Diritto del credito: ecco come funziona la prescrizione del TFR

La tua azienda si è trasferita da un anno e non ti ha ancora pagato il TFR? Scopri quanto tempo hai per agire prima che il diritto di credito vada in prescrizione.

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Il credito è un diritto che spetta a quattro tipologie di lavoratori: dipendente, professionista, autonomo o agli imprenditori. Si tratta di un diritto che ha natura sia retributiva che contributiva.

Tuttavia soltanto per i dipendenti subordinati si può veramente parlare di crediti retributivi. Infatti, diversamente, nel caso degli imprenditori, professionisti e lavoratori autonomi si parla di compenso per il servizio oppure per l’opera prestata.

Quando interviene la tutela del credito

La tutela del diritto del credito di lavoro agisce se il datore di lavoro si trova in difficoltà e non riesce a pagare i suoi dipendenti. Le ragioni che possono portare a questa situazione sono due: trasferimento dell’azienda, cessazione dell’attività.

Quando si parla di differenze retributive ci si riferisce a 4 tipi di crediti che derivano dalla retribuzione del cosiddetto lavoratore subordinato. Si tratta:

  • della paga che ricevono ogni mese comprensive di permessi e ferie maturate;
  • delle mensilità aggiuntive;
  • del TFR, sarebbe il trattamento di fine rapporto;
  • di tutte le somme che vengono erogate dal datore di lavoro.

Va sottolineato che la legge obbliga il datore di lavoro a garantire la contribuzione nel rapporto di lavoro. Cosa succede se il datore non adempie a quest’obbligo? Lo vedremo a breve.

Cosa stabilisce la nuova disciplina

Chiarito l'importanza di tutelare il diritto del credito, scopriamo cosa dice la nuova disciplina.

La Corte di Cassazione ha sottolineato, tramite la sentenza n. 26246/2022, che nel caso in cui il dipendente perda il lavoro per licenziamento ingiusto, il lavoratore non è più sostenuto da un sistema di stabilità reale.

Appunto per questo si è deciso che, per tutti i diritti che non risultino prescritti prima dell’entrata in vigore della legge n.  92/2012, il termine di prescrizione decorre dal momento stesso in cui cessa il rapporto di lavoro.

Non è incluso, invece, in questo contesto il pubblico impiego che, essendo già disciplinato da una normativa specifica, gode delle garanzie e della stabilità di rimedi giurisdizionali in opposizione alla risoluzione del rapporto. Si deduce quindi che, nel caso specifico, il termine di prescrizione, corrispondente a 5 anni, per i crediti di lavoro inizierà a trascorrere in continuità di rapporto.

Inoltre si tenga presente che, nella nota n. 441/2021, l’ispettorato aveva chiarito quanto segue:

“La diffida accertativa è uno strumento utilizzato dall’ispettorato del lavoro. Nel caso dei crediti reclamati dal dipendente, la diffida si potrà emettere solo se non sono trascorsi più di cinque anni, imposti dalla normativa, dall’interruzione del rapporto di lavoro. fermi restando i principi già stabiliti della certezza, della liquidità e dell’esigibilità del credito.”

Come funziona la prescrizione del TFR

Anche il TFR, stando all’art. n. 2498 del codice civile, si prescrive entro 5 anni. Dunque fa parte del diritto del credito. A confermarlo è stata la Corte di Cassazione tramite la sentenza n. 4687/2019.

A tal proposito, i giudici hanno precisato che il Trattamento di fine rapporto non è associabile alla disciplina della norma presuntiva del credito. Questo perché si tratta di un pagamento che si completa in un solo atto, nel preciso momento in cui cessa il rapporto di lavoro. I

In conclusione il TFR non ha una natura ricorrente e non è rigorosamente connessa all’esecuzione della funzione in quanto tale.