Si possono rifiutare le dimissioni dell'amministratore dall'assemblea di condominio?

L'amministratore di condominio può decidere di dimettersi, per giusta causa, ma seguendo regole e tempistiche precise. L'assemblea di condominio può opporsi e rifiutare le dimissioni?

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L’amministratore è una figura obbligatoria per legge in tutti i condomini, a meno che non si tratti di condomini di piccole dimensioni. La nomina dell’amministratore è compiuta dell’assemblea, l'organo decisionale più importante del condomino. La deliberazione deve essere adottata con il voto unanime della maggioranza degli intervenuti, rappresentante almeno la metà del valore millesimale dell’edificio.

L’incarico conferito all’amministratore possiamo definirlo come una sorta di “tempo determinato”, ovvero vale un anno e può essere confermato, rinnovato oppure revocato. Il quorum per decidere l’eventuale revoca è lo stesso della nomina.

Anche lo stesso amministratore può rinunciare al suo incarico e dimettersi. In questo caso, sorge una domanda: l’assemblea di condominio può rifiutare le dimissioni? È valido un verbale simile? Cosa accade in un’ipotesi del genere?

Prima di rispondere a queste domande, spieghiamo cosa deve fare l’amministratore per dimettersi, analizzando tutto l’iter da seguire.

Amministratore di condominio: cosa deve fare per dimettersi

L’amministratore di condominio che intende rassegnare le dimissioni deve seguire un iter specifico.

Il primo passo è quello di informarsi e conoscere eventuali restrizioni o limiti che potrebbero influire sulle dimissioni. Le dimissioni devono essere comunicate ufficialmente al condominio, tramite una lettera formale inviata a tutti i condomini, nella quale vengono indicati i motivi delle dimissioni e la data prevista per la cessazione delle funzioni.

La lettera ai condomini deve essere inviata prima della convocazione dell’assemblea, in modo tale da dare ai condomini il tempo necessario per cercare altri amministratori e portare i preventivi all’adunanza.

Quindi, dopo aver comunicato la volontà di dimettersi, l’amministratore deve convocare l’assemblea di condominio per avviare il processo di nomina di un nuovo amministratore. Naturalmente, l’assemblea deve essere convocata con un preavviso adeguato.

Dopo aver discusso le dimissioni dell’amministratore uscente, si provvede a presentare le candidature per eleggere il nuovo amministratore.

Quando può dimettersi

Durante l’iter per rassegnare le dimissioni, è fondamentale che l’amministratore segua regole ben precise per garantire una corretta e ordinata transizione.

A tal proposito c’è una regola molto importante; l’amministratore deve rispettare le clausole e le disposizioni stabilite nel contratto, dove possono essere inclusi il rispetto dei tempi di preavviso e l’obbligo di consegnare tutti i documenti e le informazioni pertinenti al condominio.

Come abbiamo già detto, ma è opportuno precisarlo ulteriormente, l’amministratore di condominio deve fornire un preavviso adeguato prima di dimettersi. Questo periodo di preavviso può variare a seconda delle disposizioni contrattuali oppure delle norme statuarie del condominio.

Solitamente, si adotta un preavviso di almeno 30 giorni. Un periodo di tempo sufficientemente adeguato a consentire al condominio di organizzarsi e nominare un nuovo amministratore.

Quando può dimettersi, quindi? le dimissioni possono essere rassegnate in qualunque momento, l’importante è che vengano effettuate in modo e in tempo tali da consentire al mandante di far fronte alla rinuncia e nominare un sostituto.

La compagine, se le dimissioni vengono presentate senza giusta causa, può agire contro di lui. In quali casi il condominio può far causa all’amministratore?

  • Se non giustifica le dimissioni;

  • Se rinuncia all’incarico non concedendo ai condomini un congruo lasso di tempo per trovare un sostituto.

L’assemblea di condominio può rifiutare le dimissioni dell’amministratore?

Fatte queste doverose premesse, analizziamo a fondo la questione e rispondiamo alle domande che ci siamo posti.

L’assemblea di condominio non può rifiutare le dimissioni dell’amministratore, neppure se votasse all’unanimità per la riconferma dell’incarico. C’è solo un modo per scongiurare la rinuncia al mandato: le dimissioni devono essere ritirate spontaneamente dall’amministratore.

Nel caso specifico, la delibera con cui l’assemblea respinge le dimissioni dell’amministratore è priva di valore giuridico. In sostanza, il rifiuto dell’assemblea si potrebbe interpretare tuttalpiù come un’esortazione all’amministratore a continuare nel suo incarico.

Cosa succede se l’assemblea non conferisce il mandato a nessun altro? Non nominando un nuovo amministratore, quello uscente può agire in tal modo:

  • Chiedere al giudice la nomina di un sostituto, se i condomini sono più di otto e, quindi, la figura dell’amministratore è obbligatoria;

  • Imporre la consegna della documentazione a uno dei condomini, dove il ricorso al giudice non sia consentito per la facoltatività della nomina (nei condomini con non più di otto proprietari).

In ogni caso, l’amministratore dimissionario rimane in carica solo ed esclusivamente per seguire le attività urgenti, fin tanto che non venga nominato un suo sostituto.

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