Si tratta di un argomento caldo di cui magari un po’ sottovoce si parlava da tempo. Dopo che il cantante Fedez durante il concerto per il primo maggio ha parlato in diretta sulla Rai e a un vasto pubblico del Ddl Zan, scagliandosi contro le forze politiche che ne stanno rallentando l’approvazione, non si parla d’altro. Un movimento costituito da molti volti noti del mondo dello spettacolo fa da portabandiera a chi sostiene il Ddl Zan, tutte le forze politiche hanno detto la loro, che siano a favore o che siano contrati.  

Come spesso succede, però il fatto di parlare in modo diffuso e frequente di un argomento non è necessariamente sinonimo di chiarezza e precisione. Pochi sanno esattamente che cosa sia il Ddl Zan, per quali ragioni nonostante sia già stato approvato dalla Camera dei Deputati sia fermo in una commissione del Senato da tutto l’inverno. Ma soprattutto non sono ben chiari quali ne sono i contenuti e che cosa cambierà a livello penale in Italia se questa legge verrà approvata e diventerà applicabile in Italia.

Che cosa è il Ddl Zan

Iniziamo con il dire che la sigla Ddl Zan sta per disegno di legge Zan. Il nome è quello del parlamentare Dl Alessandro Zan che ha fatto da relatore alla legge, anche se sono molto più numerosi e appartenenti anche ad altre aree politiche i parlamentari che hanno firmato la proposta. Per disegno di legge, invece si intende una prima bozza di legge, che viene appunto presentata davanti alle camere, che dovranno valutarla, confrontarsi a livello politico e poi decidere se, con quello, o con un testo leggermente modificato diventerà una norma di legge a tutti gli effetti. Spesso questo iter è piuttosto lungo, altrettanto spesso un disegno di legge, rimane tale e viene bocciato già in commissione.

Al momento il Ddl Zan è stato già approvato dalla Camera dei Deputati il 4 novembre 2020. Non lo è stato ancora invece da parte del Senato, anzi in realtà nell’aula del Senato della Repubblica ancora non è entrato. È infatti fermo presso la commissione giustizia del Senato, dove la mancanza di un accordo ne impedisce la prima approvazione. Una riunione prevista per il 24 marzo 2020 era stata rinviata, perché l’argomento in discussione non era stato considerato prioritario rispetto ad altre questioni. Il 28 aprile, il Ddl Zan è stato calendarizzato, cioè messo in coda per essere valutato, ma al momento non c’è ancora un giorno preciso. 

Se questa commissione troverà un accorto il Ddl Zan sarà inviato nell’aula del Senato, dove i senatori si confronteranno sul testo. Nel caso fosse approvato con lo stesso testo approvato dalla Camera diventerà una legge, dopo essere stato firmato dal Presidente della Repubblica e dopo essere stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Nel caso fosse approvato con un testo diverso dovrà essere nuovamente inviato alla Camera di Deputati. Infatti un testo di legge deve ottenere il voto favorevole da parte di entrambi i rami del Parlamento così da garantire che sia stato esaminato con attenzione.

Che cosa dice il Ddl Zan

Il Ddl Zan è titolato Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità. Si tratta di un disegno di legge costituito da dieci articoli che modificano e integrano alcune norme sia civili che penali già presenti nel nostro ordinamento ai fini della prevenzione e della persecuzione dei reati di odio contro specifiche categorie di persone.

Come indicato già dal titolo della legge si tratta di una norma che in particolare vuole combattere l’omofobia, la misoginia e l’odio contro i disabili.

Questa legge prevede tra l’altro l’inasprimento delle pene per chi si macchi di reati d’odio contro queste categorie

Che cosa dice la legge Mancino di diverso dal Ddl Zan

Il nostro ordinamento non è al momento totalmente scoperto verso la repressione dei reati dì odio. Il Ddl Zan, infatti interviene soprattutto ad integrare la legge Mancino del 25 giugno 1993 che

condanna frasi, gesti, azioni, e slogan che abbiano come scopo l’incitamento all’odio, alla violenza, la discriminazione e la violenza per motivi razziali, etnici religiosi, o nazionali.

I relatori del Ddl Zan hanno ritenuto che questa norma non fosse abbastanza generale da ricomprendere anche i reati di odio legati al genere o all’identità sessuale e che quindi fosse necessaria una integrazione. Altri partiti e in particolare Fratelli d’Italia e Lega ritengono invece che la legge Mancino ricomprenda in sé anche il riferimento a questo tipo di reati d’odio e che quindi il Ddl Zan non sia necessario.

