Essere vittima di uno stalker è un’esperienza devastante dal punto di vista psicologico e sociale. Soprattutto le donne, ma non necessariamente solo loro, sono spesso vittime di persone che le importunano con atti sempre più intensi e invasivi. 

Le cose si fanno più gravi quando si passa alle minacce, se non addirittura al danneggiamento di cose e alle lesioni personali. In questi casi gli inviti a desistere da parte delle forze di Polizia, servono misure più incisive come il divieto di avvicinamento.

Per tentare di arginare il fenomeno, il legislatore ha pensato di introdurre il braccialetto elettronico. Una scelta discussa, e che in realtà fatica a prendere piede per un motivo tra i più incredibili: ci sono pochi di queste cavigliere a disposizione.

Che cosa è il braccialetto elettronico

In realtà quello che viene chiamato braccialetto elettronico è una cavigliera, perché deve essere applicata, appunto alla caviglia di chi si vuole tenere sotto controllo. Si tratta di un dispositivo previsto non solo per gli stalker e messo a disposizione del nostro sistema giudiziario con la legge numero 15 del 16 aprile 2015 che all’articolo 3 dispone:

“La custodia cautelare in carcere può essere disposta solo quando le altre misure cautelari coercitive e interdittive anche se comminate cumulativamente sono insufficienti.”

Scopo della norma era quello di ridurre i casi in cui fosse necessario ricorrere al carcere, sia per una questione di sovraffollamento, sia considerando che spesso per i reati meno gravi questo tipo di pena non ha gli effetti rieducativi che le sono attribuiti anche dalla Costituzione. Allo stesso modo doveva continuare ad essere garantito il controllo su dei soggetti comunque colpevoli di qualcosa, per evitare anche che reiterassero i comportante precedenti e per tutelare le vittime.

La scelta in realtà ha riscosso poco successo, da un lato perché non sono a disposizione un numero sufficiente di dispositivi per far fronte a tuti i casi che ne avrebbero diritto, e tra l’altro sono piuttosto costosi. Da un altro punto di vista si obietta che non siano idonei a raggiungere gli scopi della legge perché sostituiscono la detenzione in un istituto penitenziario, con quello tra le quattro mura di casa, a volte colpendo di riflesso anche i loro familiari.

Cosa prevede la legge

Il braccialetto elettronico per qualsiasi tipo di reato sia stato disposto ha grosso modo lo stesso funzionamento, salvo che per chi sia accusato di essere uno stalker, che, come vedremo, prevede alcune alternative. Il dispositivo elettronico viene agganciato alla caviglia del reo ed è dotato di un sistema che manda un avviso alle forze dell’ordine nel caso fosse forzato, tolto o smettesse anche per un breve periodo di funzionare. Nell’appartamento, comunque entro il perimetro all’interno del quale si può muovere il condannato, viene installata una centralina che interagisce col dispositivo addosso allo stesso e segnala alla polizia i casi in cui questo perimetro venga violato.

Perché questa misura sia disposta è necessario che vi sia un la previa autorizzazione da parte dell’interessato a che potrebbe valutare che per lui sia meglio trascorrere la detenzione in carcere e un disposto da un giudice. Il luogo scelto inoltre deve essere dotato di una linea telefonica o di un wi-fi. Ultima, ma forse la più importante delle condizioni è che ci sia un dispositivo libero, e questo è il limite maggiore all’utilizzo di questa misura alternativa alla detenzione.

Scopo del braccialetto elettronico in caso di stalking

Il nostro legislatore, in considerazione anche degli avvenimenti di cronaca, sempre più drammatici ha deciso con il codice rosso di considerare il reato di stalking come qualcosa di particolarmente grave da reprimere con severità. Lo ha confermato con l’articolo 612 bis del Codice Penale che punisce questa condotta con il carcere da sei mesi fino a cinque anni, salvo che il fatto non costituisca reato più grave.

Come già detto se tra i fatti commessi, pur all’interno dello stesso disegno ce ne sono alcuni che da soli integrano un altro tipo di reato punito con maggiore severità, sarà quello a prevalere. In particolari casi, poi sono previste anche delle aggravanti che fanno lievitare notevolmente il periodo da passare in prigione.

Tutto questo però è possibile solo dopo che si siano fatte delle indagini, verificato che i fatti si siano svolti così come denunciato dalla vittima e dopo che il processo abbia seguito il suo corso, comprensivo anche di ricorsi e appelli. E nel frattempo la vittima cosa fa, continua a subire? Il legislatore ha pensato anche a questa emergenza, considerando poi che probabilmente il persecutore, particolarmente arrabbiato per la denuncia potrebbe accanirsi con maggiore crudeltà sulla sua vittima.

