Il termine "diffamazione" deriva dal latino e significa privazione della “fama”. In senso generico, indica un’offesa alla reputazione altrui. Nella diffamazione rientrano, dunque, tutti quegli atti volti a ledere la reputazione di qualcun'altro.

La reputazione è la stima e la considrazione che gli altri hanno della persona offesa e delle  sue qualità, soprattutto quelle morali. Attiene principalmente alla sua credibilità nella società.

Tutti hanno diritto a tutelare la propria reputazione. Questo, infatti, è un vero e proprio diritto soggettivo, che se leso può portare a ricevere un risarcimento secondo  l'art. 2043 del c.c..

Il diritto alla reputazione è tutelato anche penalmente, dal codice penale il quale condanna il reato di diffamazione nell'articolo 595 del codice penale e che rientra nei reati contro l'onore.

Ledere la reputazione degli altri, porta notevoli danni alla persona offesa, sia a livello sociale, amicale, lavorativo, che nella vita di tutti i giorrni. Si possono rompere amicizie e interrompere anche rapporti di lavoro, a causa di diffamazione e di reputazioni rovinate.

Quando si concretizza il reato di diffamazione

La diffamazione è un reato penale che rientra tra i reati contro l'onore.

Due gli elementi essenziali affinché si concretizzi la diffamazione: l'assenza della persona offesa e diffamata e la presenza di due o più persone che ascoltino o leggano l'offesa stessa.

Chi si rende colpevole di diffamazione, infatti, lede la reputazione di un terzo (con offese o affermazioni allusive) davanti ad altre persone, ma in assenza della vittima.

Il reato di diffamazione è punito dall’articolo 595 del codice penale, che specifica vari livelli di gravità nella diffamazione.

Quando una persona “comunicando con più persone, offende l’altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032”, dice la prima parte dell'articolo. Questo reato si concretizza quando, dinanzi ad altre persone, si parla di qualcuno assente "offendendolo", sic et simpliciter, senza aggiungere altro.

Oltre a questa fattispecie "semplice" poi ci sono le aggravanti.

Diffamazione con aggravante: il fatto determinato

Il racconto di un fatto determinato va assolutamente ad aggravare l'offesa, perchè? Perché il fatto determinato raccontato va ad avvalorare l'offesa, proprio perché il racconto di un fatto accaduto, proposto agli astanti, ha l'obbiettivo di rendere più credibile l'offesa.

Se ad un'offesa si aggiunge il racconto di un fatto determinato, allora la diffamazione potrà rischiare davvero di di modificare la considerazione che gli altri hanno della persona vittima di diffamazione. 

Quindi raccontare un fatto determinato che avvalora l'offesa, aggrava ancora di più la diffamazione. Dire che Caio è un ladro è diverso dal raccontare un suo eventuale furto. Raccontare un fatto preciso, inevitabilmente, farà risultare l'accusa più credibile, peggiorando ancora di pià la reputazione della vittima.

In questo caso, secondo l'articolo. 595 c.p. la reclusione può arrivare anche a due anni oppure e la multa può raggiungere i 2.065 euro.

La diffamazione semplice o quella aggravata dal racconto di fatto determinato, cioè i commi 1 e 2 dell'articolo 595 del codice penale, sono di competenza del giudice di pace. 

In questo caso il giudice di pace può applicare solo la pena pecuniaria che va da euro 258 a euro 2.582 o la pena della permanenza domiciliare da sei giorni a trenta giorni oppure la pena del lavoro di pubblica utilità

Le diverse forme del reato di diffamazione: a mezzo stampa

Il reato di diffamazione si concretizza ogni qualvolta si comunichi, con qualsiasi mezzo, a terze persone, un'offesa corredata o meno di fatti determinati, riguardanti un'altra persona e lesiva della sua reputazione.  

Uno dei reati di diffamazione più gravi è quello a mezzo stampaE' diffamazione aggravata, infatti, quella che si concretizza su qualsiasi mezzo di comunicazione, sia esso stampato o digitale. 

Stessa gravità ha il reato diffamazione trascritta in un atto pubblico, (che conferisce all'accusa e all'offesa maggiore credibilità) punito con la reclusione da sei mesi a tre anni o con una multa non inferiore a euro 516.

Se il reato di diffamazione a mezzo stampa non si concretizza solo come semplice offesa, ma è accompagnata anche dal racconto di un fatto determinato, come abbiamo detto prima, c'è l'aggravante e quindi la punizione sarà la reclusione da uno a sei anni insieme a una multa non inferiore ad euro 2580 euro 

Colpevole di diffamazione, nel caso di mezzo stampa, non sarà solo il giornalita che ha scritto l'articolo, ma anche il direttore e il vicedirettore che non hanno esercitato il controllo necessario. 

Le pene di cui abbiamo parlato finora vengono aumentate di un terzo se la diffamazione è rivolta ad un “Corpo politico, amministrativo o giudiziario”, a una sua rappresentanza. Proprio perché per queste persone, per il loro ruolo, la reputazione risulta essere ancora più importante e la sua lesione potrebbe provocare molti più danni.

La cyber-diffamazione

Diffamare tramite internet, la cosiddetta cyber-diffamazione, si concretizza quando qualcuno pubblica o invia tramite e-mail una dichiarazione falsa e dannosa relativa a un altro individuo su Internet. Questo accade anche se le offese sono pubblicate su bacheche, blog, chat room, siti Web personali, social media, siti di networking o qualsiasi altro sito.

