Lo chiamano canone Rai, ma in effetti deve essere pagato anche da chi la televisione pubblica proprio non la guarda mai. Anzi a stretto rigore deve essere pagato anche da chi il televisore non lo accende mai e lo tiene in salotto solo per prendere polvere e occupare spazio. 

La ragione è che nonostante il nome sia rimasto lo stesso, col tempo si è trasformato, più che in un canone per accedere a un servizio: quello pubblico offerto dalla televisione di Stato è diventato una tassa per il possesso di un apparecchio televisivo: che lo si usi o non e indipendentemente dalle frequenze a cui si accede.

Ma c’è di più: non vale come esenzione neppure il fatto che la TV serva solo per accedere ai servizi a pagamento offerti da altre emittenti.

A partire dal 2017 quando abbiamo iniziato a pagare il canone con la bolletta dell’energia elettrica si parla inoltre di presunzione di possesso, per tutti quelli che abbiano la corrente, quasi fosse diventato un apparecchio di prima necessità. Allora arriviamo al paradosso di dover essere noi a chiedere di essere esentati dal pagamento di un servizio di cui non usufruiamo.

Che deve pagare il canone Rai

Leggiamo dalla faq che si trovano sul sito della Rai che è obbligato al pagamento di questa tassa chiunque sia in possesso di un apparecchio televisivo. Troviamo una definizione più precisa nella nota del 29 aprile 2016 del Ministero dello Sviluppo Economico che indica con questo termine

tutti gli apparecchi che siano in grado di riceve, decodificare e visualizzare un segnale digitale terrestre o satellitare. Indifferente che lo possano fare direttamente oppure tramite il ricorso a un decoder o a un sintonizzatore esterno.

In sostanza, tranne i casi specifici di esenzione, viene lasciato fuori da questa tassa, solo chi abbia in casa un apparecchio analogico, non più in grado di funzionare, o chi non si fosse dotato del decoder per renderlo compatibile con i nuovi sistemi.

Ai fini del canone Rai il possesso del televisore si presume

Il nostro legislatore ha deciso di presumere, quindi di considerare vero fino a prova contraria, che ogni famiglia sia dotata di un apparecchio televisivo e quindi che debba di conseguenza pagare il canone Rai ad esso collegato.

La presunzione vale per tutte le case dove una famiglia abbia stabilito la sua residenza. In sostanza quella che comunemente è chiamata prima casa. Non deve invece essere pagato per le case vacanze o le seconde case. Secondo elemento della presunzione è che a quella abitazione sia intestata una utenza elettrica. Il canone viene addebitato direttamente in bolletta

In realtà chi per esempio trovandosi in una casa suddivisa in zone separate, ma con una utenza elettrica unica che vale per più di un appartamento e due diversi nuclei familiari, riceve l’avviso da parte di Agenzia delle Entrate con l’invito a dotarsi di bollettino e saldare il proprio debito con il fisco. Quindi l’utenza elettrica presume che si abbia un televisore, ma il fatto di non averne una a proprio nome, non lo esclude.

Al nucleo familiare spetta il pagamento di una sola quota indipendentemente dal numero di apparecchi di cui sia in possesso e dal numero di abitazioni in cui siano distribuiti. Eccezione nel caso quei locali siano dati in locazione.

Che cosa si intende per famiglia ai fini del canone Rai

Un gruppo di persone paga un solo canone Rai nel caso si tratti di una famiglia anagrafica. Troviamo una definizione di questo termine nel DPR 223 del 1989 che

definisce la famiglia anagrafica come un insieme di persone che siano legate da un vincolo: di matrimonio, parentela, affinità, adozione tutela o vincoli affettivi, che abitino nello stesso appartamento e che abbiano la dimora abituale nello stesso comune. Possibile che la famiglia a questi fini sia costituita da una sola persona.

Dal punto di vista formale una famiglia anagrafica è quella che abbia fatto un’apposita comunicazione presso gli uffici del comune in cui risiede.

Come abbiamo detto anche nelle ipotesi questi soggetti non avessero un’utenza elettrica intestata alla famiglia, pensiamo al caso del monolocale del figlio ricavato dividendo l’appartamento dei genitori e che ancora usufruisce dello stesso contatore, sono comunque debitori verso il fisco per il pagamento del canone, salvo il caso in cui dimostrino di essere privi di un apparecchio televisivo.

Come si paga il canone Rai

Il canone Rai viene aggiunto al costo della nostra bolletta dell’utenza elettrica, qualsiasi sia il tipo di contratto che abbiamo, e qualsiasi sia il nostro fornitore. Il canone ammonta a 90 euro, per i contratti residenziali e viene fatto pagare suddividendolo in cinque rate del valore di 18 euro ciascuna.

Nel caso sulla propria fattura dovese mancare l’importo relativo al canone, l’utente non è comunque esentato dal pagamento. Il consiglio delle faq di Rai è quello di

rivolgersi inizialmente al proprio fornitore di energia elettrica per verificare quale sia il problema. Se la risposta è che la rata sarà addebitata sula bolletta successiva, non ci sono problemi.

Nel caso invece ci fossero difficoltà di altra natura e di più lunga soluzione, l’alternativa per evitare problemi con il fisco è quella di provvedere personalmente al pagamento utilizzando un modello F24.

Se non ho la televisione pago lo stesso il canone Rai?

