Si parla tanto di autocertificazione in riferimento al foglio che tutti ci dobbiamo portare dietro quando usciamo di casa, nei periodi in cui ci troviamo in zona rossa o arancione. Questo tipo di documento, però è molto di più del via libera per circolare in tranquillità. È qualcosa che esiste da tempo nel nostro ordinamento e che ci permette di certificare molti dai dati personali che ci riguardano. Ha lo stesso valore di quelli che un tempo ci venivano rilasciati allo sportello di un ufficio pubblico, ma ci permetto un discreto risparmio di tempo e di soldi.

Non solo è una facoltà, per chi se ne voglia avvalere, ma a partire dal 2020 tutta una serie di qualità personali non possono più essere provate con un certificato, ma solo con una dichiarazione dell’interessato. Una bella comodità e un passo positivo verso la semplificazione. Ma non un modo per chi voglia fare il furbo di attestare quello che vuole. Dichiarare il falso attraverso questi documenti è sì facile, ma in caso i controlli rilevino che ci sia stata una falsa dichiarazione la legge è piuttosto severa.

Come è fatta un’autocertificazione

Si tratta di un foglio in carta libera, cioè che non richiede il pagamento di nessuna tassa, o di apporre marche da bollo, perché abbia valore legale. Esiste un modello standard che deve essere rilasciato a richiesta da ogni amministrazione e può essere compilato anche sul posto. Sono comunque facilmente reperibili su internet modelli sia in word che in PDF. Bisogna solo avere l’accortezza di cercare il modello generico, per evitare di incappare in quello necessario per spostarsi in periodi di restrizioni Covid. Quest’ultimo è piuttosto diverso, da quello generico, perché diverse sono le sue finalità.

Nel modello

dovranno essere indicati nome e cognome, codice fiscale, data di nascita, residenza e la dicitura "consapevole che chiunque rilascia dichiarazioni mendaci è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali in materia, ai sensi e agli effetti dell’art. 46 D.P.R. n, 445/2000". Segue uno spazio dove indicare i dati che si intendono certificare, la data e la firma. Quest’ultima non richiede di essere autenticata.

Quali dati posso inserire in un’autocertificazione

In un’autocertificazione possono essere dichiarati quasi tutti i dati per i quali in passato era necessario farsi rilasciare un documento da una pubblica amministrazione. Si tratta di tutti i dati relativi alla nascita: data e luogo. Inoltre la cittadinanza, la residenza, la composizione del proprio stato di famiglia. Via libera anche a tutte le informazioni che riguardano i titoli di studio, le iscrizioni agli albi professionali, eventuali esami sostenuti o qualifiche professionali acquisite. 

Autocertificazione valida anche per una serie di dati di tipo fiscale. Quindi può essere inserito nel modulo il codice fiscale, la partita IVA e tutti i dati reperibili nell’anagrafe tributaria. Parimenti sono dichiarabili in questo modo la situazione reddituale e l’essere in regola con il pagamento di tributi e di tasse.

Anche il certificato penale e quello dei carichi pendenti possono essere autocertificati, così come l’assenza di provvedimenti relativi all’applicazione di misure di prevenzione, di decisioni civili e di provvedimenti fiscali registrati nel casellario giudiziario. Infine dichiarabile in questo modo anche l’assenza dello stato di fallimento o di liquidazione.

Che cos’è l’autocertificazione sostituiva di un atto notorio

Per atto notorio si intende un atto con il quale si attestano fatti o qualità personali dei quali i dichiaranti sono a conoscenza, ma che non siano reperibili in un registro o in una pratica. Questo atto deve essere fatto davanti a un pubblico ufficiale e prevede la presenza di due testimoni che prestano un giuramento sui fatti su cui affermano di avere una conoscenza diretta.

Con l’articolo 47 del d.p.r. nel 445 del 2000 si stabilisce che

se l’atto notorio riguarda stati, qualità personali o fatti che sono a diretta conoscenza dell’interessato la sua funzione è delegata alla dichiarazione sostituiva di atto notorio.

Quest’ultima è un’autocertificazione scritta e sottoscritta dall’interessato, senza che sia necessario l’intervento dei testimoni e di un pubblico ufficiale. Può riguardare stati e qualità personali che non siano reperibili in un ufficio pubblico e che riguardino la sua persona e quella di altri, nel caso ne abbia diretta conoscenza e ne abbia un interesse.

Che cos’è l’autocertificazione per spostarsi

Si tratta di una novità introdotta in tempo di pandemia da covid 19 e tristemente nota a tutti. Con questo documento, per il quale è stato messo a disposizione un modello dal Ministro dell’Interno, non si dichiara qualcosa di reperibile in un ufficio pubblico. Con questa autocertificazione in sostanza si dichiarano le ragioni per cui ci si trova al di fuori della propria abitazione. Di volta in volta il Governo stabilisce, a seconda della situazione sanitaria, quali sono i motivi validi che esentano dall’obbligo di rimanere chiusi in casa.

