Via libera anche quest’anno per tutti gli insegnanti per accedere alla carta del docente. Anzi in realtà libertà di aggiornarsi a spese dello Stato per quasi tutti, visto che anche per quest’anno i precari rimarranno fuori dalla platea dei destinatari del bonus di 500 euro da utilizzare per la formazione continua.

Potrebbe però essere l’ultimo anno, o magari la questione si potrebbe risolvere anche prima visto che è stato depositato un ricorso davanti alla Corte di Giustizia Europea che chiede che il beneficio sia esteso anche a chi abbia un contratto di lavoro solo a tempo determinato.

Le possibilità che il ricorso sia vinto sono piuttosto buone, considerando quali sono state le decisioni della corte in passato. A quel punto probabilmente il Ministero dell’Istruzione si troverà con una valanga di ricorsi che riguarderanno anche i bonus degli scorsi anni. 

Per quanto riguarda i tempi, non c’è da avere troppa fretta. Mediamente una causa dura danti alle corti europea circa otto mesi. Sono poi da aggiungere i tempi necessari ad emettere un provvedimento da parte del Tribunale italiano che ha inviato in Europa il ricorso. Ancora probabilmente sarà necessario che a livello amministrativo si emani qualche regolamento, o decreto per venire incontro alle condizioni mutate.

Che cosa è la carta del docente

Si tratta di un borsellino elettronico che viene messo a disposizione da parte del Ministero della Pubblica Istruzione di tutti gli insegnanti di ruolo, ogni anno. È stata introdotta per la prima volta nel 2016 ed ha lo scopo di contribuire alla formazione dei docenti. Formazione che vista la particolarità del ruolo ricoperto deve essere costante e continua.

Gli insegnati possono presentare la domanda per accedere alla carta del docente utilizzando il loro SPID e seguendo le istruzioni che trovano sul portale dedicato.

Dal momento in cui sarà approvata avranno a disposizione una piccola dote de utilizzare stampando dei buoni spesa con cui recarsi dal negoziante scelto tra quelli che si sono registrati. In alternativa potranno utilizzare i buoni per fare spese on line. Possibile anche scegliere beni o servizi più costosi della somma rimasta a credito, e integrare di tasca propria la differenza.

Perché una carta del docente

La legge sulla Buona Scuola

ha introdotto una novità che consiste nell’obbligo per i docenti di avere una formazione continua, permanente e strutturale.

Questo onere in parte deve essere assunto dai singoli istituti scolastici che si devono preoccupare di fornire al proprio personale le opportunità di formarsi e di migliorare la propria professionalità. Costituisce, però un dovere prima di tutto per il singolo.

Con la nota numero 15219 del 2015 il Ministero dell’Istruzione

indica nella carta dl docente il mezzo per responsabilizzare gli insegnati rafforzandone la professionalità in termini di conoscenze ed esperienze.

In sostanza invece che imporre dei corsi o delle letture si è scelto di offrire la possibilità di decidere in autonomia in che modo indirizzare la propria formazione.

A chi spetta la carta dl docente

I destinatari della carta del docente si trovano andando a leggere il decreto attuativo della legge Buona Scuola. Si tratta di

tutti gli insegnanti di ruolo: quelli che hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato, e che siano dipendenti di istituzioni scolastiche comunque denominate, ma che siano statali.

Tra questi fanno parte sia i docenti che lavorino a tempo pieno che quelli che lavorino solo a tempo parziale. Compresi anche gli insegnanti che stiano completando il periodo di formazione o di prova, purché lo stesso abbia un esito positivo. Compresi anche quelli che non prestano servizio perché distaccati o comandati.

Fanno parte della categoria sia chi svolge attività per così dire ordinaria sia gli insegnanti di sostegno e quelli di religione. Inoltre non ci sono differenze a seconda del tipo di scuola in cui si insegna: bonus valido per chi insegna dalla scuola dell’infanzia, in quella primaria e secondaria e anche a chi lavori in scuole per adulti, o istituti militati. 

Chi è escluso dalla carta del docente

Gli esclusi sono gli insegnanti che dipendono da scuole private, anche parificate. Inoltre tutti quelli che non abbiano un contatto di lavoro a tempo indeterminato, anche se magari coprono delle supplenze annuali. Esclusi anche i docenti in pensione, dal momento in cui termina il contatto di lavoro a favore del pensionamento.

Niente bonus neppure per i dirigenti scolastici e per il personale Ata. Si intende con quest’ultimo termine il personale scolastico che si occupi di amministrazione o che a vario titolo svolga attività di supporto all’insegnamento o di vigilanza.

Per quanto riguarda i docenti che siano stati sospesi, vige una sorta di congelamento per la carta del docente. In questo caso non sarà più possibile accedere al proprio profilo e al proprio borsellino, ma solo per il periodo della sospensione. Quando sarà terminata, se il contratto di lavoro continuerà a rimanere attivo, sarà possibile nuovamente godere del bonus.

