Tiene banco anche in questo fine settimana la questione del coprifuoco. Freniamo subito gli entusiasmi, continuerà ancora per un po’ di tempo, ma pare che adesso le forze politiche che vorrebbero prolungarlo stiano diventando più consistenti. Forse già dal 16 maggio, potremo rimanere fuori casa fino alle 23, o magari addirittura fino alle 24. In attesa di quali saranno le decisioni del Governo di Mario Draghi che dovrà fare delle valutazioni sia di tipo politico, che di tipo sanitario sentendo il parere degli esperti, soffermiamoci su un altro aspetto della questione.

Ancora sono molti quelli, che non solo considerano il coprifuoco come qualcosa di inutile, che non avrebbe ragioni scientifiche di esistere, ma che obiettano che questo provvedimento, così come quelli che limitano la circolazione della popolazione non dovrebbero trovare asilo in uno stato che si dica democratico. Qualcuno obietta che il coprifuoco sarebbe anche contrario alla Costituzione. In realtà non è così semplice. Anche se i paletti posti dalla nostra Costituzione e dalle leggi applicativa sono piuttosto rigidi, il confine tra l’adottare una misura a protezione della salute pubblica e lo sconfinamento in atti repressivi sulla popolazione è piuttosto labile.

Come è stato introdotto il coprifuoco in Italia

Facciamo un po’ di storia su quello che è successo oltre un anno fa, prima che la bomba Covid 19 scoppiasse in tutta la sua drammaticità. L’organizzazione mondiale della sanità con la dichiarazione del 30 gennaio del 2020 dello stato di emergenza sanitaria di interesse internazionale, di fatto ha cambiato le carte in tavole mettendo in discussione anche alcuni diritti costituzionali, che sono granitici per tutti gli stati di diritto. Questo atto, infatti ha fatto partire a cascata le reazioni di tutti i governi che con tempi e modalità diverse hanno tutti limitato le libertà fondamentali dei cittadini.

L’Italia ha fatto seguito il 31 gennaio del 2020, con una delibera del Consiglio dei Ministri che ha dichiarato lo stato di emergenza, che attualmente è ancora in corso, di interesse nazionale a seguito del rischio sanitario connesso all’insorgenza di patologie derivante da agenti virali trasmissibili, facendo riferimento a quanto disposto dal nostro Codice della Protezione Civile. Questo primo atto ha dato il via libera alla possibilità di introdurre il coprifuoco e altre limitazioni alla circolazione.

Codice di protezione civile e coprifuoco

Il codice di protezione civile si occupa della gestione delle situazioni emergenziali, che richiedono una cabina di regia unica a livello nazionale, oltre ad azioni e provvedimenti eccezionali, che appunto possano comprendere anche limitazioni agli spostamenti dei cittadini tra i quali anche il coprifuoco.

Questa legge all’articolo 7 lettera c) elenca le

ipotesi in cui possano essere applicate le emergenze di livello nazionale connesse con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo che in ragione della loro intensità o estensione debbono, con immediatezza d’intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo ai sensi dell’articolo 24.

Quello che ci dice questa norma è innanzitutto che deve trattarsi di emergenze, quindi di qualcosa che sia al di fuori dell’ordinario e che debba essere fronteggiato in modo rapido, ed efficace. In queste ipotesi, che come specificato devono essere a livello nazionale, e non solo ristretta ad alcune zone c’è la possibilità di adottare mezzi e poteri straordinari. Infine si rimanda al successivo articolo 24 per individuare quali siano questi poteri e quali siano i limiti temporali dello stato di emergenza.

Quanto può durare il coprifuoco

Il codice della protezione civile e nessuna altra legge di carattere generale fa espresso riferimento al coprifuoco o alla sua specifica durata. L’articolo 24 del codice ci dice che

a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza il Governo sentite le regioni, e tutti gli organi di consulenza che possano avere interesse nella materia oggetto di crisi deve prendere i primi provvedimenti di carattere eccezionale, eventualmente disponendo anche una prima dotazione economica per fare fronte ai primi interventi.

Lo stesso articolo stabilisce che la durata dello stato d’emergenza a livello nazionale non può superare i dodici mesi ed è prorogabile per non più di altri dodici mesi. Uno stato di emergenza che sia nazionale, quindi riguardi tutta la penisola non può durare oltre due anni. Questo non significa, che non possa essere interrotto prima e altrettanto non significa che alcuni provvedimenti, come per esempio il coprifuoco possano essere interrotti prima, o limitati negli orari, nel caso le necessità emergenziali non ne richiedano più l’imposizione ai cittadini.

