Ci ha pensato la Corte dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo a dare una patente di legittimità alla scelta di molti stati europei che stanno introducendo green pass e vaccino obbligatorio, per il momento solo a carico di alcune categorie di lavoratori e per svolgere alcune attività.  Probabilmente non servirà a tranquillizzare chi in questi giorni è sceso in piazza a protestare, ma quantomeno fissa un punto fermo a livello continentale.

Si tratta di una sentenza di un certo rilievo anche per l’Italia, nonostante sia stata emessa in risposta un ricorso dei vigili del fuoco francesi. Le sentenze della Cedu, infatti nonostante non siano applicabili direttamente negli stati membri dell’Unione Europea, devono comunque essere rispettate da tutti i paesi del vecchio continente, anche se formalmente sono state emesse a seguito di un ricorso verso una legge di uno degli altri stati membri. 

Questa sentenza di fatto lascia tutto come sta. Quindi continueranno a valere gli obblighi a carico di sanitari e insegnati, che hanno ottenuto se non una legittimazione quantomeno un primo: è possibile. Libertà, poi al Governo di decidere di estendere l’obbligo ad altre categorie.

Vaccino in Francia: quali le obiezioni

La richiesta è stata presentata da 672 vigili del fuoco ai quali non andava giù di essere costretti a sottoporsi a un vaccino a pena di essere sospesi dal lavoro senza stipendio. In sostanza quello che sta succedendo anche in Italia per le categorie dei professionisti della sanitò e della scuola.

Gli stessi chiedevano che la norma oggetto di ricorso fosse sospesa perché viola gli articoli 2 e 8 della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo. Le due norme si occupano di tutelare il diritto alla vita e quello alla riservatezza di tutti i cittadini dell’Unione Europea.

Le richieste erano tre alternative tra loro: quella di sospendere l’obbligo vaccinale, in subordine di abrogare il divieto di lavorare per chi non si sia sottoposto al ciclo completo vaccinale e come ultima alternativa quella di non privare della retribuzione chi sia sospeso.

La corte dice forse al vaccino obbligatorio

La CEDU con la sentenza 41950 del 24 agosto 2021 ha

escluso che non solo il green pass ma anche l’obbligo di essere sottoposto a vaccino per continuare a lavorare violi i fondamentali diritti dell’uomo così come sono elencati nella convenzione.

In realtà la corte non ha detto un sì pieno alla possibilità che l’obbligo del vaccino permanga in Francia come negli altri stati europei. 

Quello che la corte ha escluso è che nel caso specifico ci si trovasse davanti a uno dei casi previsti dall’articolo 39 della convenzione. Nello stesso si fa riferimento ai casi in cui un provvedimento debba essere sospeso con urgenza perché potrebbe provocare dei danni gravi e irreparabili. La corte ha escluso che nei casi dei vigili del fuoco ci si trovasse in uno caso emergenziale da risolvere al più presto.

Quale lo scenario in Francia in tema di vaccino

Vista la decisione della corte in sostanza nulla cambia rispetto a quanto deciso dal parlamento francese. Nello stato d’oltralpe al momento non sono solo i vigili del fuoco, ma anche i militari, chi lavori nella sanità e i lavoratori del settore dell’assistenza familiare come badanti o assimilati a essere destinatari di questo onere.

L’obbligo di sottoporsi al vaccino scatterà a partire dal 15 settembre, dopo quella data ci sarà la sospensione del lavoro senza stipendio, o addirittura il licenziamento. Non perdono però ancora la speranza i ricorrenti che fanno notare che questa è solo una decisione interlocutoria.

Si tratta infatti solo di decidere se in attesa del vero e proprio processo fosse opportuno sospendere il provvedimento. Seguirà l’esame della questione coi tempi della corte, che potrebbe avere degli esiti diversi.

Qual è la linea della CEDU in merito ai vaccini obbligatori

La Corte dei Diritti dell’Uomo si è già pronunciata più volte a proposito dell’opportunità che uno stato introduca l’obbligo di sottoporsi a un vaccino a carico di una o più categorie di cittadini. Quella di cui abbiamo parlato è l’unica che si sia occupata di Covid, quelle precedenti hanno riguardato quasi sempre i vaccini per l’infanzia.

L’ultima in ordine di tempo, è quella dell’aprile del 2021 che ha risposto a un gruppo di genitori di nazionalità ceca che protestavano contro il divieto di iscrivere i propri figli alla scuola dell’infanzia se non avessero completato il ciclo delle vaccinazioni obbligatorie per legge.

Il vaccino non lede il diritto alla vita privata

Con la sentenza numero 116 dell’aprile 2021 la CEDU ha deciso che in effetti

un vaccino costituisce una ingerenza nella vita privata dei cittadini, soprattutto nel caso in cui sia obbligatorio. Ciò nonostante l’articolo 8 della Convenzione EDU non vieta qualsiasi tipo di ingerenza,

il che renderebbe impossibile governare una nazione. E’ lo stesso articolo 8 dell’EDU ad

autorizzare le ingerenze nel caso in cui siano stabilite con una legge dello stato. Inoltre solo quando siano necessarie per garantire la sicurezza nazionale e pubblica dei cittadini, il benessere economico la prevenzione dei reati, la tutela della salute e della morale e alla difesa dei diritti e delle libertà altrui.

