Non è una novità: da mesi sono i nostri canali preferiti che ci stanno informando del prossimo arrivo del nuovo digitale terrestre. Si tratta di una scelta, come si legge sul sito ufficiale Mise, obbligata, anche se arriva a pochi anni di distanza dal precedente passaggio dall’analogico al digitale terrestre.

La scelta che ha dato il via a questa rivoluzione è stata dell’Unione Europea che ha deciso di cedere una delle bande usate dalle televisioni ai servizi di telefonia. Scelta dettata dall’aumento esponenziale di smartphone e telefoni, che richiedono di avere maggiore spazio per poter offrire a tutti i propri clienti un servizio efficace e sicuro.

La necessità di coordinare le frequenze italiane con quelle dei paesi confinanti ha ulteriormente ridotto lo spazio che le televisioni italiane si dovranno spartire con l’obbligo di trovare delle soluzioni alternative per continuare a lasciare spazio sufficiente a tutti i concorrenti presenti sul mercato.

La scelta ritenuta più efficace è stata quella di utilizzare un sistema di trasmissione digitale terrestre di seconda generazione,

Il risultato sarà un sistema più efficiente e presumibilmente un servizio migliore per gli utenti. L’altra faccia della medaglia è che il cambio del tipo di frequenze impone anche il riadattamento dei mezzi usati per riceverle. Un piccolo aiuto viene dato dal Governo a chi dovrà sobbarcarsi queste spese inaspettate con l’introduzione di due bonus.

Quali i tempi per la rivoluzione TV

Questa rivoluzione è già in corso ed è partita dall’inizio di gennaio del 2020 con l’inizio della riassegnazione dei canali. La riorganizzazione delle frequenze: quella che, per intenderci, una volta completata ci obbligherà ad adeguarci, cambiando televisore e decoder, nel caso ne avessimo uno vecchio, o nella migliore delle ipotesi semplicemente risintonizzando i nostri apparecchi, è stabilita con un decreto del Mise dal 30 giugno 2021.

Nel decreto, che ha sostituito, quello precedente del 2019 spostando avanti alcune date, sono indicati i tempi per la realizzazione del cambiamento.

Il cambiamento non sarà contestale in tutta Italia, ma sarò graduale, procedendo per zone geografiche. La novità sarà introdotta dal 15 novembre in Sardegna, per concludersi il 30 giungo 2022 con le ultime regioni.

Come numerosi spot televisivi ci continuano a ricordare, però già dal 20 ottobre ci saranno le prime difficoltà per chi non sia tecnologicamente all’avanguardia. Il definito oscuramento dei vecchi televisori, avverrà solo a partire dal 2022.

Cosa è il bonus TV

Si tratta di una misura che è stata introdotta con la legge di bilancio del 2019 e che

è destinata all’acquisto di nuovi televisori e di nuovi decoder per la ricezione satellitare, che siano compatibili con il nuovo sistema televisivo. 

La somma stanziata a questo scopo e di 151 milioni di euro, messi a disposizione per le richieste che arriveranno al ministero per il periodo compreso tra il 2019 e il 2022.

Questo è uno di quei bonus che valgono fino a esaurimento dei fondi: in sostanza i primi che faranno la richiesta, se saranno in possesso dei requisiti previsti dalla legge riceveranno il contributo, per gli ultimi invece tutto dipenderà da quanti soldi saranno rimasti in cassa.

Che cosa è il bonus TV

Si tratta di una elargizione fatta dal governo sotto forma di uno sconto per l’acquisto sia di un televisore che di un decoder. La somma a cui ha diritto ciascun richiedente è fissa ed è di 30 euro indipendentemente dal reddito, o dal costo dall’oggetto acquistato.

Nel caso il costo dell’apparecchio fosse inferiore a 30 euro il bonus coprirà l’intera spesa. Lo sconto sarà fatto direttamente da parte del rivenditore senza bisogno di ulteriori comunicazioni inviate dall’utente al ministero.

Chi può chiedere il bonus TV

Il bonus TV è riservato solo alle famiglie che si trovino in difficoltà economiche: quelle che il governo ha ritenuto potessero subire forti disagi dalla necessità di fare l’esborso necessario a comprare un decoder o un televisore nuovo. I limiti di reddito e di patrimonio sono riferiti all’ISEE del nucleo familiare. Il tetto massimo è quello di 20.000 euro.

Si ricorda che l’ISEE non costituisce la somma dei redditi e del patrimonio della famiglia, ma prevede che siano fatti dei calcoli moltiplicando il totale di questa somma per l’indice di equivalenza. Questo ultimo si calcola tenendo conto del numero delle persone che fanno parte della famiglia.

Il bonus è uno per ogni richiedente, e per ogni famiglia. Quindi persone che sono registrate all’anagrafe come familiari non ne possono avere più di uno.

Come ottenere il bonus TV

Per avere il bonus TV è sufficiente rivolgersi a uno dei rivenditori e negozianti che hanno aderito all’iniziativa. Una lista si trova sul sito del Mise dedicato al bonus TV. In alternativa, basta chiedere conferma prima di effettuare l’acquisto.

L’acquirente dovrà arrivare in negozio con un modulo di domanda già compilato. Il modulo è scaricabile dal web. Si tratta di un’autocertificazione.

