L’umanità è stata travolta da una pandemia in grado di metterci per mesi letteralmente in ginocchio e da cui, purtroppo, ancora non siamo riusciti a salvarci completamente. Fortunatamente vi sono i vaccini pronti ad aiutarci, ma sono ancora troppi coloro che hanno poca fiducia nella scienza e nella medicina.

Mentre si scrive, in tutto il mondo, infatti, sono 5.479.804 le morti accertate di cui 138.881 solo nel nostro Paese. Dei veri e propri bollettini di guerra che hanno sconvolto numerosi stati e popolazioni in giro per il globo. 

Le conseguenze sono state pesantissime ovunque, non solo in termini di vite spezzate. Inevitabilmente, infatti, sono state diverse le persone che hanno perso il lavoro in una situazione tanto grave o che, comunque, hanno visto un serio ridimensionamento dei propri progetti a causa di tale circostanza.

Uno dei modi in cui il Governo è intervenuto per risollevare le sorti dei cittadini italiani è stato il Decreto Cura Italia volto a favorire diversi punti strategici messi in pericolo. Dalla giustizia al sistema sanitario, fino ad arrivare all’aiuto economico per le aziende in difficoltà, sono stati infatti molteplici i campi coinvolti. 

“[…] i fondi contrattuali per le  condizioni  di lavoro della dirigenza medica e sanitaria dell'area della sanità e i fondi contrattuali per  le  condizioni  di  lavoro  e  incarichi  del personale del comparto sanità  sono  complessivamente  incrementati, per ogni regione e provincia autonoma,  in  deroga  all'articolo  23, comma 2, del decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 75 […]."

Questo, per esempio, è quanto viene riportato all’interno del suddetto decreto-legge e riportato fedelmente all’interno della Gazzetta Ufficiale.

“L'Istituto, con la circolare INPS 28 marzo 2020, n. 47, illustra le misure a sostegno del reddito previste dal decreto-legge 18/2020 nei casi di sospensione o riduzione dell'attività lavorativa per eventi connessi all'emergenza epidemiologica da Covid-19.”

Queste, invece, le parole riproposte sul sito dell’INPS volte a illustrare gli aiuti riservati a varie tipologie di lavoratori e imprese.

L’intento dell’articolo, dunque, sarà quello di illustrare al meglio il decreto-legge ivi abbozzato per poterlo far comprendere al meglio.

Che cos’è il Decreto Cura Italia

Il Decreto Cura Italia è un decreto-legge tra i primi a essere messo in campo nel nostro Paese per poter essere d’aiuto alle imprese e ai lavoratori di vario genere. All’inizio di questo incubo chiamato Coronavirus, infatti, il lockdown totale si è rivelato un killer per l’economia e per la socialità

Ne hanno pagato un prezzo altissimo anche gli studenti e lo pagano tuttora come dimostra il video diffuso da VareseNews.

La chiusura forzata di esercizi di vario genere, invero, ha inevitabilmente portato a perdite significative dal punto di vista delle entrate in molte famiglie in cui, purtroppo, molti hanno persino dovuto rinunciare al proprio lavoro.

Un insieme di manovre volte ad affrontare l’emergenza sanitaria sotto molteplici punti di vista data la straordinarietà di un virus che si è rivelato così infimo e letale. Il lockdown, infatti, ha minato alla base la nostra società che si è dovuta difendere su più fronti.

In tale occasione il Governo ha stanziato una cifra di 25 miliardi per poter attuare i propri propositi come, per esempio, la momentanea sospensione dei mutui di tutti coloro che erano impossibilitati a ricevere un’entrata a causa delle chiusure forzate. Ecco, infatti, cosa riferiva a riguardo Altalex:

“I datori di lavoro che nell'anno 2020 sospendono o riducono l'attività lavorativa per eventi riconducibili all'emergenza da COVID-19, possono presentare domanda di concessione del trattamento ordinario di integrazione salariale o di accesso all'assegno ordinario con causale «emergenza COVID-19»”. 

Tutti elementi che fanno comprendere pienamente il momento difficile che ha vissuto la popolazione durante la prima ondata pandemica.

Quali sono gli ambiti di competenza

A seguito di quanto detto fino a questo momento, è facile comprendere come gli ambiti di competenza di tale decreto siano stati davvero molti. Questo perché, durante la prima ondata, è stato necessario provvedere a una chiusura totale che ha messo in crisi numerosi settori, come spiega AGI – Agenzia Italia:

“Oltre al trasporto merci, all'elenco dei settori più colpiti […] si aggiungono le federazioni sportive nazionali, gli enti di promozione sportiva, le organizzazioni non lucrative di utilità sociale, di volontariato e le associazioni di promozione sociale”.

Proprio per questo motivo, durante il periodo intercorso tra l’8 marzo e il 31 maggio 2020 sono stati sospesi gli adempimenti tributari che gli italiani dovevano al fisco. In modo accentuato, tale provvedimento era riversato verso coloro che avrebbero dovuto fare la dichiarazione IVA.

