Passata l’estate e con l’inizio della scuola, adesso si inizia a pensare al bonus cultura per i diciottenni. Non tanto per richiederlo, visto che per quest’anno i giochi sono fatti: dopo il 31 agosto chi non ha ancora provveduto ha perso questa opportunità. 

Si tratta, come noto di una piccola dote che viene data ai ragazzi, quest’anno a quelli nati nel 2002, con libertà di spesa purché questa sia diretta a fare acquisti solo nel settore della cultura. Settore piuttosto ampio, che comprende sia beni materiali, che servizi, ma spesso non soddisfa pienamente i destinatari, che decidono di rivolgersi verso canali alternativi a quelli legali.

A questo proposito: i genitori sono sempre informati di quello che fanno esattamente i loro figli col bonus cultura? Non sono pochi i casi di cronaca che hanno visto diciottenni coinvolti in giri loschi, che a volte li hanno visti come vittime, facendo perdere loro non solo la somma del loro profilo, ma anche preziosi dati personali.

Non mancano poi i casi di ragazzi che sono stati scoperti, nel corso di indagini della guardia di finanza, e sono stati pesantemente sanzionati. Verrebbe da dire che una punizione se la meritano e che servirà da monito per il futuro.

Se non fosse che: mentre la responsabilità penale è personale, quella civile che prevede risarcimenti di danni, invece molto spesso tocca agli ignari genitori. Nella maggior parte dei casi questi ragazzi sono studenti e non hanno niente su cui rivalersi quindi può toccare a mamma e papà mettere mano al portafolgi.

Che cosa è il bonus cultura

Come da informzioni reperibili sul sito dedicato a 18app

si tratta di una piccola dote, del valore di 500 euro che il Governo mette a disposizione dei ragazzi che hanno raggiunto la maggiore età.

Introdotto per la prima volta nel 2016, viene di volta in volta riconfermato al momento della stesura della legge di bilancio che deve mettere a disposizione i fondi necessari. 

Il sistema è lo stesso già adottato per la carta del docente, con la richiesta di iscriversi a un portale, dal quale sarà possibile stampare i buoni per fare gli acquisti desiderati online o in negozi tradizionali.

La registrazione e i successivi accessi al portale 18App possono essere fatti utilizzando solo il proprio SPID. L’Identità Pubblica digitale deve essere richiesta dall’interessato, che sia maggiorenne rivolgendosi a uno dei provider autorizzati. Dopo l’identificazione verranno forniti all’utente le credenziali che gli permetteranno di accedere a tutti i servizi online della pubblica amministrazione.

Chi ha diritto al bonus cultura

Il bonus cultura è rivolto ai ragazzi che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età. I ragazzi devono avere la cittadinanza italiana. Valido anche per gli stranieri che siano residenti in Italia e abbiano un regolare permesso di soggiorno.

Non ci sono limitazione con riferimento al reddito dei richiedenti o della famiglia di appartenenza. Al momento della registrazione non deve essere data alcuna informazione di questo tipo e non deve essere e presentato l’ISEE.

I tempi fissati dal decreto di attuazione: il decreto interministeriale numero 192 del 2020, sono tassativi e inderogabili.

Chi non abbia fatto al richiesta, non la potrà più fare. Chi si sia regolarmente registrato dovrà ricordarsi di svuotare il proprio borsellino entro il 28 febbraio 2022. Da quella data non sarà più possibile accedere al proprio profilo.

Per cosa usare il bonus cultura

Sul sito ufficiale del bonus cultura si trova una lista di tutti gli acquisti che i diciottenni possono fare con la loro piccola dote.

Si tratta di biglietti per la partecipazione a spettacoli cinematografici, teatrali e dal vivo. Con questi ultimi si intendono tutti gli spettacoli di danza, musica teatro, ma anche rappresentazioni meno consuete come circhi o attività viaggianti. Sono esclusi gli eventi da ballo.

Vi rientrano inoltre libri sia in formato cartaceo che digitale, dischi e musica registrata, anche online. Espressamente al di fuori del raggio di azione del bonus sia i lettori di ebook o di audiolibri che i lettori di musica.

Approvati biglietti per accedere a tetri, mostre, cinema, concerti, parchi naturali e tutto quello che possa essere assimilabile e abbia una connotazione culturale. 

Via libera anche all’abbonamento sia in cartaceo che on line a riviste e quotidiani. Inoltre possibilità di usare la propria dote per iscriversi a corsi di musica, teatro, e di una qualsiasi lingua straniera.

Dove spendere il bonus cultura

Ai ragazzi viene lasciata una libertà di scelta limitata per quanto riguarda la scelta del posto dove spendere il proprio bonus cultura. Il sistema scelto è quello di generare dei buoni per la cifra che si intende spendere e già intestati al commerciante scelto. Sarà, poi quest’ultimo a inviare la domanda di rimborso per la merce consegnata in cambio del voucher.

I nomi dei commercianti, sia online, che tradizionali, che hanno aderito al progetto e si sono registrati si trovano sul sito ufficiale di 18App.

I ragazzi non devono mai anticipare soldi, sul presupposto che verranno rimborsati in seguito. Il sistema previsto dal Governo esclude che ci siano scambi di soldi, ma solo di un buono in cambio della merce o del titolo per avere un servizio.