Abbiamo detto che il legislatore ha deciso di introdurre una presunzione di possesso di un apparecchio televisivo per tutti quelli che hanno stipulato un contratto per la fornitura di energia elettrica destinato all’abitazione principale della famiglia.

Questo significa che tutti coloro che siano in queste condizioni si troveranno in bolletta la quota relativa al canone Rai indipendentemente dal fatto che abbiano una TV e del fatto che effettivamente guardino i programmi Rai.

Sull’uso fatto del televisore non c’è nulla d fare, perché in effetti nonostante il nome di questa tassa, si tratta non di un abbonamento o di un canone per l’utilizzo di un servizio ma di una tassa sul possesso di un apparecchio televisivo.

Sarà possibile, invece contestare e non pagare la tassa nell’ipotesi in cui non si abbia un apparecchio televisivo.

Per farlo basterà presentare una dichiarazione sostitutiva: una autocertificazione il cui modulo è reperibile sia sul sito dell’Agenzia delle Entrate che su quello della Rai dedicato al canone.

Questa dichiarazione ha la validità di un solo anno, sarà quindi necessario ogni anno ripresentarla, a meno che nel frattempo si decida di dotarsi di un televisore.

Quando presentare la dichiarazione di non detenzione

La dichiarazione non ha efficacia immediata, facendo venire meno l’applicazione del canone Rai. La domanda, se presentata dal 31 luglio dell’anno precedente fino al 31 gennaio vale per tutto l’anno in corso. La domanda, invece presentata dal primo febbraio fino al 30 giugno vale solo per gli ultimi sei mesi dell’anno.

Ricordarsi poi, che scaduti questi termini la domanda perde efficacia e ritorna in vigore l’obbligo di pagare il canone, importante quindi ricordarsi, prima di ogni scadenza di compilare il modulo e inoltralo.

Se nella stessa famiglia ci sono più contratti per la fornitura elettrica si pagano più canoni Rai?

Anche in questo caso il canone Rai da pagare è uno per famiglia. Visto però che il fornitore di energia elettrica in automatico collega il canone a ogni fornitura di tipo residenziale si dovrà anche in questo caso compilare un modello indicando il codice fiscale del familiare al quale deve essere addebitata la tassa.

Al contrario del caso previsto sopra, la domanda non vale solo un anno, ma non ha scadenza.

Per evitare sanzioni e il rischio di essere accusato di dichiarazioni mendaci, sarà comunque necessario essere tempestivi nell’inviare la rettifica se ci fossero cambiamenti. Per esempio se l’appartamento viene suddiviso in due abitazioni e i nuclei familiari raddoppiano.

Se il canone Rai è intestato alla moglie e la bolletta al marito si paga due volte?

In questo caso a fare fede è l’indirizzo a cui è intestata la bolletta della corrente elettrica e il fatto che si tratti di una utenza domestica per una casa di residenza.

Non importa a questi fini il nome dell’intestatario del canone. Verrà richiesto un solo pagamento, senza la necessità che la famiglia si attivi per chiedere la modifica del nome a cui è stato intestato il canone Rai.

Si paga il canone Rai per le case date in affitto

Le regole di cui sopra valgono solo per il canone Rai che sia destinato ad uso domestico delle famiglie. Le regole sono invece diverse, nel caso in cui la seconda casa venga data, anche in periodi non continuativi in locazione a terzi. In queste ipotesi è necessario stipulare un canone speciale calibrato appositamente per questi casi.

La stessa regola vale anche nel caso in cui la casa di abitazione sia parzialmente destinata a bed and breakfast. Si tratta di quei casi in cui una o più stanze vengono date in affitto per brevi periodi, offrendo all’ospita anche la colazione.

Presupposto di questo tipo di contratto è che i clienti siano ospitati nella casa dove vive la famiglia, eventualmente mettendo a disposizione anche gli spazi comuni.

In queste ipotesi se il televisore presente nella sala comune fosse lasciato al libero uso dei turisti sarà necessario stipulare un contratto di canone speciale. L’utente a quel punto per evitare di pagare una doppia tassazione dovrà presentare il modulo di esenzione appositamente predisposto.

Posso avere il rimborso del canone Rai?

Ad alcune condizioni è possibile chiedere ed ottenere il rimborso delle quote di canone Rai che sono state ingiustamente addebitate sulla bolletta elettrica. La domanda può essere fatta dal titolare della bolletta, o dagli eredi del defunto a cui faceva capo.

La domanda può essere presentata per via telematica, oppure tramite posta, inserendo nella busta anche una copia di un documento di identità valido agli uffici dell’Agenzia delle Entrate che si occupano di canone.

Il rimborso è autorizzato per gli utenti che abbiano compiuto i 75 anni di età e abbino un reddito familiare complessivo non superiore a 6.713,98 euro.

Inoltre nei casi in cui l’utente avesse già pagato il canone con un bollettino, o lo abbia fatto un suo familiare, o abbia presentato la dichiarazione di non possesso. Possibile infine indicare altre motivazioni che saranno valutate e accettate dall’Agenzia delle Entrate.

Il rimborso, dopo essere stato approvato, viene fatto accreditando la somma sulla prima fattura utile dell’energia elettrica. In alternativa con altre modalità decise dal fornitore purché i tempi non superino i 45 giorni.