Cosa non si può pagare in contanti: quando non conviene se si vuole risparmiare

Esistono diverse detrazioni fiscali che permettono di risparmiare. Perché se ne possa beneficiare, però, è necessario un pagamento tracciabile.

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Rispetto al passato, gli italiani sono oggi molto più abituati a pagare con strumenti di pagamento tracciabile rispetto a utilizzare il contante. Merito anche di alcuni interventi da parte dei precedenti governi, i quali hanno in alcuni casi vietato, in altri disincentivato l’uso del contante (ne sono esempi il Cashback di Stato o l’abbassamento del limite al contante).

E anche se ora sembra che il nostro Paese abbia fatto dei passi indietro in tal senso (dal 1° gennaio 2023 il limite al contante è aumentato, raggiungendo i 5.000 euro), vi sono ancora delle regole stringenti per chi è interessato a beneficiare delle detrazioni fiscali in vigore.

Tramite la dichiarazione dei redditi, infatti, i lavoratori possono accedere a interessanti detrazioni fiscali per diversi scopi. Ciò significa risparmiare su diversi tipi di spesa, a partire dalle spese mediche fino ai lavori di ristrutturazione.

Dal 2020 sono state introdotte nuove regole che hanno stabilito l’obbligo di utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili per dichiarare le spese detraibili in dichiarazione dei redditi.

Ciò significa che se non si è proceduto al pagamento tramite carta o altri strumenti tracciabili non è possibile usufruire della detrazione. Vediamo, dunque, come non perdere questa opportunità e quali sono le spese che devono essere sostenute tramite carta per non perdere alcun beneficio.

Cosa non si può pagare in contanti se si vuole beneficiare delle detrazioni fiscali

Gli scorsi anni i diversi governi hanno spinto sempre più verso l’utilizzo di strumenti di pagamento tracciabili per contrastare l’evasione fiscale. È dal 2020, inoltre, che molte spese detraibili devono essere pagate con carta o assegni bancari o postali per poter ottenere i benefici.

Sono diversi i pagamenti che vale la pena effettuare con strumenti di pagamento tracciabili per poter risparmiare sulle spese. Ne sono esempi le spese per il condominio o l’affitto, la cui ricevuta di avvenuto pagamento consente di avere una prova qualora venissero effettuate verifiche. Ancora, vale la pena utilizzare strumenti di pagamento tracciabili per lo stipendio di colf e badanti.

Quali sono le spese mediche che non si possono pagare in contanti

Tramite la dichiarazione dei redditi, i lavoratori possono accedere alla detrazione del 19% per le spese mediche. In questo caso, benché sussista l’obbligo di pagamento tramite strumenti di pagamento elettronici, ci sono anche delle spese detraibili pagate in contanti.

Le uniche eccezioni riguardano:

  • farmaci e dispositivi medici;

  • visite mediche in strutture pubbliche o private convenzionate con il SSN (Servizio Sanitario Nazionale).

Se, invece, durante l’anno si sono effettuate visite specialistiche o esami del sangue in strutture private non accreditate e si è effettuato il pagamento in contanti, non è possibile detrarre le spese.

Leggi anche: Spese mediche detraibili nel 2023 anche se pagate in contanti: ecco quali sono

Spese veterinarie

A perdere il diritto alla detrazione del 19% sono anche coloro che abbiano sostenuto spese veterinarie pagando in contanti. Anche in questo caso, infatti, vige l’obbligo di pagamento con strumenti di pagamento tracciabili che vale per le visite dal veterinario, l’acquisto di medicinali prescritti da quest’ultimo e le analisi di laboratorio o interventi presso cliniche veterinarie.

Bonus ristrutturazioni e bonus mobili

Non solo spese mediche e veterinarie: possono risparmiare anche coloro che hanno ristrutturato casa e acquistato nuovi mobili ed elettrodomestici.

C’è, infatti, ancora la possibilità di beneficiare del bonus ristrutturazioni e del bonus mobili. Tuttavia, va ricordato che nel primo caso è necessario il bonifico parlante, il quale deve necessariamente contenere alcuni dati, in particolare la causale del versamento che deve fare riferimento alla norma (articolo 16-bis del Dpr 917/1986).

Nel caso del bonus mobili, invece, si ha la possibilità di risparmiare sugli acquisti effettuati per mobili come letti, cassettiere, tavoli, divani e molto altro, nonché per elettrodomestici, i quali, però, devono rispettare determinate classi energetiche.

In questo caso, a differenza del bonus ristrutturazioni, non è necessario il bonifico parlante. Può bastare anche il semplice bonifico.

Spese sportive per ragazzi

C’è anche la possibilità di inserire in dichiarazione dei redditi la detrazione per le spese sportive dei figli con età compresa tra 5 e 18 anni, nel limite di 210 euro per figlio.

Possono essere detratte sia le spese di attività sportive svolte presso associazioni sportive, sia per attività in palestra, piscina o altre strutture e impianti sportivi destinati alla pratica dilettantistica.

Rimane fondamentale dimostrare di aver sostenuto la spesa tramite bollettino bancario o postale, fattura, ricevuta o quietanza di pagamento rilasciata dall’associazione o dell’impianto sportivo. Anche in questo caso, dunque, vige l’obbligo di tracciabilità introdotto a partire dal 2020.