Sarà attivata da domani: martedì 23 novembre 2021 la piattaforma di Invitalia sui cui sarà possibile prenotare il bonus plastica. Da quella data sarà possibile registrarsi per avere il rimborso delle spese che sono state sostenute nel corso del 2020 per trasformare il proprio negozio, o almeno dedicarlo parzialmente alla vendita di prodotti sfusi.

Si tratta di una delle iniziative prese dal Ministero della Transizione ecologica che ha lo scopo di ridurre la diffusione della plastica, partendo dalla distribuzione e tornando al passato, quando molti dei prodotti a lunga conservazione si potevano trovare in commercio sfusi e la clientela aveva l’abitudine di presentarsi o con il proprio contenitore, oppure ne riceveva uno dal negoziante, che poi poteva riutilizzare più volte.

Il tetto massimo a disposizione di ogni commerciante che ha deciso di aderire a questa iniziativa sarà di 5.000 euro, e riguarderà lavori di adeguamento già eseguiti, nel corso del 2020 o del 2021.  Esclusa invece la possibilità di finanziare con il bonus anche l’acquisto della merce da mettere a disposizione della propria clientela.

Perché un bonus plastica

Troviamo nel decreto emanato dal Ministero della Transizione Ecologica le ragioni per cui il governo ha deciso di istituire un bonus plastica. Nel decreto del 23 settembre 2022 si legge che

questo tipo di intervento rientra tra quelli volti a migliorare la qualità dell’aria e dell’ambiente. In particolare l’obiettivo è quello di ridurre i rifiuti e in particolare quelli costituiti da plastica e in questo modo porre un freno all’alterazione del clima in corso.

La scelta è stata quella di rivolgersi alla distribuzione: sia quella di prossimità con i piccoli negozi di quartiere o di paese, sia la grande distribuzione. L’idea è di partire dall’offerta garantendo agli utenti l’effettiva possibilità di scegliere prodotti non confezionati singolarmente nella plastica.

Cosa cambierà per l’utente con il bonus plastica

Il dubbio a questo punto è che dare un bonus plastica ai negozianti che decidono di convertirsi alla vendita dello sfuso, potrebbe di fatto diventare solo un modo per garantire maggiore reddito a chi produce i contenitori per portarsi a casa il prodotto acquistato. Negare all’utente di utilizzare il contenitore che si porta da casa di fatto vorrebbe dire imporgli ogni volta di acquistarne uno da chi gli vende il prodotto, vanificando così tutta l’operazione.

A questo ha pensato il decreto del 23 settembre, che nella premessa precisa che condizione per accedere al bonus è quello di mettere a disposizione dei propri clienti contenitori che siano riutilizzabili. Devono inoltre rispettare tutte le normative in materia di materiali che possono entrare in contatto con i prodotti alimentari.

Tassativo anche l’obbligo di consentire ai propri clienti di portarsi da casa il contenitore che vogliono usare, purché sia riutilizzabile, idoneo all’uso a cui viene destinato e pulito. Solo nel caso in cui il contenitore non sia igienicamente adeguato il negoziante si potrà rifiutare di usarlo.

A chi è destinato il bonus plastica

Il bonus plastica potrà essere chiesto dalle strutture commerciali di piccole dimensioni e anche a quelle della grande distribuzione. Condizione per averlo è solo di riorganizzare una parte del proprio spazio destinandolo alla vendita alternativa o cumulativa di detergenti e prodotti destinati all’alimentazione sfusi o alla spina.

Il bonus può anche essere chiesto da chi decida di aprire un negozio ex novo, che dovrà però essere interamente dedicato al commercio di prodotti sfusi.

È consentito a chi lo voglia introdurre una cauzione alla prima consegna del contenitore, così da spingere la clientela a riutilizzare più volte. Rimane però sempre fermo l’obbligo di accettare anche contenitori di proprietà del cliente purché siano puliti e idonei a contenere alimenti. 

Obblighi per mantenere il bonus plastica

Chi intenda richiedere il bonus plastica dovrà già avere eseguito degli interventi che abbiano lo scopo di aprire un nuovo negozio, che venda prodotti alla spina o sfusi. In alternativa dovrà adattare una parte di un esercizio preesistente a questo tipo di commercio.

L’articolo 1 del decreto del 23 settembre aggiunge inoltre che una volta ottenuto il bonus, per continuare a mantenerlo sarà necessario mantenere quale tipo di vendita per almeno tre anni, pena l’obbligo di restituzione.

A quanto ammonta il bonus plastica

Il Governo ha fissato un tetto massimo per ogni bonus plastica di 5.000 euro. Un primo limite è dato dal fondo messo a disposizione nella legge di bilancio, che ammonta a 20 milioni di euro per le spese effettuate nel 2020 e altrettanti per quelle relative al 2021.

I bonus verranno rilasciati in ordine di richiesta e solo fino al raggiungimento del tetto di spesa per quell’anno. Ci sarà eventualmente la possibilità di essere ripescati nel caso bonus dapprima concessi vengano poi revocati per delle irregolarità rilevate in un secondo momento.

