Insulti, accuse, derisioni, infamie, ingiurie, isolamento, emarginazione, sabotaggio, atteggiamenti persecutori, violenza verbale, finanche violenza fisica. Sono solo alcuni degli aspetti che rientrano nel concetto di mobbing, persecuzione sociale che avviene nell'ambito lavorativo, nei confronti di un soggetto che viene portato all'esasperazione, fino a a quando, purtroppo, non decide di dimettersi.

Il mobbing, nei casi gravi, può arrivare anche a concretizzarsi in violenza e aggressione fisica. Ti ritrovi, purtroppo, ad essere vittima di mobbing? Come puoi difenderti e come puoi far valere i tuoi diritti?

Innanzitutto iniziamo col dire che il mobbing è sempre un atteggiamento illegittimo, ed è in ogni caso un illecito civile, ma che in alcune circostanze può addirittura rientrare nel reato penale di lesioni personali o omicidio colposo.

Lo ha stabilito una sentenza della Corte di Cassazione (Cass. sent. n. 44890/2018) nella quale i giudici hanno stabilito prima di tutto un nesso di causalità tra le condotte di mobbing perpetrate dal datore di lavoro e le lesioni lamentate dalla vittima, il dipendente. 

La Cassazione dopo aver esaminato tutte le prove (condizioni di salute della vittima e  testimonianze dei colleghi) ha ritenuto opportuno far rientrare questo caso di mobbing nel reato penale di  lesioni personali viste le conseguenze psicofisiche lamentate dal dipendente e provate in giudizio dai medici legali.

Mobbing: la responsabilità del datore di lavoro

Quando il mobbing da illecito civile diventa reato penale, il giudizio non si conclude mai solo con il risarcimento dei danni alla vittima, ma è prevista anche la reclusione da sei mesi a tre anni per il datore di lavoro, responsabile penale e civile dell'ambiente di lavoro. 

Il datore di lavoro, infatti, secondo il nostro ordinamento  è il  responsabile della salute psicofisica e della sicurezza dei lavoratori dipendenti. Sta a lui verificare che nell'ambiente di lavoro nessuno subisca mortificazioni o frustrazioni, isolamento o condotte persecutorie.

Il mobbing, di solito, si attua con l'obbiettivo di distruggere la dignità professionale e personale di un soggetto, con l'obbiettivo di spingerlo a dare le dimissioni.

E quando le condotte perpetrate dal datore o da altri colleghi rientrano in condotte criminose secondo il codice penale, il mobbing costituisce reato penale a tutti gli effetti. 

Quando si decide di denunciare una condotta di mobbing, la difficoltà principale sta proprio nella necessità di dimostrare le condotte attuate dai carnefici e i danni prodotti. Approfondiamo l'argomento.

Che cos’è il mobbing?

Il termine deriva da una parola inglese, da un verbo precisamente: To Mob, ovvero assaltare, assalire

Questo termine, ormai da anni, serve per descrivere alcune condotte che si verificano negli ambienti di lavoro quando un lavoratore viene preso di mira da colleghi o, peggio, dal datore di lavoro o altri superiori

Il mobbing si concretizza in condotte svariate: offese, ingiurie, risatine, battutine, isolamento ed emarginazione, violenza verbale e a volte fisica, con l'unico scopo di distruggere la dignità personale e lavorativa della vittima e costringerlo a dimettersi.  

Il mobbing include sia elementi oggettivi, come le condotte lesive espletate dai carnefici, sia un elemento psicologico e soggettivo, ossia il fine espulsivo che si vuole conseguire.

Come abbiamo detto sopra, il mobbing è sempre un illecito civile, ma affinché si concretizzi un reato penale, deve avere una durata di almeno sei mesi e deve concretizzarsi in condotte costanti e lesive. In questo modo rientra nel reato di lesioni personali e prevede la reclusione da sei mesi a tre anni.

Quali problemi di salute può sviluppare una vittima di mobbing?

La vittima di mobbing sviluppa patologie e problemi di salute in seguito a questo odioso fenomeno che provoca stress, attacchi di panico e ansia, e una costante paura debilitante. E il giudice in giudizio valuterà attentamente questi aspetti, con l'aiuto di qualche esperto.

Tra le malattie che una condotta costante di mobbing può provocare ci sono:

aritmie, tachicardie, ipertensione, attacchi di panico e stati di ansia, insonnia, sfoghi della pelle, malattie all'apparato gastrointestinale (da sempre considerato il nostro secondo cervello), problemi a relazionarsi con le altre persone anche al di fuori dell'ambiente di lavoro, insicurezza, depressione, pensieri di suicidio.

Questi possono integrare un serio danno biologico della vittima che, di solito, porta ad un risarcimento del danno. 

Secondo il nostro ordinamento è il datore di lavoro il responsabile della sicurezza psicofisica dei suoi dipendenti, ed è per questo motivo che la vittima di mobbing potrà agire nei confronti della propria azienda.

Quali sono le conseguenze del mobbing sul datore di lavoro?

Sul piano civilistico il datore di lavoro può essere chiamato a risarcire il dipendente sulla base del danno biologico provato e stabilito.  

Ma il reato, come abbiamo detto prima, può diventare anche penale a seconda delle conseguenze che ha provocato sulla vittima. Può rientrare nel reato di lesioni personali o di omicidio colposo.

