La pandemia sta attanagliando da circa un anno e mezzo il mondo intero. Non appena si riesce a vedere un barlume di luce, si risprofonda di nuovo nell'angoscia dei bollettini dei Tg, che puntualmente ci ricordano come, nonostante il 62% della popolazione abbia completato il ciclo vaccinale, la luce in fondo al tunnel non si vede affatto. Ed ecco che si ricomincia con la paura, il panico, il timore. 

A causa delle decisioni prese dai governi in virtù dell'emergenza, i difensori della democrazia hanno visto sempre di più crescere le derive autoritarie, mentre l'equilibrio internazionale si sta spostando inesorabilmente a favore della tirannia. 

Il declino democratico è diventato di natura sempre più globale, tanto da essere avvertito anche dai cittadini delle democrazie di vecchia data. 

La pandemia: motivazione perfetta per mettere in pausa la democrazia

Con la diffusione del COVID-19 nel corso dell'anno, i governi democratici di tutto il mondo hanno ripetutamente fatto ricorso a un'eccessiva sorveglianza, hanno utilizzato restrizioni discriminatorie delle sacrosante libertà di movimento e di riunione dei cittadini.

Mentre i governi democatici del mondo garantivano al loro popolo che ogni restrizione delle libertà era necessaria a sconfiggere il nemico, ovvero il virus, i governi dittatoriali ne hanno approfittato per fortificare il loro potere e reprimere ancora di più il dissenso; cosa, questa, che pare piaccia molto anche agli stati di diritto i quali, etichettando tutti coloro che la pensano diversamente, sotto aggettivi ideati ad hoc e dispregiativi come negazionista, no-vax, complottista e via dicendo, screditano a priori qualsiasi cosa venga detta da chi la pensa in maniera diversa rispetto al pensiero unico.

In Italia, per esempio, politica, parti sociali, giornalisti e tv sono diventati un unicum. Tutti dicono la stessa cosa e non esiste più il contraddittorio. Il parere diverso viene condannato a prescindere e chi lo esprime viene considerato quasi un criminale.

L'espansione del dominio autoritario, unita alla presenza evanescente delle democrazie annaquate, ha avuto effetti tangibili sulla vita dei cittadini. 

L'India, la democrazia più popolosa del mondo, è passata dallo status di stato libero a parzialmente libero, secondo Freedom in the World 2021.

Invece di essere la paladina della democrazia e fungere da contrappeso all'autoritarismo della dittatura cinese, il presidente indiano Modi sta guidando tragicamente l'India verso l'autoritarismo. 

Declino della democrazia: ad oggi meno del 20% della popolazione mondiale vive in un paese libero

Con il declino dell'India, meno del 20% della popolazione mondiale vive ora in un paese libero, la percentuale più bassa dal 1995!

Con l'intensificarsi della repressione si è diffuso il falso racconto che la democrazia non sia in grado di rispondere ai bisogni delle persone in un periodo di emergenza. Niente di più falso! La verità è che la democrazia è in pericolo perché non si sta facendo nulla per proteggerla!

C'è estremo bisogno che i  governi che comprendono il valore della democrazia, contrastino i suoi avversari e sostengano i suoi difensori, fortificando le proprie istituzioni contro i politici che sono disposti a calpestare i principi democratici, per ricercare il proprio potere. Se le società libere non riescono a compiere questi passi fondamentali, il futuro sarà sempre più buio.

I sostenitori della democrazia sono sempre più isolati

In quest'ultmo anno si è notato come gli atti di repressione restano impuniti, mentre i sostenitori della democrazia restano sempre più isolati.

Ma l'obbiettivo è proprio questo: isolare chi vuole difendere la democrazia, accusandoli di non fare scelte a favore della "Salute pubblica". Si stanno facendo passare per scelte sanitarie, scelte che sono invece squisitamente politiche e, soprattutto, non democratiche.

Una democrazia non può essere messa in stand by e fatta diventare regime autoritario per due o tre anni, per affrontare una crisi sanitaria. Bisogna affrontare la crisi sanitaria sì, ma rispettando i principi imprescindibili di libertà e democrazia.

