Anche i cittadini stranieri hanno diritto di ottenere gli assegni che sono destinati al sostegno della maternità. Lo ha sancito la Corte di Giustizia dell’Unione Europea con una decisione del 2 settembre scorso.

Per precisone va specificato che in effetti gli stranieri non sono in assoluto esclusi dal bonus bebè e dai sussidi similari, lo sono solo quelli che pur trovandosi in Italia in modo regolare siano privi di un permesso di soggiorno di lunga durata.

A seguito del ricorso presentato da alcune famiglie, sono state coinvolte prima la Corte Costituzionale e poi la Corte di Giustizia Europea. Quest’ultima ha sottolineato un principio che avrà degli effetti non solo in Italia, ma anche nel resto d’Europa e che probabilmente avrà effetti molto più ampi di quelli che al momento coinvolgono solo il sostegno alla maternità.

Il concetto, già previsto in una norma europea, è che i sussidi che abbiano lo scopo di garantire la sicurezza sociale vadano estesi a tutti lavoratori, senza avere come riferimento la cittadinanza di origine o il luogo dove formalmente sia stata fissata la residenza.

A chi spetta il bonus bebè

L’assegno di natalità o bonus bebè è stato introdotto con la legge numero 190 del 2014 ed

è rivolto a tutte le famiglie a cui sia nato o abbiano adottato un bambino. Lo scopo della sua introduzione è quello da un lato di favorire la natalità in drammatico calo e dell’altro di dare un aiuto, se pur minimo, per coprire le numerose spese che comporta il sostentamento di un bambino.

La domanda deve essere presentata entro 90 giorni dal momento della nascita, o dell’ingresso del bambino nella famiglia. L’assegno sarò erogato dall’INPS per la durata massima di un anno.

La domanda può essere inoltrata da tutti i cittadini italiani, dai cittadini dell’Unione Europea, sempre che risiedano sul territorio nazionale. Inoltre da chi si trovi in Italia con un regolare permesso di soggiorno di lunga durata.

A chi spetta l’assegno di maternità

L’assegno di maternità è un sussidio introdotto con il Decreto Legislativo numero 151 del 2001

ogni figlio nato dopo il gennaio 2001 e per ogni minore che sia dato in affidamento preadottivo o in adozione ed è rivolto a tutte le donne che non abbiano un’occupazione. Quelle in sostanza che non ricevano un assegno per l’assenza dal lavoro durante gli ultimi mesi di gestazione ed i primi di vita del bambino.

La domanda questa volta deve essere presentata al comune di residenza entro sei mesi dalla nascita o dall’avvenuta adozione. L’assegno viene concesso per ogni figlio. Nel caso di parto gemellare si potranno fare tante richieste quanti sono i bambini.

Ne hanno titolo le cittadine italiane, quelle che provengono da uno dei paesi dell’Unione Europea e chi sia in possesso di un regolare permesso di soggiorno di lunga durata.

Ricorso contro la legge del bonus bebè dei cittadini stranieri

Il ricorso contro queste due leggi, che escludono dal novero dei beneficiari chi si trovi in Italia, magari con un regolare permesso di lavoro, ma per un periodo limitato di tempo è stato inoltrato dalla Corte Costituzionale italiana facendo seguito a una richiesta di chiarimenti arrivata dal tribunale ordinario. 

In effetti la vicenda del bonus bebè ha avuto una storia piuttosto travagliata. Si è partiti da un ricorso presentato presso il Tribunale ordinario contro il rigetto da parte dell’INPS di una domanda di bonus. Dopo il successivo appello e il secondo grado di giudizio è stata chiamata in causa la Corte di Cassazione. Quest’ultima di fronte a una ipotesi di incostituzionalità ha passato la questione alla corte suprema per un giudizio definitivo.

Bonus bebè e articolo 3 Costituzione

Gli articoli della Costituzione che sarebbero violati da queste due norme nella parte in cui non prevedono che i relativi bonus siano estesi a tutti quelli che si trovino sul territorio nazionale in modo regolare sono innanzitutto una norma di carattere generale: l’articolo 3 nel quale si stabilisce che tutti i cittadini devono essere uguali davanti alla legge e devono essere trattati nello stesso modo.

Il senso del termine va inteso in modo esteso interpretandolo come divieto di discriminazioni.

Il secondo comma poi apre la possibilità a dei trattamenti di tipo diverso nel caso ci si trovi in situazioni particolari. Alla luce dell’ingresso nell’Unione Europea il concetto di cittadino, poi viene inteso in modo molto più ampio di quello si intende con una interpretazione rigida del termine.

Bonus bebè e articolo 31 della Costituzione

Il secondo dubbio di costituzionalità riguarda il contenuto dell’articolo 31. La norma si occupa della protezione delle famiglie prevedendo che debbano essere prese misure particolari, anche di tipo economico, pe favorire i nuclei familiari soprattutto quelli numerosi. Al secondo comma sottolinea il compito della Repubblica di proteggere la maternità, l’infanzia e la gioventù.

In questo caso il dubbio di illegittimità potrebbe discendere dal fatto che la maternità, l’infanzia e la famiglia sembrerebbero in base al testo della norma dover essere tutelati nella loro totalità, mentre non vi sono riferimenti alla cittadinanza, o ad altre possibili eccezioni.