Una di quelle dichiarazioni che ai sensi del Decreto Legislativo 445 del 2000 sostituiscono le certificazioni pubbliche Come tale ha valore legale e deve essere compilata con cura e precisione per evitare guai di tipo legale.

Nell’autocertificazione dovrà essere dichiarato che il richiedente appartiene a una famiglia che abbia un ISEE di prima o seconda fascia, cioè che sia inferiore ai 20.000 euro.

Inoltre sotto la propria responsabilità anche di tipo penale si deve dichiarare che né il richiedente né i suoi familiari hanno già beneficiato di quel tipo di bonus.

Il venditore applicherà lo sconto, dopo avere ritirato il modulo richiesto e avere verificato che sia regolare. Spetterà poi a lui utilizzando la piattaforma a disposizione farsi rimborsare il bonus.

Cosa posso acquistare col bonus TV

Possono essere acquistati con il bonus tv solo decoder di ultima generazione che permettano di vedere le trasmissioni con i nuovi sistemi. Tutti quelli che si trovano in vendita al momento rispondono a queste caratteristiche. Inoltre è possibile acquistare un televisore, optando in questo caso anche per una smart TV.

Sull’applicabilità dello sconto dovrebbe essere in grado di rispondere in modo efficace e corretto lo stesso venditore. Il Mise mette comunque a disposizione sul proprio sito una pagina dove è possibile, inserendo i dati dell’apparecchio verso cui si è orientati, verificare se rientri in questa campagna.

Esclusa invece la possibilità di comprare accessori, anche se venduti in un negozio di televisori. Escluso anche l’acquisto di antenne, visto che quelle attualmente sui tetti delle nostre case sono già idonee a supportare anche il nuovo sistema

Che cosa è il bonus rottamazione TV

Diverso da quello precedente è il bonus rottamazione TV, che è stato introdotto più di recente: con il Decreto Ministeriale 5 luglio 2021. Anche questo è destinato a chi voglia acquistare un apparecchio compatibile con il nuovo sistema, ma è rivolto a una platea più ampia ed ha un valore più consistente.

Entrato in vigore dal 23 agosto è riservato secondo il DM 5 luglio a

chi decida di comprare una nuova TV col vincolo che contemporaneamente si rottami un analogo apparecchio che sia stato acquistato prima del 22 dicembre 2018.

Questa data è stata scelta perché da quel momento è entrato in vigore il nuovo standard di trasmissioni e tutti i prodotti venduti dopo quella data non avranno problemi di ricezione neppure per il futuro.

Non rientrano in questo bonus i decoder, ma solo i televisori. Da sottolineare che in cambio del bonus dovrà essere consegnato un vecchio apparecchio.

Lo scopo è soprattutto quello di garantire che questi rifiuti tecnologici diventati inutilizzabili siano smaltiti in modo corretto, ottenendo benefici sia per chi libera dello spazio in casa sia per l’ambiente dove potrebbero finire oggetti che magari non si ha voglia di portare nelle piazzole per la raccolta dei rifiuti elettronici.

A chi è rivolto il bonus rottamazione TV

Questo bonus è rivolto a tutti, senza alcun vincolo di tipo reddituale o patrimoniale. I richiedenti però secndo le indicazioni del Mise devono essere residenti in Italia, indipendentemente dalla cittadinanza. Inoltre devono rottamare in modo corretto un televisore che sia stato acquistato prima del dicembre 2018. Infine devono essere in regola con il pagamento del Canone Rai.

Esclusi da questo ultimo requisito solo i cittadini che abbiano da 75 anni in su e che siano stati esonerati del pagamento della tassa, perché detentori di un reddito che non sia superiore a 8.000 euro.

A quanto ammonta il bonus rottamazione TV

Il bonus rottamazione TV ha un valore variabile sulla base del prezzo del televisore acquistato. Lo sconto è pari al 20% del prezzo di vendita e comunque non superiore a 100 euro. Potrà essere richiesto fino al 31 dicembre 2022 e in alternativa fino all’esaurimento dei fondi stanziati.

Questo bonus è cumulabile anche con il bonus TV pari a 30 euro destinato a chi abbia un ISEE basso, se ci si trova in quella situazione.

Come fare la rottamazione per avere il bonus TV?

La rottamazione, che è condizione essenziale per avere il bonus rottamazione TV può essere fatta consegnando il vecchio apparecchio al rivenditore. Si dovrà avere cura di verificare che si tratti di uno di quelli che hanno aderito all’iniziativa.

Dovrà essere consegnata anche una autocertificazione con la quale si dichiari che si tratta di un televisore acquistato prima del 22 dicembre 2018. Fatto quello, il problema di smaltire l’apparecchio e chiedere il rimborso del bonus sarà del rivenditore.

In alternativa è possibile conferire il vecchio televisore a una piazzola ecologica autorizzata vicino a casa. In quel caso bisogna ricordare di farsi firmare da un addetto un modulo precedentemente compilato che certifica l’avvenuta e corretta consegna. Il modulo dovrà essere portato nel posto dove si intende effettuare l’acquisto e in cambio si otterrà lo sconto.

Si ricorda che anche in questo caso tutte le autocertificazioni richieste, sono documenti pubblici, che come previsto dal DL 445 del 2000

possono essere sottoposti a verifiche e che in caso di irregolarità portano alla revoca e alla richiesta di restituzione del sussidio ottenuto. Possibile, poi essere deferiti davanti all’autorità giudiziaria.