Acquistare col bonus cultura materiali vietati è sanzionabile

Per chi acquisti con il bonus cultura, e in linea generale con qualsiasi bonus la cui erogazione sia vincolata a un certo tipo di spese, è prevista una sanzione amministrativa che varia seconda dell’ammontare della violazione.

I contravventori dovranno pagare una cifra pari al triplo della somma che hanno speso in modo illegittimo. Un comportamento del genere ovviamente richiede la connivenza del venditore che dovrà falsificare la richiesta di rimborso indicando come oggetto del buono qualcosa di lecito.

Ben altre invece sono le sanzioni a carico della società o del negozio che si dovesse rendere complice. In quel caso, oltre al sequestro di quanto eventualmente già incassato grazie al rimborso ottenuto dallo stato, sai troveranno chiamati davanti al giudice penale.

Il reato contestabile è quello di cui all'articolo 316 ter del codice penale

indebita percezione di contributi erogati a privati in danno dello stato. Si parla per questa ipotesi, sempre che nel corso delle indagini non emergano anche fatti più gravi del carcere da un minimo di sei mesi a un massimo di tre anni.

Considerato, poi che questi soggetti hanno dimostrato di non essere meritevoli della fiducia che è stata riposta in loro come intermediari tra il privato e la pubblica amministrazione in genere è automatico il divieto di trattare con il settore pubblico per un certo numero di anni.

Non sono poi esclusi reati molto più gravi. Pensiamo alla truffa aggravata ai danni dello Stato che prevede anche il carcere fino a sei anni per chi se ne renda responsabile.

Quando per i furbetti del bonus cultura paga papà

Può sembrare semplice, trovandosi un commerciante compiacente acquistare prodotti diversi da quelli che sarebbero leciti. In genere il ragionamento è: al massimo perdo solo il valore del bonus cultura, perché non ho soldi per pagare una sanzione amministrativa.

In effetti le cose non sono sempre così semplici È vero che la responsabilità penale è personale e anche quella civile lo è, vero anche che quando una persona diventa maggiorenne dovrebbe rispondere da solo dei danni che provoca. Le cose cambiano, però quando il figlio maggiorenne ancore viva con i genitori e non si autosufficiente.

In quel caso sì, i genitori potrebbero essere chiamati in causa. Nei casi per esempio di un pignoramento, potrebbero vedersi costretti a guardare oggetti di uso comune di tutta la famiglia portati via. O in alternativa attivarsi per dimostrare con fatture e atti di proprietà che non si tratti di oggetti del figlio.

Truffa del bonus cultura

Altro rischio per chi tenti di fare il furbo è quello di venire a sua volta imbrogliato. A questo proposito sono fioccate anche le truffe che hanno avuto come oggetto il bonus cultura.

La tecnica più o meno è sempre quella: i ragazzi vengono contattati attraverso i social o altri canali frequentati da diciottenni, ma spesso si ricorre anche al passaparola utilizzando come vettori della truffa ignari a mici o compagni di scuola. 

In genere la proposta è quella di ritirare il bonus in cambio di una somma di denaro notevolmente inferiore al valore effettivo. In alternativa vengono date in cambio ricariche telefoniche, sigarette, se non merce illecita.

Rimandando a quanto detto sopra a proposito della responsabilità di entrambe le parti qui entra in gioco un altro elemento piuttosto pericoloso per lo stesso diciottenne.

Ricordiamo che l’accesso al bonus cultura è personale e può essere fatto solo utilizzando il proprio SPID. Condizione perché chi acquista il nostro bonus lo possa utilizzare è che abbia i nostri dati personali e la nostra identità digitale.

In genere è proprio quello l’obiettivo dei truffatori. Il truffato si ritrova con nulla in mano, perché non riceverà mai i soldi promessi o in alternativa avrà carte telefoniche fasulle.

Il truffatore avrà una preziosa nuova identità da usare per commettere altri reati approfittando dell’anonimato del web. Reati dei quali potrebbe essere chiamato a rispondere l’ignaro diciottenne.

Denunciare le proposte indecenti che riguardano il bonus cultura

È lo stesso sito, nella sezione delle domande frequenti che, oltre a dare tutte le spiegazioni relative al modo in cui richiedere, e di seguito spendere il bonus cultura invita i ragazzi a collaborare con le istituzioni.

Nello stesso si ricorda che aderire alla richiesta di cedere il proprio bonus o di usarlo per acquisti non consentiti costituisce un reato di cui dovranno rispondere entrambe le parti.

Aggiungiamo inoltre che la scusa di essersi fidato di quanto detto dal commerciante o del consiglio di un amico, non è valida: in Italia la legge penale non ammette ignoranza.

L’invito del Governo ai diciottenni è quello di essere responsabili e a segnalare qualsiasi tentativo di approcciarli con proposte ambigue, all’indirizzo email numeroverde@beniculturali.it.

Le informazioni da dare sono semplicemente il tipo di proposta ricevuta, magari anche facendo uno screenshot, se si è ricevuto un messaggio. Allegare inoltre il profilo da cui è arrivata la proposta, o se si conoscono nome e recapito del truffatore.