Torna con la quarta ondata di Covid uno dei problemi che hanno maggiormente assillato i genitori, dall’inizio della pandemia: cosa faccio con i figli? Adesso che la scuola non sempre è un posto sicuro dove lasciare i più piccoli, oppure non è accessibile a causa di malattia, torna il problema di trovare una collocazione per i bambini, che non sono ammalati in modo grave perché asintomatici, oppure perché messi in quarantena, o ancora condannati alla didattica a distanza.

Il governo vista la proroga dello stato di emergenza e vista il periodo complicato che stiamo affrontando a causa della variante Omicron che ha innalzato in modo esponenziale contagi e quarantene da contatto ha deciso di prorogare fino al 31 marzo di quest’anno anche le modalità agevolate con cui accedere ai congedi parentali resi necessari da problematiche collegate al covid 19.

Possono quindi tirare un sospiro di sollievo tuti i genitori che alla scadenza del decreto precedente fissato al 31 dicembre si erano trovati nella condizione di dover scegliere, vista l’assenza di altre alternative di rimanere a casa senza stipendio per seguire i figli confinati tra le quattro mura domestiche.

Le regole sono sostanzialmente quelle del decreto precedente, con la presentazione solo in modalità telematica utilizzando gli strumenti già attivi nel caso i richiedenti siano lavoratori dipendenti. Facoltà confermata anche per i lavoratori autonomi sia iscritti all’INPS che a una gestione separata, che invece dovranno attendere per inoltrare le richieste che la procedura sia aggiornata.

Cosa è il congedo parentale

Troviamo una chiara definizione del termine congedo parentale sul sito dell’INPS dedicato agli approfondimenti.

Si tratta di un periodo in cui i genitori si possono assentare dal posto di lavoro per prendersi cura dei figli, senza per questo perdere il diritto a rientrare, o avere ripercussioni di altro tipo.

Hanno diritto a questo tipo di congedo i lavoratori subordinati, ad esclusione di quelli domestici, quelli che lavorino a domicilio e quelli sospesi o disoccupati. La durata del congedo parentale è un massimo di dieci mesi, che possono essere goduti entro i primi dodici anni di vita del bambino.

I genitori ne possono usufruire in modo alternato, tenendo conto che i congedi dei due si cumulano e che valgono per ogni figlio. Chi ha più di un bambino ha diritto allo stesso numero di mesi di astensione per ognuno dei piccoli.

Durante le assenze ai genitori spetta una frazione dello stipendio calcolata in modo diverso a seconda dell’età del bambino fino al compimento degli otto anni.

Dagli otto ai dodici anni decade il diritto a ricevere l’indennità, ma permane quello ad assentarsi dal lavoro senza usufruire di ferie o di permessi pagati e senza rischiare di perdere il lavoro per assenza ingiustificata.

Congedo parentale per covid: cosa cambia

Leggermente diverso invece è il caso in cui i genitori chiedano il congedo parentale a causa della necessità di assistere i figli che non possono recarsi a scuola per ragioni legate alla pandemia da covid 19. In quell’ipotesi cade il tetto massimo di dieci mesi entro i primi dodici mesi di età del figlio e si innalza anche l’età dei ragazzi per i quali si ha diritto a questo strumento.

Il decreto legge 146 del 2021 all’articolo 1 dice che

il genitore convivente di un figlio che abbia un massimo di 14 anni ha diritto ad astenersi dal recarsi al lavoro per un periodo che corrisponda a quello in cui il figlio sia ammalato di covid 19, si trovi in quarantena oppure si trovi in didattica a distanza.

Chiaro che deve trattarsi di situazioni accertate e disposte da un’autorità competente. Quindi la malattia da Covid e la sua durata devono essere attestate dal medico di famiglia, dal pediatra di libera scelta o dall’Asl con un documento che contenga almeno il nome del paziente e la durata della malattia.

La quarantena deve essere stata disposta dall’Asl competente, e vale anche se il contatto con un infetto sia avvenuto in luogo diverso dalla scuola. La didattica in presenza deve essere sospesa per tuti i ragazzi e non può essere una decisione autonoma del genitore che è preoccupato di far entrare il figlio in contatto con compagni che potrebbero contagiarlo.

Chi può fruire del congedo parentale

Possono fruire del congedo parentale uno o entrambi i genitori in modo alternativo. I congedi non sono cumulabili, cioè i genitori non possono assentarsi dal lavoro contemporaneamente. La circolare numero 189 del 17 dicembre 2021 precisa che

questo diritto spetta solo in capo al genitore convivente di un ragazzo che abbia non più di 14 anni. 

La legge però fissa un’eccezione a favore di chi abbia un figlio considerato disabile grave secondo le regole stabilite dalla legge 104 del 1992. In quell’ipotesi cadono sia i limiti di età, sia il vincolo di convivere con il figlio. Inoltre tra le cause che consentono l’accesso al congedo c’è anche quella della chiusura del centro diurno assistenziale normalmente frequentato dal disabile.