Non viene punito chi non ha a portata di mano l’autocertificazione, perché una copia viene fornita dalle forze dell’ordine a chi non ce l’abbia, in caso di controllo, e può essere compilata sul momento. Vengono punite le persone che si trovano dove non dovrebbero essere o che non hanno giustificazioni valide. La legge prevede una sanzione amministrativa che va dai 300 ai 3.000 euro, aumentabile fino a un terzo, se chi è stato fermato si sta muovendo con un autoveicolo. Nel caso, a seguito di controlli successivi, si riscontrino dichiarazioni false nell’autocertificazione si applicherà l’articolo 495 del codice penale che prevede il carcere fino a 6 anni per chi fornisce informazioni false in un documento pubblico.

Chi può presentare un’autocertificazione

Un’autocertificazione può essere presentata dai cittadini italiani e dai cittadini dell’Unione Europea senza limiti. I cittadini provenienti da paesi extraeuropei possono parimenti presentarla, ma devono essere in possesso di regolare permesso di soggiorno. Possono inoltre ricorrere a un’autocertificazione solo per i dati attestabili dalle pubbliche amministrazioni.

Di solito possono essere autocertificati solo dati che riguardano la persona che firma il documento. Ci sono però delle eccezioni. Si tratta del caso in cui sia necessario certificare dati che riguardino un minore, un interdetto, un incapace di intendere e di volere per infermità di mente. In queste ipotesi l’autocertificazione potrà essere rilasciata solo da chi eserciti la potestà genitoriale o dal tutore. Nel caso dell’inabilito, potrà essere rilasciata dallo stesso, ma con l’assistenza del curatore. Anche l’analfabeta o la persona che non possa per varie ragioni firmare, può presentare autocertificazione, ma solo davanti a un pubblico ufficiale che verifiche la corrispondenza dei dati scritti sul foglio con le intenzioni del dichiarante.

Quando posso presentare un’autocertificazione?

Le autocertificazioni non solo possono, ma devono essere presentate in tutti i casi previsti dalla legge. A partire dal 2012 la legge ha fissato un obbligo per tutte le pubbliche amministrazioni di chiedere e accettare solo autocertificazioni. Anche nel caso un soggetto volesse produrre un certificato classico non lo potrà più fare.

Fino al 2020 i certificati erano ancora validi per i rapporti tra privati. Non costituivano comunque un obbligo, perché la legge stabiliva che in quel caso potevano essere usate le autocertificazioni per i privati che vi acconsentivano. Quindi una facoltà subordinata al consenso di entrambe le parti. Con la legge 151 del 2020 l’opzione del consenso è stata abrogata, generalizzando per qualsiasi tipo di contratto tra privati o col pubblico, l’autocertificazione. Per snellire le procedure ai privati è stata fornita una proceduta più snella per accedere agli archivi e agli uffici pubblici e controllare la correttezza dei dati inseriti nell’autocertificazione.

Qual è il valore temporale di un’autocertificazione

Le autocertificazioni hanno lo stesso valore del certificato che sostituiscono. Fanno piena prova di quanto in esso dichiarato e non richiedono che in aggiunta sia presentato null’altro.

Il valore non ha limiti temporali di scadenza quando siano certificati dati che non mutano nel tempo. Si tratta per esempio della data o del luogo di nascita. Hanno invece una durata limitata, di soli sei mesi, tutte le autocertificazioni che attestano dati che possono cambiare nel corso della vita. Per esempio la presenza di precedenti penali, oppure la dichiarazione di essere coniugato. In questi casi, allo scadere dei sei mesi l’autocertificazione andrà nuovamente compilata

Come viene punito chi dichiara il falso in una autocertificazione.

La legge 445 del 2000, che è la principale norma che si occupa di autocertificazione dice che chi rilasci dichiarazioni mendaci è punito ai sensi del codice penale e delle leggi speciali. Le sanzioni per chi compila l’autocertificazione con dati inesatti vanno cercate nell’ambito della normativa penale generale.

Un primo articolo che ci aiuta è il 483 del codice penale che dice

chiunque attesta falsamente a un pubblico ufficiale, in un atto pubblico, fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità, è punito fino a due anni di reclusione. Se la dichiarazione è relativa a atti dello stato civile la reclusine non può comunque essere inferiore a tre mesi.

L’articolo 495 del codice penale

punisce da uno a sei anni di reclusione chi attesta falsamente l’identità, lo stato o qualità della propria o di un’altra persona.

Perché ci sia reato è necessaria la presenza del dolo. La persona che fa la dichiarazione deve essere consapevole che quello che ha dichiarato è falso. Non ha invece valore il fatto che affermi, per esempio che non sapeva che mentire fosse penalmente sanzionabile. 

Se nel corso di un controllo la pubblica amministrazione rilevi che nell’autocertificazione siano state fatte delle dichiarazioni non veritiere, il soggetto interessato, indipendentemente dal fatto che abbia commesso o meno reato, decade dal beneficio che ha ottenuto con la falsa o errata attestazione.