La corte ha sottolineato che in questa ipotesi possa parlarsi di necessità di un’eccezione al divieto di ingerenza per garantire il diritto alla salute che verrebbe minato nel caso non tutti fossero immunizzati contro malattie particolarmente diffuse e pericolose.

Nell’ipotesi del Covid 19 potremmo aggiungere che si tratta anche della necessità di garantire il benessere economico, visti i danni che ha fatto il lockdown nei mesi in cui era l’unica soluzione individuata come efficace per tenere sotto controllo la pandemia. Pensiamo inoltre alle limitazioni alla libertà personale che derivano dal fatto che la malattia continua a diffondersi perché ancora non si è raggiunta l’immunità di gregge.

Obbligo del vaccino, ma con una legge chiara.

La corte precisa poi quali devono essere le condizioni perché un vaccino obbligatorio sia legittimo. In primo luogo è necessario che sia fissato con una legge. Si intende con questa locuzione tutte le norma che sono approvate dal parlamento, che offre la garanzia di una discussione a livello politico e di un’adeguate pubblicizzazione delle attività in corso. 

La corte però con questa sentenza ha ampliato il concetto stabilendo che il termine legge vada inteso in senso sostanziale e non formale. Possono quindi imporre il vaccino anche le norme secondarie

La stessa norma, poi deve essere chiara e precisa. Non si tratta di una condizione da poco, perché garantisce che i destinatari dell’obbligo possano essere informati correttamente su quali sono gli obblighi dei quali sono destinatari. 

L’obbligo legato al vaccino deve essere proporzionale allo scopo 

La corte parla anche di proporzionalità della scelta di imporre l’obbligo del vaccino rispetto agli obiettivi che si vogliono raggiungere. Nel caso in esame la protezione della salute è stata considerata un obiettivo proporzionato rispetto ai sacrifici richiesti in termini di riduzione delle libertà personali. 

Tra l’altro si parla sempre di un obbligo per così dire, non completo, visto che rimane sempre la scelta di non adeguarsi e subire le sanzioni. Altra questione sarebbe se il vaccino fosse imposto a forza.

Ma proporzionate devono essere anche le conseguenze che vengono applicate a chi decide di non adeguarsi alle norme. Nel caso in esame si parlava di una multa peraltro piuttosto mite. Più discussa invece l’esclusione dalla scuola dell’infanzia per i bambini, che però veniva alleggerita dal fatto che era sempre consentito l’accesso alla scuola primaria.

Il vaccino deve essere sicuro

Altra questione calda è quella della sicurezza del vaccino. Nel caso delle vaccinazioni per l’infanzia in effetti i vaccini possono essere considerati piuttosto sicuri nonostante si verifichino, a volte delle reazioni piuttosto gravi. 

Nel complesso però la comunità scientifica è concorde nel ritenere che siano sicuri e che i benefici che portano sono di gran lunga superiori ai rischi che portano con sé.

Visto di buon occhio anche il fatto che nella Repubblica Ceca sono a disposizione vaccini che sono inoculati gratuitamente, ma nel caso i genitori non si fidassero possono ricorrere ad altri preparati approvati dal governo, ma a loro carico.

Il problema a proposito del vaccino contro il Covid 19 potrebbe essere proprio quello della sicurezza. In effetti mentre è garantita la pluralità di scelta, non altrettanto si può dire sull’accordo della comunità scientifica a proposito della sicurezza degli stessi.

Basti pensare ai continui cambi di rotta che ci sono stati nei mesi scorsi a proposito delle fasce di età a cui poteva essere inoculato uno piuttosto che l’altro vaccino.

Che cosa cambia adesso in Italia a proposito di vaccino obbligatorio

In sostanza per il momento non cambia nulla. La sentenza del 24 agosto di fatto ha solo detto che non ci sono ragioni per considerare un obbligo a sottoporsi a un vaccino o a doversi dotare di un green pass, come una fonte di danni tanto gravi alle libertà personali da imporne un’immediata sospensione della legge che li ha introdotti,

Bisognerà aspettare i successivi passi della giustizia e vedere quale sarà la valutazione data sulla norma nel suo complesso. A quel punto, poi si dovrà analizzare le motivazioni della sentenza e capire quali parti possano essere applicate anche in Italia e quali invece riguardino solo la legge francese.

Il Tar del Lazio ha già detto sì al vaccino 

La decisone della corte è sostanzialmente la stessa che è stata emessa in Italia dal TAR del Lazio chiamato dai sindacati della scuola a decidere sull’obbligo di green pass entrato in vigore a partire dal primo settembre

Con il decreto numero 4453 il giudice monocratico ha escluso che ci fossero le condizioni per ricorrere a una sospensione della legge, appunto perché dannosa dei diritti degli insegnanti. In quel caso la ragione del rigetto era che trattandosi di impugnazione di un atto legislativo e non di un atto amministrativo il TAR non sia competente.

L’alternativa potrebbe essere, come indicato dal giudice, quella di impugnare uno degli atti attutivi della legge, e poi in quella sede chiedere che si proceda a un’istanza di incostituzionalità della legge.