L'influenza della Cina e dei suoi metodi autoritari per controllare il contagio

Il Partito Comunista Cinese (PCC), di fronte al pericolo che il suo sistema autoritario fosse accusato di aver insabbiato e quindi esacerbato la pandemia di COVID-19, ha tentato di influenzare il mondo con i suoi metodi.

Durante tutta la pandemia il PCC ha propagandato i propri metodi autoritari per controllare il contagio, esaltando spesso il proprio successo rispetto alle democrazie come gli Stati Uniti, ignorando diligentemente i paesi che ci sono riusciti senza ricorrere a gravi abusi, come Taiwan o Nuova Zelanda.

L'obbiettivo era convincere l'opinione pubblica che la censura e la repressione cinesi siano la ricetta perfetta per una governance efficace. Al posto della democrazia

Ed è così che i metodi repressivi che per lungo tempo le democrazie di tutto il mondo hanno sempre condannato perché violavano gli standard dei diritti umani e del diritto internazionale, oggi invece vengono giustificati e accettatati causa "pandemia".

L'eccessiva mancanza di trasparenza durante la pandemia

Da quando si è diffuso in tutto il mondo all'inizio del 2020, il COVID-19 ha esacerbato il declino globale della libertà.

La trasparenza è stato uno degli aspetti più colpiti durante la pandemia. Funzionari nazionali e locali in Cina hanno assiduamente ostacolato le informazioni sull'epidemia, anche effettuando arresti di massa di utenti di Internet che condividevano informazioni correlate. A dicembre, la giornalista cittadina Zhang Zhan è stata condannata a quattro anni di carcere per i suoi servizi da Wuhan, l'epicentro iniziale.

Il governo bielorusso ha attivamente minimizzato la gravità della pandemia rifiutandosi di agire, mentre il regime iraniano ha nascosto il vero bilancio del virus sulla sua gente.

Alcuni governi altamente repressivi, compresi quelli del Turkmenistan e del Nicaragua, hanno semplicemente ignorato la realtà e negato la presenza del patogeno nel loro territorio. Salvo poi rendere obbligatorio il vaccino.

Anche i governi democratici hanno avuto problemi di trasparenza. Alcuni funzionari degli Stati Uniti hanno oscurato i dati e seminato attivamente disinformazione sulla trasmissione e il trattamento del coronavirus, creando confusione nel popolo e politicizzando una questione che avrebbe dovuto essere solo di salute pubblica. 

Allo stesso modo, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha ripetutamente minimizzato i danni del COVID-19, promosso trattamenti non provati, criticato le misure sanitarie e seminato dubbi su mascherine e vaccini.

E l'Italia? Non è stata da meno. Dopo un inizio di gestione pandemica che chiamare arrabattata è dire poco, è caduta anch'essa nella trappola delle restrizioni come unica soluzione alla pandemia. E così invece di confrontarsi con i medici del territorio che stavano curando efficacemente a casa i pazienti con la terapia domiciliare precoce per stabilire un protocollo unitario e nazionale che sostituisse il mortifero "Tachipirina e vigile attesa", è andata avanti con le restrizioni delle regioni a colori, che ora sono diventate restrizioni per chi non ha il lasciapassare. 

E che dire del numero delle vittime? Secondo l'ISS, infatti, nei 130 mila morti sarebbero stati conteggiati non solo coloro che sono morti per il Covid, ma anche «tutti coloro i quali avevano il virus al momento del decesso», aumentando di molto il numero dei decessi. All'estero, invece, vengono conteggiati solo coloro i quali muoiono per coronavirus. Anche il nostro paese non si è certo distinto per trasparenza.

Libertà di espressione, il peggior calo come indicatore di democrazia, dal 2012

La libertà di espressione personale, che ha registrato i maggiori cali di qualsiasi indicatore di democrazia dal 2012, è stata ulteriormente limitata durante la crisi sanitaria. Questo è avvenuto non solo nei regimi autoritari come le Filippine, che sotto il presidente Rodrigo Duterte, ha deciso addirittura di arrestare coloro che criticavano la gestione della pandemia sui social.

