Molti sono i crimini che sono stati agevolati dal fatto di essere rimasti più o meno isolati in casa nell’ultimo anno a mezzo. Tra questi c’è il cyberbullismo: un fenomeno che spesso ha degli effetti anche peggiori di quelli che gli autori si propongono di ottenere. Non è del tutto inconsueto infatti che da uno scherzo piò o meno innocuo si sconfini verso veri e propri abusi con conseguenze devastanti per la vittima.

Vista la crescita di questo tipo di comportamento il Garante della Privacy ha messo in atto una campagna rivolta verso le vittime e i loro genitori, che ha lo scopo innanzitutto di aiutarli ad individuare i segnali di una situazione di questo tipo. In secondo luogo, a segnalare quali sono i metodi più efficaci per difendersi: sia in prima persona, sia ricorrendo agli strumenti di tipo legale messi a disposizione dallo Stato.

Il fenomeno è tanto preoccupante che il nostro Parlamento ha ritenuto di normarlo con una legge ad hoc che è entrata in vigore nel luglio del 2021. Di seguito a cura del MIUR sono state predisposte delle linee di orientamento che dovranno essere tenute sempre aggiornate per stare al passo con questo tipo di fenomeno. Si tratta infatti di qualcosa in continua evoluzione soprattutto grazie alla diffusione di nuove tecnologie che lo rendono sempre più difficile da tracciare e più semplice da mettere in atto.

Anche se non è un resto i fatti che lo integrano possono portare a conseguenze piuttosto pesanti anche dal punto di vista penale. Se poi sono commessi da bambini di età inferiore ai 14 anni, saranno i genitori o la scuola a dover mettere mano al portafoglio.

Che cosa è il cyberbullismo

Si tratta innanzitutto sempre di un illecito, ma non necessariamente di un reato. Ha dei confini piuttosto sfumati, che consentono di comprendervi un’infinità di casi anche molto diversi tra di loro. L’articolo 1 della legge 29 maggio 2017 numero 71 definisce il cyberbullismo come

qualsiasi forma di indebita pressione, offesa, o ingiuria che sia rivolta verso un minore, o verso le loro famiglie con lo scopo ultimo di isolare, denigrare, o offendere. 

La norma comprende una lista piuttosto ampia di comportamenti che vuole prevedere qualsiasi forma possa assumere questa violazione. Le caratteristiche in sintesi devono essere che il fatto sia commesso ricorrendo ai sistemi telematici come computer, smartphone o quant’altro. Deve inoltre essere rivolto a un minore, mentre non conta l’età dell’autore.

Come la legge difende i ragazzi dal cyberbullismo

Il primo passo previsto dalla legge è quello di richiedere l’oscuramento del sito al quale si sta appoggiando l’autore o gli autori del cyberbullismo. L’articolo 2 della legge numero 71 stabilisce che questo diritto è in capo a qualsiasi ragazzo che abbia compiuto almeno quattrodici anni o ai genitori o ai responsabili della vittima.

Il destinatario della richiesta è il titolare del sito web o della piattaforma dove si sta svolgendo il reato. La richiesta può comprendere l’oscuramento del sito incriminato, oppure la rimozione di immagini o dati personali del minore, salva al conservazione dei dati originali, utilizzabili nel caso si sia in presenza di un fatto penalmente rilevante.

Il titolare del sito entro 24 oew deve rispondere al richiedente comunicando le azioni che intende intraprendere. Entro il giorno successivo deve poi provvedere alla cancellazione o all’oscuramento. Se i termini non sono rispettati e nel caso in cui non sia possibile individuare il provider è possibile ricorrere davanti al Garante della Privacy,

Ricorso al GDP contro il cyberbullismo

Si occupano del ricorso davanti al Garante della Privacy gli articoli 143 e 144 del Decreto Legislativo numero 196 del 2003.

Il Garante di fronte a una segnalazione di cyberbullismo, dopo avere fatto una rapida istruttoria, se il ricorso non sembri manifestamente infondato può disporre il blocco del sito, o la rimozione dei dati,

anche riguardanti una categoria di persone più ampia se ritenga che ci sia il pericolo di violazione dei dati personali. A seconda del tipo di situazione, possono poi essere adottate misure più leggere.

Ammonimento contro il cyberbullismo

Altra possibilità è quella di chiedere un provvedimento di tipo amministrativo: l’ammonimento. Questa possibilità è prevista nei confronti dei minorenni che abbiano compiuto almeno quattrodici anni e che siano responsabili di atti commessi attraverso internet che possono essere ricondotti a reati come la diffamazione, l’ingiuria, le minacce e il trattamento illecito di dati personali di un altro minore. 

In questo ipotesi, solo se non ci sia già stata una querela formale o non sia ancora stata presentata la denuncia il Questore può convocare il presunto responsabile di cyberbullismo, accompagnato da almeno uno dei genitori o dei tutori. 

Perché si possa ricorrere a questa procedura vi deve essere una esplicita richiesta da parte della vittima. Mentre non è possibile agire d’ufficio anche quando si sia avuto notizia dei fatti da terzi. Inoltre il Questore che ravvisi in sede di controllo preventivo che un reato si sia effettivamente verificato dovrà trasmettere al Tribunale dei Minori la pratica.