A quanto ammonta la carta del docente

La somma messa a disposizione con la carta dl docente secondo quanto disposto dalla legge numero 107 del 2015 è per tutti di 500 euro. Non ci sono differenze a seconda del tipo di contratto: a tempo pieno o part time. Anche chi svolga servizio a tempo parziale ha diritto alla stessa cifra.

Cifra che dovrà essere possibilmente spesa entro l’anno scolastico per il quale è stata erogata. Comunque negli ultimi anni gli insegnanti che avessero avanzato qualcosa, lo hanno sempre trovato nel proprio borsellino l’anno successivo e hanno potuto usufruirne.

Che cosa comprare con la carta dl docente

Premesso che la carta del docente è personale e non è cedibile, non pone ai destinatari altri vincoli se non quello di usarla esclusivamente per acquistare beni o servizi che abbiano una connotazione culturale o che abbiano a che fare con la materia di insegnamento.

Possono quindi essere acquistati libri sia digitali che cartacei, riviste o giornali, corsi attinenti con le proprie competenze. Compresa anche musica, ma non i supporti per ascoltarla. Allo stesso modo via libra a programmi per computer, ma non all’acquisto dei computer stessi.

Possibile usare la carta del docente per accedere a musei, teatri, cinema, mostre o concerti. Inoltre per pagare le quote di iscrizione a corsi di aggiornamento, a corsi di laurea o a master. Se sono attinenti con la materia insegnata, possibile spendere il bonus in strumenti musicali o partecipando a corsi di lingue.

Un limite alla possibilità di scelta è quello dato, oltre che dal prezzo, ma questo può essere bypassato decidendo di integrare il bonus con i propri soldi, se quanto rimasto non bastasse a coprire il costo del bene scelto.

Altro limite è dato agli stessi negozianti, che non sono obbligati ad aderire all’iniziativa, visto che poi devono sobbarcarsi tutto l’iter per chiedere il rimborso dei buoni che gli sono stati consegnati in cambio della merce.Solo i commercianti che hanno deciso di iscriversi sul portale della carta del docente sono quelli presso cui è possibile rivolgersi.

Prima di ritirare la merce sarà necessario stampare un buono dove è già riportato sia il nome del docente che quello del venditore e il valore della merce. Se al monento dell’acquisto ci si accorgesse che ci sono delle differenze di prezzo, il buono dovrà essere annullato e ne dovrà essere emesso un altro.

La vicenda giudiziaria della carta dl docente

La vicenda parte come spesso succede per le questioni che finiscono davanti ai tribunali da lontano. Il ricorso contro l’esclusione dal diritto di godere della carta del docente è stato presentato davanti al Tribunale di Vercelli da una insegnante precaria piemontese.

Il Tribunale ha valutato che la questione fosse di competenza della Corte di Giustizia europea e ha trasmesso il fascicolo al tribunale internazionale.

La corte si è già espressa con un sì per la carta del docente a tutti

Quello che fa sperare i precari che le loro istanze saranno accolte è la giurisprudenza della Corte di Giustizia che pur non occupandosi direttamente di una questione riguardante l’Italia ha già esaminato un tema simile a questo.

Ricordiamo che le decisioni delle corti europee pur non essendo applicabili in modo diretto costituiscono comunque un vincolo da rispettare sia per i tribunali che per il parlamento di tutti i paesi dell’Unione Europea, che devono adeguarvisi con sentenze coerenti o modificando la legislazione, in base alle rispettive competenze.

In quel caso a proposito di un esposto presentato da degli insegnanti spagnoli precari aveva disposto che dovessero avere diritto, non solo a godere dei contributi stanziati per garantire la formazione continua, ma che dovessero ricevere anche quelli per i sei anni precedenti. La Corte di Giustizia

aveva poi fissato il principio secondo cui per quanto riguarda la formazione gli insegnanti privi di un contatto a tempo indeterminato dovessero essere parificati con quelli di ruolo.

Cosa succede se il ricorso per la carta dei docenti avrà esito positivo

Se la Corte di Giustizia si esprimerà a favore dei docenti precari, la questione tornerà al Tribunale di Vercelli che potrà emettere una sentenza a favore della ricorrente.

A quel punto l’insegnante avrà diritto ad ottenere, se già lavorava tutte le somme che le sarebbero spettate a partire dal 2016: quando è entrata in vigore la legge che ha introdotto l’obbligo della formazione permanente e il bonus insegnanti.

E tutti gli altri docenti che si trovano nella stessa condizione? Per loro le possibilità sono due: la prima che sia il Ministero dell’Istruzione a decidere per un cambio di rotta e che preveda la carta del docente anche per questa categoria. Si tratterà poi di vedere in che modo verranno gestiti anche gli arretrati.

La seconda possibilità è che tutti gli insegnanti che ritengano di essere stati discriminati e che sono nella condizione per fare ricorso presentino in autonomia, o con una causa collettiva, un ricorso e si facciano riconoscete il loro diritto. 

A quel punto rimarrà ancora da fare i conti con il problema che abbiamo sottolineato prima: quello del tetto di spesa che viene fissato ogni anno nella legge di bilancio, che non potrebbe essere sufficiente a soddisfare tutte le domande.