L'autoritario primo ministro cambogiano, Hun Sen, ha presieduto agli arresti di numerose persone per presunta diffusione di informazioni false legate al virus e per aver criticato le prestazioni dello stato. 

Anche i governi democratici hanno limitato la libertà di espressione con la scusa di fermare le fake news. Utilizzando i fact checker con l'apparente nobile scopo di bloccare notizie false e bufale, hanno finito per reprimere il dissenso. E forse era questo l'obbiettivo primario.

Sono tantissime le pagine social chiuse e i profili bloccati che non contenevano fake news, ma semplicemente opinioni diverse.

Il declino della democrazia in Italia è iniziato con Conte e continua inesorabile con Mario Draghi

«Whatever it takes» è la famosissima frase pronunciata da Mario Draghi il 26 luglio 2012 quando, da Presidente della BCE, volle affermare che la Banca Centrale avrebbe salvato l'euro dalle speculazioni, "a qualsiasi costo". 

Dalle decisioni prese in questo breve periodo di governo Draghi, pare proprio che il nostro premier la pensi allo stesso modo per quanto riguarda la vittoria sul virus: bisogna raggiungerla "a qualsiasi costo", anche a costo di calpestare la democrazia e le libertà di adulti e di bambini (il lasciapassare infatti è richiesto dai 12 anni in su).

E in questo marasma di informazioni e di decreti che si susseguono, tutti volti a concedere alcune libertà a chi si vaccina, e a togliere anche i diriitti più fondamentali a chi sceglie di non farlo, in barba al regolamento europeo 2021/953 che dice espressamente di evitare ogni discriminazione anche di chi per "scelta non vuole vaccinarsi", vorrei ricordare al presidente Draghi che la democrazia non è un bene barattabile, negoziabile o, peggio, che possa essere oggetto di un ricatto. Anzi è proprio da essa che bisogna partire per stabilire ogni tipo di strategia e di lotta contro ogni tipo di nemico, anche contro un virus. 

La libertà dell'individuo è sacra e inviolabile. Il precedente creato in questi giorni in Italia è di una gravità inaudita. Siamo da un anno e mezzo in uno stato di emergenza non previsto dalla nostra Costituzione, ma da un decreto della Protezione Civile. E lo abbiamo esteso fino al massimo estendibile: 31 dicembre 2021.

In questo lasso di tempo ogni governo (Conte e Draghi) si è sentito in diritto di interrompere libertà, diritti, democrazia, come il peggiore dei regimi autoritari. E, adesso, dopo aver creato un nemico peggiore del virus, il no vax, si è deciso che bisogna combatterlo, con ogni arma: discriminazione, apartheid, isolamento sociale.

E per cosa? Per convincerlo a vaccinarsi, ricattandolo: "Se vuoi la libertà, vaccinati". 

La Carta dei diritti dell'uomo dice che l'Europa si fonda su "libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto". Dov'è il rispetto di questi fondamenti nel nostro paese?

In ultimo, mi chiedo: se il Governo ci tiene tanto alla salute del popolo e questa è solo una questione di sanità pubblica e non politica o economica, perché allora, piuttosto che estendere illegalmente un lasciapassare che ci riporta con la mente agli anni più bui di questo paese, non rende obbligatorio il vaccino come prevede l'articolo 32 della Costituzione, con una legge ordinaria?

Il problema sarebbe risolto. Niente consenso informato, niente scudo penale, il Governo si prenderebbe finalmente la responsabilità delle sue scelte e tutti si vaccinerebbero. Come mai il governo Draghi non prende questa decisione? Forse perché sa bene che sarebbe sottorreato dalle migliaia di richieste di risarcimento per eventi avversi gravi?

Siamo ad un punto di non ritorno in questo nostro paese martoriato da anni di mala gestione, mala politica e classi governanti non degne nemmeno di questo nome. Secondo Wikipedia e il democracy index, l'Italia è una democrazia imperfetta; niente di più vero.

Alla fine, però, non si sfugge mai dalle conseguenze delle proprie azioni e anche chi ci sta governando, per quanto in alto si senta, dovrà rendere conto a qualcuno che sta ancora più in alto.