Come si esce dal condominio: procedure e criteri per "staccarsi" dal contesto condominiale

Vivere in condominio può essere impegnativo e lo sappiamo tutti. Ecco quali sono le possibilità e le procedure per staccarsi dagli obblighi condominiali.

Uscire dal condominio, si può? Sì, ma in determinate circostanze

Vivere in un condominio comporta una serie di obblighi e responsabilità, tra cui la partecipazione alle spese comuni e il rispetto delle regole stabilite dal regolamento condominiale. Tuttavia, ci sono situazioni in cui i proprietari desiderano uscire dal condominio per vari motivi. Andiamo a vedere da vicino quali sono le circostanze in cui è possibile abbandonare un condominio, i doveri dei condòmini e le procedure da seguire per separarsi dal condominio.

Quando si fa parte di un condominio?

Per far parte di un condominio, non è necessaria alcuna manifestazione di volontà specifica. Basta essere titolari di almeno una unità immobiliare che condivide parti comuni, spazi o servizi con altri condomini.

Questa situazione si verifica solitamente quando le unità immobiliari sono vicine tra loro, all'interno di un palazzo (condominio verticale) o fianco a fianco (condominio orizzontale).

Quali sono gli obblighi dei condòmini?

Essere un condòmino comporta obblighi specifici, il principale dei quali è contribuire alle spese necessarie per la manutenzione, la conservazione e la gestione delle parti comuni dell'edificio.

Inoltre, è importante rispettare le regole e le prescrizioni contenute nel regolamento condominiale, ove presente. I condòmini hanno il diritto di partecipare alle assemblee per prendere decisioni sull'amministrazione del condominio e di utilizzare le parti comuni.

Si può uscire da un condominio?

La risposta è sì: la legge prevede che, in determinate circostanze, è possibile separarsi dal condominio. Questo è fattibile quando un edificio (o un gruppo di edifici appartenenti a proprietari diversi) può essere diviso in parti che hanno le caratteristiche di edifici autonomi.

Ma, attenzione, questa separazione non può riguardare una singola unità immobiliare; la richiesta deve provenire da almeno un terzo dei comproprietari interessati, e le unità coinvolte devono avere caratteristiche strutturali di edifici autonomi.

Come ci si stacca dal condominio nella pratica?

Lo scioglimento del condominio e la separazione delle unità immobiliari interessate devono essere deliberati dall'assemblea a maggioranza degli intervenuti rappresentanti almeno la metà del valore dell'intero edificio (500 millesimi).

Se l'assemblea non approva, la richiesta può essere presentata in tribunale da almeno un terzo dei comproprietari interessati.

Le spese per l'attuazione dello scioglimento sono a carico dei condòmini richiedenti.

Condominio: cos’è lo scioglimento delle parti comuni?

Lo scioglimento del condominio non comporta necessariamente la divisione di tutte le parti comuni. Secondo la legge, alcune parti comuni possono rimanere in condivisione con gli originari partecipanti, a meno che tale divisione non comporti un disagio significativo per ciascun condomino e sia approvata da tutti i condòmini.

Quindi, lo scioglimento del condominio riguarda principalmente la separazione delle unità immobiliari e non la divisione delle parti comuni.

In conclusione, uscire da un condominio è possibile in determinate circostanze, ma le procedure sono regolate dalla legge e richiedono il coinvolgimento di una parte significativa dei condòmini. Sarebbe estremamente utile consultare un legale esperto in diritto condominiale per comprendere appieno le possibilità e i requisiti specifici per la separazione dal condominio, nonché restare costantemente aggiornati sulle attuali riforme e ultime novità sui condomini.

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