Se i genitori sono conviventi possono usufruirne in modo alternato del congedo, scegliendo sia di usufruirne in modo giornaliero, che orario. Per esempio uno dei due si astine dal lavoro al mattino e l’altro al pomeriggio.

Quali somme riceviamo durante il congedo parentale

Per i genitori che hanno la necessità di rimanere a casa con i figli la normativa di riferimento prevede anche che le somme versate per il congedo parentale covid siano ritoccate verso l’alto rispetto a quelle che sono previste per il congedo ordinario. Il decreto legislativo numero 151 del 2021prevede all’articolo 23 che

nel periodo di congedo sia versata una somma pari al 50% della retribuzione.

Si tratta di somme che saranno versate con le stesse modalità utilizzate per liquidare le indennità di maternità e che costituiscono non dei rimborsi o dei bonus, ma redditi da lavoro dipendente. Come tali, quindi saranno sottoposti alla normale tassazione.

Per chi abbia più di un figlio è da ricordare che mentre il diritto a usufruire il congedo parentale sussiste per tutti i figli sia che siano naturali, adottati o in affido, e senza limiti al numero di giornate richieste salvo quelli indicate nei documenti che dimostrano la malattia, la quarantena o la didattica a distanza o chiusura del centro diurno assistenziale.

Nel caso più figli debbano restare a casa contemporaneamente però il diritto all’indennizzo è uno solo.

A chi fare domanda per il congedo parentale

La domanda per usufruire del congedo parentale per covid deve essere presentata all’INPS, che poi provvederà a versare quanto dovuto a titolo di indennizzo. Le domande possono essere fatte solo in modalità telematica utilizzando alcune modalità alternative.

Il primo canale è il portale web di INPS al quale è possibile accedere utilizzando come credenziali, lo SPID, la Carta di Identità Elettronica o la Carta Nazionale dei Servizi.

In alternativa si può contattare il call center che risponde da fisso al numero verde 803 164 in modo gratuito. Da telefono  mobile invece il numero da comporre è 02 164 164 con un costo variabile a seconda del proprio piano tariffario. Infine rivolgendosi a un patronato in modo gratuito.

La domanda potrà essere fatta anche da chi non sia ancora in possesso dei documenti: certificati medici, decreti di chiusura della scuola o del centro diurno, o disposizione della quarantena.

In quel caso, però il richiedente si impegna entro 30 giorni a fornire alla struttura INPS competente per territorio i dati mancanti. In caso non lo faccia la domanda sarà rigettata in modo automatico.

Tutto quanto detto sopra è valido da subito solo per i lavoratori dipendenti, che da subito potranno caricare le loro richieste. Quelli autonomi, invece dovranno attendere una nuova comunicazione dell’INPS che avverrà dopo aver aggiornato il sistema. Il loro diritto all’indennizzo sarà ritardato di qualche giorno, ma rimarrà comunque intatto.

Termini per fare la domanda per il congedo parentale

Le domande sono per forza di cose retroattive, perché solo concluso il periodo di congedo si ha la certezza della durata dell’assenza dal lavoro. Possono essere presentate le richieste per il periodo compreso tra il 22 ottobre 2021, data di entrata in vigore del decreto legislativo, fino al 31 marzo del 2022. 

I lavoratori dipendenti possono inoltre chiedere che i congedi ordinari goduti a partire dall’inizio dell’anno scolastico siano convertiti in assenza per covid se ne ricorrono le condizioni.

Per quanto riguarda il termine ultimo per presentare la domanda la normativa relativa al congedo ordinario prevede che debba essere depositata entro il termine tassativo di un anno dal giorno in cui è concluso il congedo

Con cosa è cumulabile il congedo parentale

La circolare dell’INPS elenca anche tutta una serie di ipotesi in cui, se ci sono due genitori conviventi con il figlio è possibile avere un cumulo tra il congedo parentale e altri tipi di aiuti. Il primo caso è quello in cui uno dei genitori si trovi in malattia. In questa ipotesi, considerato che il suo stato potrebbe renderlo impossibilità a curare i figli, l’altro genitore può chiedere ed ottenere il congedo.

Altro caso è quello in cui uno dei due genitori si trovi in congedo per maternità o per paternità. In questa ipotesi l’altro genitore, se ne ricorono le condizioni può ottenere il congedo parentale covid, ma solo per un figlio diverso.

Nessuna limitazione a chiedere il congedo neppure nell’ipotesi in cui l’altro genitore convivente nel periodo in cui il figlio viene recluso in casa stia usufruendo di un periodo di ferie.

Diritto ad assentarsi dal lavoro anche se l’altro genitore pur non lavorando sia considerato un soggetto fragile, abbia un’invalidità al 100%, o riceva una pensione di invalidità.

Regole più elastiche, poi per i genitori di figli con disabilità grave. In quel caso il congedo per covid è concesso anche nell’ipotesi in cui l’altro genitore stia godendo per lo stesso periodo e per lo stesso figlio dei permessi previsti dalla legge 104, dei congedi straordinari o del prolungamento del congedo parentale.