E' di oggi la notizia che l'imprenditore e stilista Brunello Cucinelli, fondatore dell'omonima azienda, in un'intervista al Corriere della Sera abbia dichiarato che spera vivamente che nella sua azienda si vaccinino tutti i  dipendenti, ma se così non fosse, lui è pronto ad affrontare anche la questione dei non vaccinati

Ma cosa vuol dire affrontare la questione dei non vaccinati? In che modo intende farlo? Ci saranno licenziamenti?  L'imprenditore lo negaassolutamente: "Ma no. Non ho licenziato nessuno in tutti questi mesi di pandemia si figuri se lo faccio adesso che stiamo per uscirne... Né voglio obbligare nessuno a  vaccinarsi", assicura l'imprenditore.

E come avrebbe intenzione di affrontare, dunque, questo impasse dei dipendenti "non vaccinati" contro il Covid? L'imprenditore spiega che sta pensando ad un'aspettativa remunerata di  sei mesi per i non vaccinati e poi si vedrà.

Cucinelli, infatti, è molto preoccupato perché è convinto che i lavoratori vaccinati non vorranno lavorare a contatto con i colleghi non vaccinati. Così ha pensato ad un'aspettativa di sei mesi, retribuita, in modo da prendere altro tempo e risolvere temporeanemente la questione.  

Ma questa decisione è legale? Può un imprenditore mettere in aspettativa un dipendente solo perché non si è sottoposto a vaccinazione anti-Covid, pur non facendo parte del comparto sanitario che è l'unico attualmente ad avere l'obbligatorietà sancita per legge?

A fine intervista, come se non bastasse, l'imprenditore Cucinelli ha aggiunto un'altra brillante idea che vorrebbe attuare, ma che non ha alcuna base legale. Cucinelli dice di aver intenzione di far utilizzare la certificazione vaccinale dei dipendenti come pass per entrare a lavoro.

Ebbene la normativa sul Green Pass è chiara: nessuno, oltre alle forze dell’ordine e ai pubblici ufficiali, può richiedere il controllo del Green Pass. In alcuni casi eccezionali il controllo potrà essere fatto da altre persone, nel caso di eventi sportivi, cerimonie e matrimoni. Nessuna eccezione per il luogo di lavoro e il datore di lavoro, dunque.

Una cosa è certa questo episodio ha fatto sorgere nuovamente la domanda: il datore di lavoro può imporre il vaccino anticovid ai dipendenti? E anche se non dovesse imporlo, può discriminare i non vaccinati?

Quali sono i vaccini obbligatori in Italia?

Secondo il nostro ordinamento, ci sono una serie di vaccini obbligatori per norma di legge, eccoli elencati:

  • anti-poliomelitica
  • anti-difterica
  • anti-tetanica
  • anti-epatite B
  • anti-pertosse
  • anti-Haemophilus influenzae tipo b
  • anti-morbillo
  • anti-rosolia
  • anti-parotite
  • anti-varicella

In questo momento la vaccinazione contro il Covid-19, essendo ancora nella fase 4 della sperimentazione, e non avendo dati certi su efficacia ed efficienza (che, lo ricordiamo, si avranno solo a fine 2023) non è stata resa obbligatoria, ma è su base volontaria come in tutta Europa e in tutto il mondo.

E di qualche ora fa l'affermazione del Ministro Speranza che riguarda proprio l'eventuale obbligatorietà di questo vaccino: "Nel nostro Paese è stato disposto l'obbligo per il vaccino anti-Covid per gli operatori sanitari ... ma in questo momento non c'è la previsione di altri tipi di obbligatorietà".

Il datore di lavoro può imporre il vaccino anti-Covid ai propri dipendenti?

L'articolo 32 della Costituzione statuisce quanto segue: "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge".

Questo articolo deve essere armonizzato con l'articolo 2087 del Codice Civile che impone al datore di lavoro di «adottare le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale del prestatore di lavoro»”.

Ma può questo articolo del Codice Civile configurare la norma di legge a cui si riferisce l'art. 32 della Costituzione per imporre l'obbligo vaccinale Covid in un'azienda?

Assolutamente no. La Costituzione si riferisce ad una norma di legge (legge ordinaria, emessa dal parlamento) deliberata ad hoc, cioè con l'unico scopo di imporre una vaccinazione.

Inoltre, come possiamo leggere anche dall'articolo 2087, il Codice Civile chiarisce che queste misure devono essere prese, quando secondo l'esperienza e la tecnica, le misure obbligatorie sono necessarie all'integrità.

Nel caso del vaccino anti Covid  è davvero ancora troppo presto per parlare di "esperienza" perché si sa poco o nulla su quali effetti di immunizzazione ha e avrà nel tempo, su quanto sarà utile contro le varianti, su quali sono e saranno gli effetti collaterali. L'unica cosa che si sa e che chi è vaccinato deve continuare a indossare la mascherina, igienizzare le mani e mantenere il distanziamento sociale perché potrebbe contagiarsi e contagiare. 

Avendo acclarato questo, verrebbe meno, dunque, il presupposto di "esperienza e tecnica" acquisite, necessarie per "imporre" una tale misura in azienda. Per non parlare del fatto che molti hanno delle motivazioni di salute serie per non sottoporsi a questo tipo di vaccinazione. 

Ad oggi il legislatore ha imposto un solo obbligo vaccinale: per gli operatori sanitari

Coloro che esercitano le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario, sono ad oggi obbligati alla vaccinazione anti-Covid.

Per tutti gli altri lavoratori è confermata la volontarietà dell'adesione al vaccino. Ad oggi, infatti, in ogni altro ambito lavorativo diverso da quello sanitario, dove c'è una esposizione al virus generica e non rafforzata come negli ospedali, la legge prevede, la mera adozione del protocollo anti-contagio da parte del datore di lavoro.