Il secondo limite è quello delle spese sostenute: saranno coperte per il loro totale, se inferiori o pari al tetto dei 5.000 euro, altrimenti fino al raggiungimento di quella quota. Non tutte le spese, poi verranno finanziate, ma solo quelle previste dalla legge che ha istituito il bonus.

Quali spese sono coperte con il bonus plastica

Le spese che possono essere finanziate con il bonus plastica e che devono essere dimostrate da chi le ha eseguite sono elencate dall’articolo 3 del decreto del 23 settembre. Si tratta di quelle necessarie all’esecuzione dei lavori di adeguamento al nuovo tipo di commercio dei locali in cui è ospitato il negozio. A tiolo di esempio il decreto indica anche le spese relative alla progettazione e le opere in muratura, quelle relative all’acquisto e alla posa dell’arredamento di macchinari o di strutture. 

Possibilità di finanziare in questo modo anche l’attività di marketing, la pubblicità la cartellonistica o quant’altro scelto per promuovere e fare conoscere il nuovo servizio offerto alla clientela.

Sono espressamente escluse tutte le spese necessarie ad acquistare i prodotti messi in vendita.  A carico del negoziante anche tutti i costi che si renderanno necessario per acquistare e igienizzare i contenitori mezzi a disposizione della clientela.

Questo contributo è alternativo, quindi non può essere chiesto per lo stesso di tipo di interventi per i quali il commerciante abbia già ottenuto un finanziamento, o un bonus o un’agevolazione prevista sia in Italia che a livello dell’Unione europea. Parimenti chi ha avuto il bonus, in seguito non potrà chiedere agevolazioni di altro tipo. 

Per avere il bonus plastica le spese devono essere certificate

Il decreto a proposito del modo in cui dovranno essere dimostrate le spese che si intendono finanziare grazie al bonus plastica fa riferimento alle procedure previste da dall’articolo 189 del Decreto del Presidente della Repubblica numero 917 del 1986.

La norma stabilisce che le spese devono essere certificate, cioè deve essere dichiarato il fatto che siano state effettivamente sostenute e che rientrino in quelle finanziabili, dal presidente del collegio sindacale, o in alternativa da un revisore legale iscritto in modo regolare a al collegio di categoria.

Oppure ancora da un iscritto al collegio dei dottori commercialisti, degli esperti contabili, dei periti commerciali, dei consulenti del lavoro. Ultima alternativa da un responsabile di un centro di assistenza fiscale.

Dove presentare la domanda per il bonus plastica

La domanda come si legge nel comunicato diffuso il 16 novembre dal Ministero della Transizione Ecologica

si può fare esclusivamente in modo telematico utilizzando l’apposita piattaforma di Invitalia alla quale è possibile accedere identificandosi con lo SPID.  Il sito è raggiungibile all’indirizzo https://padigitale.invitalia.

Il ministero mette a disposizione anche un indirizzo email al quale inviare domande o richieste di chiarimenti: info.prodottisfusi@mite.gov.it. Accedendo all’area notizie è possibile anche scaricare la modulistica con tutte le informazioni che andranno fornite.

Termini per presentare la domanda per il bonus plastica

Le domande dovranno essere presentate in termini diversi a seconda dell’anno in cui sono state fatte le spese a cui si riferiscono. Per quelle che sono state fatturate nel corso dello scorso anno i termini saranno chiusi dopo sessanta gironi dalla data di inizio di attività del portale. L’avvio è programmato per il 23 novembre, quindi quella sarà la data da cui iniziare il conteggio.

Le spese relative al 2022, invece dovranno essere caricate sul portale entro il temine perentorio del 30 aprile 2022.

Attenzione in entrambi i casi a non perdere troppo tempo e non arrivare troppo a ridosso della scadenza. Un limite di questo bonus è infatti dato dalla capienza del fondo. Visto che le domande vengono sodisfatte in ordine di presentazione, chi arriva tardi potrebbe trovare il fondo già svuotato. 

Come presentare la domanda per il bonus plastica

La domanda per il bonus plastica come detto può essere presentata solo per via telematica in autonomia o facendosi assistere da un professionista.

L’accesso e l’identificazione dovranno essere fatti con lo SPID. Le dichiarazioni fornite saranno considerate ai sensi del DPR 445 del 2000

Dovranno in sostanza essere autocertificate dal titolare, che risponderà anche dal punto di vista penale nel caso fornisca informazioni false.

A pena di nullità dovrà essere allegata una copia di un documento di identità con foto e in corso di validità. Inoltre del codice fiscale, di una copia delle fatture o di qualsiasi documento che dimostri le spese sostenute con relativa certificazione.

Pagamento del bonus plastica

Prima di essere approvato il bonus plastica il Ministero della Transizione Ecologica si riserva di verificare la regolarità della domanda dal punto di visto sia formale che della presenza dei requisiti richiesti. Dovrà inoltre essere controllata la capienza del fondo.

Entro novanta giorni dalla domanda l’interessato riceverà una comunicazione con l’accettazione o il rifiuto della stessa, Nel primo caso gli sarà comunicato anche l’importo approvato. In caso di domanda negata o importo inferiore al richiesto riamane ferma la possibilità di ricorso.