Sono stati inseriti, dunque, tra gli esponenti dei soggetti a rischio diverse e variegate categorie. Troviamo, per esempio, le unità sanitarie, gli artigiani, i liberi professionisti, i commercianti, i lavoratori del settore agricolo e quelli del settore culturale.

Tutti elementi che, in un modo o in un altro, sono stati toccati direttamente o indirettamente dall’arrivo della pandemia a causa del loro continuo contatto col grande pubblico.

Si ricordi, infatti, come durante il primo lockdown la parola d’ordine era diventata smartworking. Sono stati in molti coloro che hanno fatto del lavoro agile il proprio modello primario per continuare a svolgere le proprie mansioni. Specialmente i settori amministrativi sono stati costretti ad avvicinarsi a tale prototipo aziendale.

Di tale modalità ne è stata un esempio lampante anche la scuola che per molto tempo è stata svolta in modalità DAD causando non poche problematiche a diverse famiglie. 

Nella stessa casa, infatti, si sono ritrovate a vivere in maniera parallela sia i genitori in lavoro agile che i figli con le lezioni online. Un modello che tuttora viene utilizzato per tutti quei territori che vedono una crescita esponenziale dei contagi.

Contributi previdenziali

Tra le manovre più immediate, quindi, sicuramente la sospensione dei versamenti è stata quella più immediata. Tale sospensione è stata diretta ai datori di lavoro privati, alle imprese turistiche, culturali, ristoratrici e dei trasporti, e, inoltre, anche alle società sportive.

Ma non è tutto. Vi è stata anche la possibilità di rateizzare quanto dovuto. Entro la fine dell’ottobre 2020, infatti, è stato possibile farne richiesta tramite l’apposito sito online messo a disposizione dal Governo.

Si è data la possibilità di dilazionare metà dell’importo spettante in quattro rate mensili del medesimo importo da far reperire prima della fine di settembre. La residua cifra, invece, è stata oggetto di rateizzazione senza interessi o sanzioni di alcuna sorta da poter distribuire nell’arco di 24 mesi.

Manovre che, seppur nei limiti, hanno cercato di andare incontro a tutte le persone che hanno dovuto affrontare una grave crisi economica.

Manovre a favore dei lavoratori

Tra le varie manovre messe in atto per andare in aiuto dei lavoratori in difficoltà vi è stata sicuramente la cassa integrazione in deroga. In  che cosa consisteva? Dallo stesso nome è semplice intuire come essa era riservata a coloro che, normalmente, non avrebbero diritto ad accedere alla cassa integrazione.

Un’operazione, dunque, che è stata destinata a determinate piccole imprese in cui si presentavano eventi straordinari quali le crisi finanziare di un certo livello

Tra le altre manovre non si può non parlare dell’esonero contributivo per la durata massima di quattro mesi. Operazione, questa, che è stata valida fino alla data del 31 dicembre 2020

Medesima data per un altro tipo di esenzione, ovvero il versamento dei contributi previdenziali che si è potuto protrarre per un massimo di sei mesi. Questo tipo di aiuto, però, era riservato a tutte quelle aziende che nel periodo citato hanno assunto degli impiegati con un contratto a tempo indeterminato

Sostegni per le famiglie

In un decreto così articolato non potevano mancare aiuti concreti agli svariati nuclei familiari del nostro Paese. Infatti, nelle famiglie non sono presenti solo i genitori lavoratori, ma anche quelli disoccupati o che hanno perso il proprio impiego a causa della crisi. Inoltre, non bisogna dimenticare i figli a carico duramente provati anche loro.

Proprio per questo motivo uno dei finanziamenti rivolti alle famiglie è stato il bonus babysitter. Con tale voucher si aveva a disposizione un massimo di 600,00 euro con scadenza a fine 2020. 

In seguito, il Decreto Rilancio ha alzato maggiormente la cifra per farla arrivare a un massimo di 1.200,00 euro da poter adoperare anche in alcune e ben specifiche strutture ricreative dedicate ai più piccoli.

Anche i congedi parentali si sono rivelati un valido strumento nelle mani delle famiglie. Essi, infatti, erano valide per tutti quei nuclei con all’interni almeno un figlio al di sotto dei 12 anni di età. Con tale agevolazione veniva riconosciuta il 50% della retribuzione salariale tramite una specifica indennità.

Infine, sono stati stanziati 85 milioni di euro per poter consentire alle famiglie più bisognose di acquistare gli strumenti tecnologici adatti per poter permettere ai bambini e agli adolescenti di seguire la didattica a distanza. Erano ancora molti, infatti, i nuclei familiari non forniti degli elementi adeguati a una situazione così difficile e delicata. 

Sembra alquanto strano da credere, ma non tutti hanno la fortuna di avere le possibilità economiche per poter acquistare tablet, computer o cellulari adeguati alla contemporaneità che stiamo vivendo.

Quelli raccontati, in ogni caso, sono solo alcuni dei tanti elementi che hanno caratterizzato la prima ondata del Coronavirus e che hanno incentivato il Governo a stanziare numerosi tipi di finanziamento. Nel corso dei mesi, infatti, sono stati stanziati molti altri fondi e diversi tipi di bonus volti a permettere a molti cittadini di ripartire al meglio nonostante le numerose difficoltà.