Tra queste misure di sicurezza che il datore di lavoro è tenuto ad approntare, ad oggi non c'è ancora la vaccinazione anti Covid per i lavoratori. Può essere predisposta su base volontaria per raggiungere l'obbiettivo di implementare la campagna vaccinale nel nostro paese, ma non potrà essere in alcun modo obbligatoria. Tranne, lo ripetiamo, per il settore sanitario. 

Per quanto riguarda invece gli altri ambienti di lavoro, si riconferma la base assolutamente volontaria della vaccinazione, conformemente all'articolo 32 della Costituzione.

Il Protocollo nazionale per la realizzazione di punti di vaccinazione anti covid nelle aziende, siglato il 6 aprile 2021, stabilisce che si possa effettuare la vaccinazione anche in azienda, grazie alla quale potranno essere vaccinati tutti i lavoratori che lo vorranno. 

Lo Stato può imporre la vaccinazione?

Sì, lo Stato può imporre una vaccinazione o un altro tipo di trattamento sanitario per tutelare la salute collettiva. Quindi se lo Stato ritiene che, attraverso il raggiungimento della massima copertura vaccinale, si possa tutelare la salute collettiva, può rendere obbligatoria una vaccinazione.

Ma quando l'obbligo può ritenersi legittimo, ragionevole e proporzionale?

Nella sentenza della Corte Costituzionale n. 268 del 2017, si evidenzia come in una scelta del genere, se stabilire o meno un  obbligo vaccinale o restare nell'ambito della raccomandazione, molto dipende dal contesto e dal grado di pericolo effettivo per la salute pubblica.

L'articolo 1, comma 1-ter, del decreto legge n. 73, nella versione definitiva, parla anche di monitoraggio della patologia virale che porta ad una flessibilità dell'obbligatorietà che non deve essere definitiva, ma può anche cessare ed essere sostituita dalla raccomandazione.  

Questo viene confermato anche dalla Sentenza della Corte Costituzionale indicata in precedenza, la quale allo stesso modo afferma che lo strumento dell'obbligo è fortemente ancorato al contesto e può avere una diversa valutazione se il contesto muta. 

Questo fa intendere che l'obbligo è sicuramente una delle opzioni del Governo ma di solito è una decisione che viene presa extrema ratio, per tutelare la salute collettiva, ma non in maniera assoluta e definitiva, senza scadenza. 

Obbligo vaccinale per gli operatori sanitari, molti hanno fatto ricorso

Tantissimi operatori sanitai stanno facendo ricorso contro l'obbligo vaccinale posto dal Governo. L'Italia, infatti, è l'unico paese in Europa ad aver imposto l'obbligo vaccinale ad un settore lavorativo.

Ricordiamo e ribadiamo ancora una volta che la competenza legislativa in materia sanitaria spetta allo Stato che è l'unico legittimato ad imporre trattamenti sanitari. Nessun altro ente (Regione, Provincia o Comune) può farlo.

Gli operatori sanitari di Genova, per esempio, attraverso l'avvocato Granara hanno impugnato l'obbligo vaccinale, perché, dicono, il "trattamento sanitario obbligatorio è possibile solo se ha i requisiti di efficacia e sicurezza. E il vaccino non ha né l'uno né l'altro. E' un antidoto che non viene considerato sicuro né efficace". 

Questo ricorso è stato depositato da pochi giorni e ancora non si sa quale sarà la decisione del Tar.

Ma c'è un'altra sentenza risalente a qualche mese fa del Tribunale di Belluno il quale ha respinto il ricorso contro l'obbligo presentato da otto sanitari di una casa di riposo, con questa motivazione: "Il diritto alla salute dei soggetti fragili che entrano in contatto con chi esercita le professioni sanitarie e il diritto alla salute della collettività, prevalgono sulla libertà di chi non intende sottoporsi alla vaccinazione contro il Covid".

Datori di lavoro che impongono l'obbligo vaccinale: il Garante della Privacy fuga ogni dubbio

I dipendenti sono tenuti a comunicare al datore di lavoro di aver effettuato il vaccino anti-Covid? Il datore di lavoro non può assolutamente  obbligare i propri dipendenti a comunicare se si sono vaccinati o meno, tantomeno può pretendere documenti che lo attestino.  

Questo comporterebbe una grave violazione della privacy dei dipendenti, e la legge non lo consente nemmeno se è il dipendente stesso che rilascia il proprio consenso. 

Il datore di lavoro può chiedere al medico aziendale i nominativi dei dipendenti non vaccinati?

Il Garante dice di no, il medico aziendale competente non può in nessun caso i nominativi dei lavoratori dipendenti che non si sono sottoposti a vaccino, secondo il D.lgs. n. 81/2008.

L'unica informazione che il medico può dare al datore di lavoro è chi, secondo lui, è idoneo oppure no al lavoro e chi dovrebbe cambiare mansione. Alla base di questa decisione da parte del medico competente, però, può esserci anche la mancata vaccinazione. 

In conclusione: il legislatore ha deciso di non rendere il vaccino anti-Covid per alcuna categoria, tranne che per gli operatori sanitari.

Per quanto riguarda le altre tipologie di lavoratori: il datore di lavoro non può richiedere informazioni in merito alla vaccinazione, né può imporla.

Solo il medico competente, fungendo da raccordo tra l'azienda e il sistema sanitario, può stabilire se i dipendenti non vaccinati non sono idonei ad una determinata mansione o non sono idonei al lavoro, dandone adeguata motivazione.