per le quali la legge prevede non un’analoga esenzione dal green pass, ma il diritto ad avere in modo gratuito i tamponi ai quali si dovrà sottoporre per certificare di non essere affetto dal virus del covid 19.

Una circolare del Ministro della Salute datata 4 agosto precisa che

gli unici ad essere autorizzati ad emettere certificati di esenzione dalla vaccinazione che siano giustificate da precise esigenze di carattere sanitario sono i medici vaccinatori, i medici di famiglia o i pediatri di libera scelta, dell’interessato purché operino nell’ambito della campagna anti-Covid.

Il green pass si legge solo con una app

A tutela della riservatezza dei cittadini è stata sviluppata un App: la verifica19 che consente di leggere il QR-code presente su ogni green pass, mostrando all'operatore solo una schermata: verde nel caso sia in regola o rossa nel caso ci siano problemi.

Questo garantisce che nessuno possa sapere le ragioni per cui è stato rilasciato, che si dedurrebbero facilmente se per esempio si potesse vederne la scadenza.

L’uso di questa app è un dovere per tutti i verificatori. Siano essi titolari di locali pubblici o il datore di lavoro. Questo obbligo da un lato è quello di rispettare la riservatezza di chi si trovano di fronte, non esigendo informazioni oltre a quelle che gli sono dovute.

In secondo luogo hanno un ruolo per così dire pubblico: non possono far entrare nel luogo di cui sono responsabili persone che non mostrino il green pass con le modalità previste dalla legge. Accettare un’autocertificazione significherebbe in caso di un controllo essere passibili di una sanzione amministrativa.