In questa occasione al Questore viene lasciata una certa libertà sul comportamento da tenere. In sostanza però dovrà mettere davanti al cyberbullo i fatti che gli sono contestati, e spiegargli quali sono le conseguenze nel caso continui su quella linea.

Dovrebbe poi cercare di trovare un punto di incontro sia col minore che con i suoi genitori, cercando in sostanza di rendere consapevole il ragazzo di quello che sta facendo e dei danni che sta causando alla vittima.

Nel caso l’ammonimento, non dia risultati e il bullo continui sulla sua strada, non ci sono sanzioni a suo carico. Rimane però l’importante ruolo del Questore di interfacciarsi anche con la vittima, fornendogli indicazioni sulla possibilità di fare una querela, e su quelle di chiedere il blocco o l’oscuramento del sito.

Scuola e cyberbullismo

La legge sul cyberbullismo prevede anche l’ipotesi del coinvolgimento delle autorità scolastiche. In particolare questo può avvenire solo nel caso non si siano ancora verificati dei veri e propri reati. In questo caso la scuola deve avvisare i genitori di quello che sta succedendo confidando nella collaborazione attiva da parte delle famiglie,

Si dovrà poi provvedere ad adottare tutte le misure disciplinari che si rendano necessarie sulla base di quanto previsto dai regolamenti interni di ogni singolo istituto e del patto di corresponsabilità che dovrebbe essere stipulato con genitori e studenti.

Previsto inoltre che ogni scuola si attivi in anticipo, e non solo quando il fenomeno abbia già preso piede, per sensibilizzare i ragazzi su questo problema, informandoli sia della gravità dei danni provocati alle vittime, sia delle conseguenze, anche dal punto di vista penale previste per gli autori.

Cyberbullismo reato solo per chi ha più di 14 anni

Il nostro codice penale prevede che solo chi abbia compiuto i quattordici anni di età sia considerato imputabile. L'articolo 85 del c.p. dice che

nessuno può essere punito per un fatto che la legge considera come un reato se non sia imputabile, dove con questo temine si intende chi sia capace di intendere e di volere.

Mentre per ogni cittadino, qualsiasi sia la sua età questa capacità deve essere valutata volta per volta, per i bambini fino ai 14 anni si presume che sia assente.

In questa ipotesi non è comunque escluso che siano adottati provvedimenti sanzionatori diversi, per esempio da parte delle scuole, o che si adottino modalità che limitino la possibilità di continuare a commettere i fatti incriminati.

Danni per cyberbullismo a carico di: genitori e scuola

Possibile poi che rispondano, non del fatto, perché la responsabilità penale è personale, ma di non essere stati abbastanza diligenti nel controllare il minore, i genitori o la scuola. Questo dipenderà dalle circostanze e dal luogo in cui si sono svolti gli atti che integrano il cyberbullismo.

Chi sia chiamato a rispondere per non avere vigilato, dovrà, se condannato pagare i danni che il minore abbia causato alla vittima. Per evitarli dovrà dimostrare di non avere alcuna colpa. In sostanza di dovrà cercare di dimostrare che il ragazzo sia stato educato con principi solidi, di avere vigilato sulle attività del figlio e nonostante questo di non avere potuto impedire il fatto. 

In effetti non si tratta di qualcosa di facile da dimostrare, visto che tra l’altro il cyberbullismo è qualcosa che si protrae nel tempo e quindi affermare che l’astuzia del ragazzo abbia eluso momentaneamente una vigilanza attente e assidua è poco credibile.

Per quanto riguarda la scuola, risponde dei danni che sono provocati dagli studenti per il periodo in cui sono sotto la loro responsabilità. Anche qui si tratterà di valutare se i fatti oggetti di reato si sono verificati a casa o nelle aule scolastiche.

Quali sono i reati legati al cyberbullismo

Il nostro ordinamento non prevede un reato specifico di cyberbullismo. Come abbiamo visto il legislatore ha deciso di cercare di prevenire anche i comportamenti meno gravi che ancora non sono sfociati in veri e propri reati. Questo non significa, però che quando uno o più comportamenti integrino reati l’autore non possa essere chiamato in Tribunale a risponderne.

I reati possono essere i più disparati e spesso comprendono oltre ad atti compiuti attraverso il web anche reati fatti per così dire di persona. Pensiamo per esempio alle percosse, lesioni o anche i danni alle cose, inoltre la diffamazione, l’ingiuria, le minacce, le molestie, l’uso illecito di dati personali o l'induizione al suicidio.

Cyberbullismo e stalking

Spesso il cyberbullismo si avvicina e si integra con un reato piuttosto grave. Se tratta dello stalking che è previsto dall’articolo 612 del codice penale che lo definisce come il comportate di qualcuno che con minacce, o con altri comportamenti che siano reiterati, minaccia qualcuno di provocargli un danno grave. La vittima si trova in uno stato di ansia e di paura costante per quello che potrebbe succedere a lei o alla sua famiglia. Questo reato è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni. 

Si punisce a querela della persona offesa, salvo il caso in cui la vittima sia un minore o un disabile. In questo caso la procedura è d’ufficio, cioè anche di iniziativa dell’autorità che ne venga a conoscenza.