Come sarà integrato il Codice Penale dal Ddl Zan

Il nostro Codice Penale già prevede all’articolo 604 bis il reato di istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa. La norma stabilisce che

salvo che il fatto costituisca reato più grave, è punito con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. La reclusione va da sei mesi a quattro anni nel caso il reo istighi a commettere o commetta atti di violenza. Stessa sanzione per il solo fatto di partecipare a riunioni o associazioni che abbiano come scopo quello di istigare alla discriminazione o alla violenza per le ragioni su elencate.

Secondo il contenuto del Ddl Zan questo articolo del Codice Penale sarà mantenuto immutato per quanto riguarda l’entità delle sanzioni, mentre sarà integrato, aggiungendo i soggetti di cui abbiamo detto a quelli già presenti nella norma. Prevista invece la possibilità di sostituire la pena con un’attività non retribuita a favore della collettività, se non ci sia opposizione da parte del condannato. Sarà affidato al governo il compito di stabilire e programmare le modalità con cui si svolgeranno questi lavori utili.

Come il Ddl Zan integra l’articolo 604 ter

Anche l’articolo successivo del Codice Penale sarà modificato con l’inserimento delle nuove categorie con il Ddl Zan. Questa norma stabilisce che per i reati puniti con sanzioni diverse da quella dell’ergastolo, commessi con finalità di discriminazione o di odio etnico, o razziale nazionale o religioso ovvero ai fini di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime attività la pena è aumentata fino alla metà. Le circostanze attenuanti diverse da quella di cui all’articolo 98, concorrenti con l’aggravante di cui al primo comma non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a questa e le diminuzioni di pena operano sulla quantità di pena risultante dall’aumento conseguente alla predetta aggravante.

In sostanza con questa norma qualsiasi reato rivolto verso una delle categorie indicate nell’articolo sono sempre aggravati se sono motivati dall’odio. Viene da pensare che questi reati saranno quelli legati alla violenza sia fisica che verbale, ma non è escluso che possano essere anche di altro tipo.

Il Ddl Zan limita la libertà di opinione?

L’articolo 4 del Ddl Zan dice che

ai fini di della presente legge, sono fatte salve la libera espressione dei convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti.

Il Ddl Zan, quindi non limita la libertà ad esprimere la propria opinione su qualsiasi argomento, perché tra l’altro andrebbe contro la Costituzione. Quello che vieta e punisce è utilizzare le proprie opinioni come un mezzo per danneggiare i soggetti indicati dallo stesso Ddl, solo ed esclusivamente per il loro orientamento sessuale, la loro identità di genere, o per il fatto di essere una donna o un uomo, o di essere disabili. Se danneggiare una persona è comunque un reato indipendentemente dalla ragione, lo è in modo aggravato se lo si fa sulla base delle caratteristiche sopra indiate.

Il Ddl Zan introduce la giornata contro l’omofobia

L’articolo 7 del Ddl Zan dice che la Repubblica riconosce il 17 maggio quale giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la biofobia e la transfobia al fine di promuovere la cultura del rispetto e dell’inclusione, nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivate dall’orientamento sessuale e dell’identità di genere, in attuazione dei principi di uguaglianza e di pari dignità della Costituzione.

L’articolo prosegue precisando che questa giornata non comporterà la riduzione dell’orario di lavoro, nel caso cada in un giorno feriale. Inoltre non costituirà giorno di vacanza, o prevederà riduzione dell’orario scolastico. Si prevede però che in quella giornata siano organizzate cerimonie, incontri, dibattiti o tutto quanto ritenuto necessario a perseguire i risultati per cui la giornata è stata istituita.

Al terzo comma l’articolo 7 dice che le scuole nel rispetto del piano triennale dell’offerta formativa e del patto educativo di corresponsabilità nonché le altre amministrazioni pubbliche provvedono alle attività di cui al precedente periodo compatibilmente con le risorse disponibili e con la legge vigente e comunque senza nuovi e maggiori oneri della finanza pubblica.

Il Ddl Zan istituisce centri antidiscriminazione

Il Ddl Zan prevede anche che siano istituiti dei centri apposti che si occupino di discriminazioni di genere e di orientamento sessuale. A questo scopo saranno stanziati 4 milioni di euro ogni anno che serviranno non solo ad attività di tipo divulgativo e di sensibilizzazione, ma anche ad attività di carattere più pratico.

In questi centri le persone discriminate si potranno recare per ottenere assistenza di tipo psicologico, sanitario, legale, ma anche un aiuto concreto con vitto e alloggio per chi ne fosse privo a causa delle discriminazioni o violenze subite.