Si aprirà un vero e proprio procedimento penale al termine del quale, oltre al risarcimento danni, il datore di lavoro potrebbe essere condannato ad una pena detentiva dai sei mesi ai tre anni.

Se sei vittima di mobbing come puoi dimostrarlo?

L'onere della prova grava sul dipendente vittima di mobbing. Questo significa che sarà lui a provare di essere oggetto di mobbing sul luogo di lavoro e in che modo, sarà lui a provare da quanto tempo va avanti questa condotta da parte dei colleghi e/o del datore e sarà sempre lui a provare i danni subiti a livello di salute psicofisica. 

A questo proposito possono essere portate in giudizio anche le  perizie medico-legali che certificano la lesione permanente dell’integrità psicofisica determinata dal mobbing.

Il giudice inoltre, come stabilito dalla sentenza di cassazione citata sopra, potrà a sua discrezione richiedere anche delle prove testimoniali.

La difficoltà di provare il mobbing deriva anche dal fatto che, spesso, i testimoni da citare in giudizio sono dei colleghi del lavoratore e convincerli a testimoniare magari contro il loro datore di lavoro, rischiando poi di perdere il posto, potrebbe non essere facile.

Le diverse tipologie di mobbing

Mobbing verticale: Si concretizza quando le condotte persecutorie, isolanti o ingiuriose vengono sistematicamente messe in atto da un superiore gerarchico o dal datore di lavoro nei confronti di un dipendente. 

Mobbing orizzontale: le condotte illecite vengono poste in atto dai colleghi di pari livello della vittima.

Mobbing dal basso: le condotte persecutorie sono realizzate dai sottoposti nei confronti del superiore gerarchico.

Esempi di mobbing 

Il mobbing può concretizzarsi con una marea di condotte diverse tra di loro. Elenchiamone alcune:

1) Il demansionamento. Il lavoratore viene obbligato a svolgere mansioni inferiori rispetto alle precedenti, oppure, peggio ancora, viene costretto a non fare proprio nulla.

2) L'abuso dei procedimenti disciplinari;

3) Negazione di permessi e ferie;

4) Pretesa di straordinari;

5) Offese e ingiurie;

6) Sovraccarico di lavoro;

7) Molestie sessuali;

8) Isolamento ed emarginazione;

9) Nessuna possibilità di fare carriera;

10) Soprusi e ambiente di lavoro fortemente ostile;

Mobbing: come e quando denunciare?

Il mobbing è prima di tutto un illecito civile che prevede dunque un risarcimento del danno biologico subìto dalla vittima. Ma può anche diventare un reato penale, quando i comportamenti messi in atto sono talmente gravi da applicarsi le norme riguardanti la lesione personale ( o in casi estremi l'omicidio colposo).

Il responsabile civile è il datore di lavoro, il quale deve sorvegliare l'ambiente di lavoro e fare in modo che non sia lesivo per la salute di alcuno.

Il danno subìto dal mobbing sarà valutato da una perizia medico legale che permetterà di quantificare economicamente il danno biologico e patrimoniale subito. Il danno biologico è quello che concerne la salute, quello patrimoniale riguarda tutte le spese che la vittima ha sostenuto (mediche, medicinali, riabilitazione eccetera).

Se, come abbiamo detto prima, dal mobbing sono state causate addirittura lesioni personali, allora si entra nel campo del penale. A quel punto il il datore di lavoro sarà chiamato a rispondere anche di questo reato, con il rischio delle reclusione da 6 mesi a tre anni

Elemento oggettivo e soggettivo del mobbing

Chi mette in atto la condotta di mobbing, applica una serie di comportamenti vessatori e persecutori, lesivi della professionalità e della persona della vittima. 

Questi comportamenti, protratti nel tempo (almeno sei mesi) caratterizzano l'illecito da un punto di vista oggettivo. Dal punto di vista soggettivo, invece, ci deve essere l'intenzione da parte del datore di lavoro di arrecare danno alla vittima. Questo è stato stabilito dalla sentenza del Tribunale Roma sez. lav., 15/12/2020, n.8703.

Presupposti del mobbing

Affinché possa verificarsi il mobbing, devono essere messi in atto una serie di comportamenti leciti o illeciti, persecutori e vessatori, prolungati nel tempo, da parte del datore di lavoro, di un supervisore o di altri colleghi.

1) ci deve essere un danno alla salute o alla dignità della vittima;

2) il pregiudizio subito dalla vittima deve aver eun nesso con la condotta posta in atto dai mobbizzanti; 

3) ci deve essere l'intento persecutorio da parte dei carnefici;

L’elemento qualificante del mobbing non va tanto ricercato nei singoli comportamenti vessatori messi in atto, quanto nell'intento esclusivo e mobbizzante che li accomuna. Tale intento soggettivo, deve essere desunto dal giudice, chiamato a prendere una decisione.  Dalle condotte del datore o degli altri colleghi deve apparire un intento univoco che dimostri una volontà persecutoria nei confronti del dipendente vittima o volontà di nuocere o comunque di svilire in qualche maniera, la vittima

Anche se a verificarsi è solo il mobbing orizzontale, quello fra colleghi per intenderci, si concretizza ugualmente la responsabilità del datore di lavoro, anche se colposa. Questo perché come abbiamo già ribadito, è il datore di lavoro che non ha vigilato e non ha posto in essere tutte le cautele necessarie affinché nessun dipendente ricevesse dei danni sul luogo di lavoro.