Copiare al concorso pubblico: reato punito col carcere

La tentazione di sbirciare qualche appunto durante l'esame per un concorso pubblico è forte, anche per chi vuole solo avere la conferma di quanto sa già. Attenzione però, perché copiare a un concorso pubblico è un reato che prevede il carcere.

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Sale la tensione da parte di chi spera nella prossima ondata di concorsi pubblici per avere se non l’agognato posto fisso, almeno la possibilità di entrare nella pubblica amministrazione. Testi da studiare, prove pratiche da preparare, e nell’ansia da esame a qualcuno può venire l’idea di portarsi da casa qualche aiutino, magari di buttare l’occhio sull’elaborato dal vicino di banco per essere sicuri che tutto vada per il meglio.

Forse prima di farlo è meglio fermarsi e rifletterci sopra un attimo. Tanto per cominciare copiare a un concorso pubblico non può essere parificato al copiare per esempio a scuola. Non si tratta di un peccato veniale, magari una scorrettezza di poco conto nei confronti degli altri colleghi. Si tratta di un vero e proprio reato, come dichiarato sia dalla nostra normativa, confermato anche dalla Corte di Cassazione. Attenzione poi a non mettere magari nei guai chi si presta a passarci il proprio elaborato, o ci lascia sbirciare il suo foglio. Anche quello è un reato che ha conseguenze ulteriori oltre a quella dell’annullamento della prova d’esame del concorso pubblico.

Copiare in un concorso pubblico cosa dice la legge

Per trovare una legge che si occupi di chi copia nei concorsi pubblici dobbiamo andare piuttosto indietro. Dobbiamo arrivare fino alla legge 475 del 1925 che all’articolo 1 dice

chiunque in esami o concorsi prescritti o richiesti da autorità o pubbliche amministrazioni per il conferimento di lauree o di ogni tipo di altro titolo accademico o scolastico, per l’abilitazione all’insegnamento o all’esercizio di una professione, per il rilascio di diplomi o patenti presenta come propri dissertazioni, studi, pubblicazioni, progetti tecnici e in genere lavori che non siano opera di altri è punito con la reclusione da tre mesi a un anno. La pena non può essere inferiore a sei mesi qualora l’intento sia conseguito.

La legge è abbastanza ampia per ricomprendere qualsiasi tipo di concorso pubblico: da quello classico che fa ottenere un posto di lavoro, fino agli esami di laurea, o alle abilitazioni a una professione. Saggiamente il legislatore del 1925 non ha fatto riferimento alle modalità con cui si possa copiare in un concorso pubblico. Questo dà il via libera al reato, qualsiasi modalità sia utilizzata. Da quelle classiche del passato, costituite dai bigliettini in tasca, o dalle scritte sulle braccia, passando per l’auricolare attraverso il quale un amico all’esterno dettava il testo, fino agli smartphone. Punibile anche chi abbia l’occhio lungo e riesca a copiare l’elaborato del vicino di banco

Copiare a un concorso pubblico cosa dice la Cassazione

La Corte di Cassazione con la sentenza 32368 del 2010 ha posto un freno definitivo anche a chi cercava di ammantare la copiatura come se fosse una citazione. Con questa sentenza ha infatti deciso che

la pedissequa copiatura costituisce reato anche in presenza dell’indicazione della fonte ove non si abbia il prodotto di uno sforzo mnemonico e di autonoma elaborazione logica.

Nel caso in esame la candidata al concorso pubblico aveva riprodotto in modo preciso, perfino nella punteggiatura in testo tratto da una rivista di settore. La corte di Cassazione ha ritenuto che il fatto che il testo fosse preciso in ogni più piccolo dettaglio avallasse l’ipotesi che ci fosse una copiatura, anche se in effetti la stessa era stata dichiarata indicando la fonte. Diversa sarebbe stata la decisione se lo stesso concetto fosse stato riportato con parole proprie, o con l’aggiunta di un proprio commento che testimoniasse l’impegno del candidato.

Punito chi vende prove d’esame per un concorso pubblico

La stessa legge che ci occupa di chi copia, negli articoli successivi prevede sanzioni pecuniarie amministrative a carico di chi si offra di sostenere le prove d’esame o di procurare il materiale da presentare al concorso pubblico: per esempio tesine o progetti. Questi soggetti sono puniti per il solo fatto di presentare l’offerta, con un’aggravante nel caso si dimostri che questa attività sia abituale.

Essere complici di chi copia a un concorso pubblico è reato

Chi aiuta o anche semplicemente si gira dall’altra parte e finge di non vedere qualcuno che sta copiando, magari anche solo mettendo il proprio elaborato a favore dell’amico è considerato come complice di un reato e quindi punibile. È scontato che a entrambe le parti come prima cosa saranno annullate le prove d’esame e non avranno alcuna possibilità di beneficiare della propria azione scorretta, magari vincendo il concorso pubblico.