Il Bonus bebè è una questione che riguarda il diritto dell’Unione

La Corte costituzionale ha ritenuto che la questione che le è stata girata in effetti riguardasse la Costituzione nelle parti in cui fa riferimento alla tutela dell’infanzia e della maternità. Possibile, poi chiamarla in causa a proposito dell’obbligo di trattare tutti i cittadini allo stesso modo, senza discriminazioni.

Ha però deciso di passare la questione alla corte europea ritenendo che le indicazioni generiche della nostra carta costituzionale, peraltro ampiamente superate da accordi internazionali successivi, dovessero essere interpretate alla luce del contenuto in merito della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.

Questo compito setta in via esclusiva alla corte europea, che pur non potendo imporre a uno stato di applicare una sentenza sul proprio territorio, ha la possibilità di imporre delle sanzioni economiche piuttosto severe a chi le ignori e non adegui la propria normativa alle indicazioni ricevute.

Carta dei diritti e bonus bebè

La Carta dei diritti dell’Unione Europea all’articolo numero 34 dice

che tutti hanno diritto di accedere alle prestazioni sociali.

Leggendo questo articolo rimangono due dubbi da risolvere. Il primo è a chi esattamente ci si riferisca con questo tutti: i solo cittadini del paese che eroga i contributi, quelli di tutta l’unione, gli stranieri regolari o anche quelli senza permesso di soggiorno. 

Ci viene in soccorso in questa interpretazione L’articolo 12 della direttiva numero 2011 del 1998 che parla di

diritto di pari trattamento nel settore della sicurezza sociale per tutti i lavoratori, anche quelli stranieri. Quindi chi sia lavoratore ha sempre diritto ad avere accesso alle misure messe in campo per la sicurezza sociale. Rimane a questo punto solo da capire che cosa si intenda con la locuzione sicurezza sociale.

Il Bonus bebè è una prestazione per la sicurezza sociale

La corte prima di decidere ha valutato che sia il bonus bebè che l’assegno di maternità potessero essere fatti rientrare nel settore della sicurezza sociale.

Per quanto riguarda l’assegno di natalità la corte nella sottolinea che viene concesso in modo automatico a tutte le famiglie che si trovino nelle condizioni previste dalla legge, senza necessità che sia fatto alcun controllo o valutazione sulle effettive esigenze di tipo economico o personale dei richiedenti. Trattandosi di un aiuto che ha lo scopo di alleviare i costi che gravano su una famiglia nell’allevare un bambino.

La corte con la decisione alla causa registrata col numero 320 del 2020 lo considera come rientrante nel settore della sicurezza sociale.

In merio all’assegno di maternità si sottolinea che viene concesso tenendo in considerazione innanzitutto l’assenza di un assegno di maternità legato all’attività lavorativa sia subordinata che autonoma.

Si tiene conto, poi delle effettive disponibilità economiche della madre, facendo riferimento all’ISEE. Non vi è invece possibilità da parte di chi gestisca la pratica di fare valutazioni di altro tipo. Viene quindi considerato anche in questo caso facente parte del settore della sicurezza sociale

Viste queste premesse la conclusione della corte europea è che entrambi questi sussidi debbano essere riconosciuti, a richiesta, anche agli stranieri regolari, ma che siano privi di un permesso di soggiorno di lunga durata.

Al via le richieste di rimborso per chi non ha avuto il bonus bebè

Secondo quanto si legge sul sito di ASGI (Associazione per gli studi giuridici)

la conseguenza di questa decisione è che adesso tutte le famiglie che negli scorsi anni sono state discriminate, non ricevendo il bonus bebè solo per ragioni legate alla mancanza di un permesso di soggiorno di lunga durata, mentre avevano gli altri requisiti potranno presentare ricorso e ottenere il bonus.

Si ricorda che le sentenze delle corti europee sono vincolanti per tutti gli stati membri, anche per quelli che formalmente non erano parti in causa. Non sono però di immediata applicazione.

Questo significa che le strade possibili sono due: o il legislatore deciderà di giocare d’anticipo modificando le norme e magari prevedendo modalità rapide di rimborso per i ricorrenti, oppure si dovrà seguire la strada della giustizia ordinaria.

Cosa succederà quando il bonus bebè andrà in pensione?

La sentenza sembrerebbe arrivata se non fuori tempo massimo, quantomeno piuttosto in ritardo. In effetti presto il bonus bebè sarà inglobato nell’assegno unico riservato alle famiglie e scomparirà formalmente. Non è comunque qualcosa di inutile e che non avrà conseguenze. In primo luogo per chi ha visto riconoscere il diritto ad avere quanto gli è stato negato.

L’assegno unico, che ingloberà diversi sussidi e bonus non prevede espressamente che lo straniero privo di permesso di soggiorno di lunga durata sia escluso dal sussidio. Ma neppure dichiara in modo chiaro che ne abbia diritto. Possibile, allora che la quesitone non sia definitivamente conclusa.

L’ASGI si augura che il Governo decida di evitare possibili problemi analoghi a quelli che si sono già verificati, con il bonus bebè, mettendo mano al provvedimento. Si aspetta inoltre che altri bonus, per esempio quello per gli asili nido che è rivolto alla stessa platea del bonus contestato venga esteso in modo da adeguare anche quello alla normativa e ai regolamenti europei.