La scelta, nei casi in cui si sia già verificato più di un episodio è che un giudice disponga delle misure cautelari. Tra queste vi è il divieto previsto dall’articolo 282 ter del Codice di Procedura Penale di avvicinamento alla vittima, alla sua abitazione o ai luoghi che normalmente frequenta. Inoltre, quello di astenersi dal contattarla anche per telefono, tramite e-mail o con i social.

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Come funziona il braccialetto elettronico per lo stalker

Considerato che anche il divieto di avvicinamento, da solo, non offre alcuna garanzia sull’incolumità della vittima, perché quest’ultima non necessariamente avrà il tempo per chiamare le forze dell’ordine e queste di arrivare prima che sia commesso un nuovo sopruso, si è pensato di aggiungervi un ulteriore cautela. Questa cautela è costituita dal braccialetto elettronico.

In questo caso il funzionamento è diverso da quello consueto, perché qui non si vuole impedire alo stalker di uscire di casa, ma di avvicinarsi alla propria vittima. I metodi di uso possono essere due; nel primo caso il molestatore indossa la cavigliera che invia un messaggio alle forze dell’ordine se si avvicina troppo ai luoghi frequentati dalla vittima e che gli sono vietati. Il problema qui potrebbe essere che i tempi di intervento siano troppo lunghi.

Seconda possibilità, attuabile solo con il consenso della vittima oltre che di quello del condannato, è che questa sia dotata di una app di tracciamento che rilevi quando il dispositivo indossato dal suo carnefice si trovi a una certa distanza da lei. Lo stesso avviso arriverà anche a chi sia deputato alla vigilanza. Una soluzione di questo tipo è certamente più efficace perché consente alla vittima di recarsi rapidamente in un luogo affollato, o di trovare riparo in tempi utili a sfuggire a chi la perseguita, come dimostrato già in casi concreti.

Che cosa è lo stalking

Lo stalking è entrato nel nostro ordinamento come reato autonomo solo relativamente di recente con il DL numero 11 del 23 febbraio 2009. In passato, chi si comportava nei modi tipici di questi molestatori, poteva essere condannato solo per l’atto singolo nel caso in cui fosse previsto in qualche articolo del Codice Penale. Eventualmente si poteva pensare alla continuazione, cioè a reati diversi, ma rientranti tutti nello stesso disegno criminale, ma in ogni caso le pene erano inferiori a quelle attuali.

Oggi l’articolo 612 bis del Codice Penale sanziona chi:

“Con condotte reiterate minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un grave stato di ansia o di paura che siano perduranti, o da ingenerare un timore fondato per la propria incolumità o di un prossimo congiunto o da ingenerare a cambiare abitudini di vita.”

Come vediamo la norma sanziona chi tenga un comportamento abituale, cioè che per un certo lasso di tempo si ripeta, se non uguale a sé stesso, comunque, con la finalità di ottenere lo stesso obiettivo. Deve inoltre essere percepita dalla vittima come qualcosa di minaccioso e non semplicemente come fastidio, tanto da indurre paura o ansia per sé e per i suoi cari, oppure indurla a cambiare strada per recarsi al lavoro, modificare le proprie abitudini, dotarsi di un antifurto o di un cane da guardia. 

Si tratta di un crimine generico, che può realizzarsi con diversi metodi, perché ciò che conta è soprattutto il risultato di molestare ed intimidire. Si ferma però lasciando spazio a sanzioni più gravi quando gli effetti sono di tipo fisico, per esempio lesioni personali. Lo stesso succede quando l’ansia e lo stress vengano diagnosticate come una malattia da un medico.

Come denunciare un caso di stalking

Chi sia, vittima di atti di persecuzione e pensi di trovarsi in un caso di stalking, ha il dovere di presentare una denuncia. Il nostro ordinamento, infatti non fa rientrare questo tra i reati per i quali la procedibilità è d’ufficio. Questo significa che in caso nel corso di uno degli episodi, passi una pattuglia e ci salvi dal nostro persecutore, se noi vogliamo che sia portato in giudizio, dobbiamo comunque presentare una querela in modo formale. Le forze dell’ordine ci potranno consigliare e supportare ma non sostituirsi a noi. Solo se commesso contro un minore o un disabile l’avvio del processo è automatico.

Dettaglio importante è che un reato di questo tipo deve essere denunciato entro sei mesi dal momento in cui si è verificato l’ultimo episodio. Trascorso questo tempo nel silenzio non sarà più possibile farsi valere. Per chi invece dovesse cambiare idea e ritirare la denuncia, la legge presume che possa essere una scelta fatta dietro a minacce o timori quindi, sarà possibile farlo solo in sede processuale.