Aggiungiamo che visto lo stato di emergenza, e vista l’urgenza con cui i provvedimenti debbano essere presi, a pena di limitarne l’efficacia, potranno essere adottati anche con procedure semplificate, senza la necessità di un passaggio preliminare in Parlamento, che richiederebbe tempi piuttosto lunghi sia per le discussioni che per le votazioni.

Cosa dice la Costituzione del coprifuoco

La Costituzione italiana del 1946 ha previsto una sezione intera dedicata ai diritti fondamentali di ogni cittadino: diritti che godono di una particolare tutela e che solo in casi del tutto eccezionale possono essere compressi sia dai privati, sia dallo Stato.

L’articolo 16 stabilisce che

ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sicurezza e di sanità. Nessuna limitazione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal territorio della Repubblica, e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

Questo articolo mette la libertà di circolazione in primo piano tra i diritti dei cittadini, senza fare alcun riferimento ad orari o posti. Aggiunge però che limitazioni possono essere imposte per legge per ragioni di tipi sanitario. Questo ci dice due cose: la prima è che limitazioni alla circolazione, e quindi ipoteticamente anche l’introduzione del coprifuoco non sono necessariamente legate a un’emergenza. La carta costituzionale parla di ragioni di tipo sanitario. Questo significa che nel nostro ordinamento potrebbe esistere una legge generale che in presenza di particolari rischi di tipo sanitario limiti la circolazione di chi si trovi in una situazione precisa. Però va fatto con una legge che sia circostanziata e precisa, per evitare che ci siano degli abusi.

Articolo 13 della Costituzione e coprifuoco

L’articolo 13 della carta costituzionale dice che

la libertà personale è inviolabile. Non è ammessa alcuna forma di detenzione, di ispezione, o di perquisizione né qualsiasi altra limitazione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

Questo articolo in realtà si riferisce ai casi di limitazione della libertà che seguono a un provvedimento di un giudice. Nello stesso, però ancora una volta si ribadisce il fatto che una limitazione della libertà è possibile, ma solo nei casi e nei modi previsti dalla legge.

Articolo 17 della Costituzione e coprifuoco

L’articolo successivo della Costituzione si occupa del diritto a riunirsi. Un altro di quei diritti che nell’ultimo anno sono stati fortemente compressi, se non del tutto eliminati. La carta costituzionale stabilisce che I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza e di incolumità pubblica.

Il regio decreto numero 773 del 1931, o testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, all’articolo 18 ci indica i casi in cui la riunione pubblica possa essere vietata: ordine pubblico, di moralità o di sanità pubblica. Lo stesso articolo prevede che in alternativa possano essere fissate dal Questore le regole da seguire per lo svolgimento della riunione pubblica, sempre a tutela dei beni sopra elencati.

Tra queste regole possono esserci, in effetti anche una limitazione di orario, o coprifuoco, che quindi nel nostro ordinamento è in teoria giustificato e legale non solo in casi di emergenza come quelle in cui ci troviamo ma anche nel caso ci siano comunque delle gravi ragioni di sanità pubblica. Evidentemente la scelta di adottare un coprifuoco per ragioni di sanità pubblica deve essere fatta perché ci sono evidenze scientifiche che un simile provvedimento se non abbia effetti positivi sulla sanità, serva almeno a non peggiorare la situazione. Esclusa questa ipotesi, nel caso non ci siano ragioni valide per contrarre il diritto a riunirsi e a muoversi che costituiscono sempre uno dei pilastri della nostra carta costituzionale.

Coprifuoco e sua effettiva efficacia

Per concludere, in teoria nel nostro ordinamento è possibile introdurre un coprifuoco. Ma solo quando questo sia giustificato da ragioni di sicurezza sanitaria, o di altro tipo. Si tratta però, pur sempre di limitare uno dei diritti che sono garantiti dalla Costituzione, quindi il coprifuoco deve essere l’unico modo possibile per arginare l’emergenza, oppure deve esserlo se unito ad altri provvedimenti. Deve inoltre essere limitato nel tempo, a quello strettamente necessario, e ridotto al minimo indispensabile nella sua durata.

La questione che viene duramente dibattuta, quindi non è tanto la possibilità che uno stato di diritto ricorra al coprifuoco, quanto la sua effettiva utilità. Si tratta di capire, se il fatto di circolare anche oltre le 22 possa creare dei pericoli ulteriori alla sanità pubblica rispetto a quelli che ci sono già. O in alternativa si dovrebbe dimostrare che il fatto di non uscire di notte porti benefici alla popolazione. La scelta, quindi dovrebbe essere non tanto di tipo politico, quanto piuttosto di tipo sanitario e scientifico. La certezza che il coprifuoco non sia anticostituzionale c’è solo se una commissione scientifica autorevole confermi che questa misura sia necessaria a fronteggiare un’emergenza sanitaria e che non ci siano alternativa valide che offrano gli stessi benefici.