Quindi anche chi, non solo si accorge che il vicino sta copiando e non dice nulla, ma lo agevola consentendogli di vedere più facilmente il proprio compito è punito allo stesso modo del copiatore con il carcere fino al massimo di un anno. Ma nel caso per farlo chieda dei soldi la pena è aumentata da un terzo fino alla metà. Infine ulteriore aumento della sanzione nel caso poi lo faccia di professione la pena va da uno fino a tre anni di carcere. Il termine professione non va inteso in senso stretto, ma come quello di persona che abitualmente e in modo abbastanza noto eserciti quell’attività in cambio di denaro.

Per chi copia ai concorsi pubblici possibile il plagio 

Con la sentenza numero 3871 del 2017 la Corte di Cassazione ha alzato il tiro e nel caso di un esame per l’abilitazione professionale, che però può essere esteso anche ai casi di concorsi pubblici ha deciso che

chi copia dal vicino commetta anche il reato di plagio letterario.

Si tratta di un reato punibile autonomamente con il carcere e una multa di entità variabile a seconda della gravità del plagio commesso.

La sentenza è stata motivata sostenendo che quando si scriva un testo quello che conta non è la mera riproduzione di nozioni, ma anche tutto il contorno costituito dal proprio modo di scrivere a dallo stile connaturato in ogni candidato, spesso dall’esprimere proprie opinioni. Secondo la corte vi è sempre, anche se in minima parte, l’elaborazione personale di quanto si è imparato sui testi di studio e questo costituisce una parte essenziale del lavoro finale. 

Quindi questa ipotesi può essere applicata anche a un concorso pubblico nel caso in cui i candidati debbano rispondere a delle domande aperte, oppure debbano presentare un elaborato nel quale esprimono opinioni, commentano o fanno ipotesi, ma non a tutti gli esami vale questa sentenza. Nel caso ci siano dei quiz a risposta multipla, il copiare non sarà plagio letterario, ma solo copiare in un concorso pubblico punito come reato a sé nei modi di cui sopra. Dovranno essere valutate caso per caso le ipotesi in cui per esempio ci sia da dare una risposta, ma questa sia secca e non preveda un contributo di tipo strettamente personale da parte del candidato.

Come si individua chi copia e chi è copiato in un concorso pubblico

Più volte è arrivato davanti al Tribunale Amministrativo Regionale, competente ad occuparsi anche di concorsi pubblici il problema di capire tra due elaborati simili in modo sospetto quale sia quello originale e quale invece la copia. Il TAR della Campania con una sentenza del 2017 ha stabilito che nel caso si individuino due elaborati uguali, in uno dei quali ci siano degli evidenti errori che siano grammaticali, lessicali o di concetto debba essere punito con l’esclusione dal concorso solo quest’ultimo perché la presenza degli errori prova che non avesse la sufficiente dimestichezza con la materia trattata.

Nel caso in esame la commissione esaminatrice aveva annullato entrambi gli elaborati supponendo che i candidati al concorso pubblico fossero stati complici nel compilare la prova d’esame. Il Tribunale Amministrativo ha invece ritenuto che questa scelta fosse troppo semplicistica e che andava considerata illegittima. Questa o qualsiasi altra scelte di una commissione d’esame deve essere preceduta da una attenta istruttoria, e da una motivazione. In sostanza ogni caso va esaminato a sé per verificare chi abbia copiato e se ci sia complicità o inconsapevolezza.

Commissione del concorso pubblico che agevola chi copia

Sanzioni sono previste anche a carico della commissione d’esame nel caso agevoli, una persona che stia copiando, ma anche nel caso si accorga che ci sia una irregolarità e la ignori. Anche in questo caso parliamo di reato, ma visto che non esiste una fattispecie apposita ci dobbiamo rivolgere al codice penale e precisamente all’articolo 323 che dice

salvo il caso che il fatto costituisca reato più grave il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge, o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto intenzionalmente procura a sé o altri un ingiusto vantaggio patrimoniale o arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da uno a quattro anni.

La sanziona qui deriva dal fatto di essere un pubblico ufficiale e di avere l’obbligo di vigilare sul corretto svolgimento del concorso pubblico. Violare una precisa legge ed esserne consapevole è sufficiente per essere imputati del reato.

Sanzioni anche per chi non denuncia chi copia al concorso pubblico

Non solo agevolare, ma anche non denunciare chi copia a un concorso pubblico è considerato un reato per la commissione d’esame. Nel caso per esempio i commissari decidano di annullare la prova d’esame di un soggetto beccato in flagranza di copiatura, oppure leggendo il testo vedano che è palesemente copiato. Il loro obbligo però non si ferma quai, devono infatti anche fare la denuncia del reato, che come abbiamo visto non richiede necessariamente che dalla copiatura si ottengano dei vantaggi, cioè si vinca il concorso pubblico. È sufficiente che ci sia stato l’atto di copiare.

In un’ipotesi di questo tipo la commissione d’esame dovrà rispondere del reato di cui all’articolo 361 del codice penale che sanziona con una multa fino a 500 euro il pubblico ufficiale che ometta di denunciare un reato di cui sia a conoscenza.