Internet ormai è il "luogo" più pubblico del mondo ed è proprio per questo che in quel contesto il reato di diffamazione può concretizzarsi spesso e volentieri e anche con le aggravanti.  

Sui social, per esempio, la velocità di comunicare, di dire la propria tutte le volte che vogliamo a tutte le persone che vogliamo, può far diffondere un'offesa alla velocità della luce.  Proprio per questo internet può essere un posto molto pericoloso se usato per diffamare con lo scopo di ledere la reputazione di qualcun'altro. Bisogna prestare molta attenzione

La diffamazione su Internet può avere una portata enorme e ledere la reputazione della persona offesa ben più che se la diffamazione avesse avuto altre forme. 

Come proteggersi dalla diffamazione su internet

Nel caso una persona sia vittima di diffamazione a mezzo internet, può querelare il colpevole, dopo di che costituirsi parte civile nel processo penale e richiedere il risarcimento danni. 

Se si preferisce, si può evitare il processo penale e iniziare solo un procedimento civile, volto all quantificazione del danno subito e al suo risarcimento.  

Il danno, appunto va quantificato e dimostrato, sempre, perché non è insito nel reato stesso. Ma come si fa a dimostrare un danno morale? E come può essere quantificato un danno per diffamazione su internet? Inifine come può essere provato?

Per prima cosa il reato deve essere dimostrato e dimostrabile. Se c'è stata un'offesa su internet, accompagnata o meno da un fatto determinato, bisogna provarlo riportando come prova il post, uno screenshot, o anche le testimonianze delle persone che lo hanno letto. Tutte queste prove sono valide anche se successivamente l'autore della diffamazione ha cancellato lo scritto.  

E' ormai giurisprudenza più che consolidata che gli screenshot siano a tutti gli effetti una prova valida in ogni processo, penale o civile che sia. 

Come abbiamo accennato prima sono due i modi per veder risarcito il danno della lesa reputazione: o un processo penale, o una causa civile.

Nel primo caso bisogna innanzitutto presentare una querela contro chi ci ha diffamati. Dopo la querela, si inizierà un processo penale nel quale, assistiti da un avvocato, ci costituiremo parte civile, in modo da poter chiedere il risarcimento dei danni subiti. 

Se il processo si concluderà con una condanna, il giudice condannerà il reo a pagare la sanzione prevista dalla legge per il reato di diffamazione e stabilirà una provvisionale, ovvero una somma provvisoria di risarcimento del danno che potrà essere quantificata in maniera più precisa dal giudice civile dopo richiesta della parte lesa.

Quest'ultima, dunque, sarà obbligata a intentare anche una causa civile se vorrà vedersi liquidare l'intero danno.

Se si vuole evitare la doppia strada e non si vuole intentare un processo penale, non ci sarà bisogno di fare alcuna querela, ma semplicemente bisognerà rivolgersi ad un avvocato per intentare una causa civile che possa permetterci di ottenere il risarcimento completo.

Il colpevole non pagherà alcuna sanzione, ma sarà tenuto solo al versamento del risarcimento stabilito dal giudice.

Le due vie (penale e civile) non possono essere percorse in contemporanea, ma sono alternative l'una all'altra. Se mai infatti si dovesse agire sia in sede civile che penale, la causa civile verrebbe sospesa in attesa di definizione di quella penale.

Come dimostrare i danni subiti dalla diffamazione

Come abbiamo detto prima, i danni non sono insiti nel reato stesso, ma vanno dimostrati, anche in via indiziaria e presuntiva. Bisogna dimostrare di aver ottenuto pregiudizio al proprio onore e reputazione, dall'atto di diffamazione. 

La diffamazione può aver leso il credito sociale della vittima, la sua reputazione sul lavoro, il credito che aveva nella sua azinenda, con conseguenze morali e psicologiche devastanti. L'ammontare del danno sarà determinato con discrezionalità dal giudice «secondo equità», secondo il suo concetto di giustiza.

Il magistrato valuterà tutti gli elementi a sua disposizione per quantificare il danno: quanto tempo il post o l'articolo è rimasto visibile sul web? E' stato cancellato subito oppure no? Quale portata ha l'accusa e l'offesa?Il fatto determinato di cui si parla è realmente accaduto o è inventato di sana pianta? Il post o l'articolo è stato letto da una decina di persone o da un milione di persone?

In base a tutte le valutazioni, il giudice stabilirà l'entità del danno e il suo risarcimento.

Una cosa è certa: internet è un posto pericoloso da questo punto di vista. I commenti sui social media possono essere pubblicati istantaneamente, spesso in preda all'emozione, e molte persone che pubblicano commenti lo fanno con l'errata convinzione che rimarranno anonimi, senza essere consapevoli che sul web non esiste il vero anonimato.

I social media hanno la capacità di creare un falso senso di intimità, poiché gli utenti potrebbero erroneamente credere di parlare solo a un piccolo e noto gruppo di individui. Bisogna prestare attenzione perché non è così. Parliamo sempre con rispetto, senza mai offendere gli altri. Solo così non rischieremo di restare invischiati in un procedimento per diffamazione.