I cosiddetti furbetti del cashback hanno tirato un sospiro di sollievo perché pensano di essersela cavata con una tiratina di orecchie da parte del Governo? Certo perché se può essere antipatico essere esclusi dal supercashback dopo essersi ingegnati per sei mesi a cercare di scalare la classifica dal cashback e aggiudicarsi il bonus, comunque sempre meglio che subire delle sanzioni più gravi, anche penali.

In realtà delle sanzioni legate al cashback, anche di tipo penale ci sono e, sono state prevista già dall’inizio dell’applicazione del nuovo sistema voluto dal Governo per incentivare l’abbandono del contante a favore dei pagamenti tracciabili e possono essere applicate da qualsiasi giudice sia investito del problema. Attenzione, quindi a pensare che essere fantasiosi o distratti nel compilare il modulo di adesione sia un peccato veniale, che al limite ci esclude solo dalla partecipazione al cashback. Nel caso invece riteniamo che ci siano degli errori a nostro carico evitiamo il fai da te e rivolgiamoci a Consap.

L’adesione al cashback è una dichiarazione pubblica

Non sempre si presta la dovuta attenzione a quello a cui si dà il consenso quando si compila un modulo, o quando si aderisce a qualche iniziativa. Forse, perché in genere questi moduli fanno riferimento solo a norme di legge senza parlare di detenzione o di multe. Non tutti riflettono sul significato di una delle postille presenti nel contratto di adesione al servizio stipulato con lo Stato. Nello stesso si legge che

l’aderente deve dichiarare ai sensi e agli effetti degli articoli 46 e 47 del DPR 445 del 2000 di essere consapevole delle sanzioni penali e della decadenza dei benefici eventualmente conseguenti in caso di dichiarazioni mendaci di cui all’articolo 75 e76 dello stesso decreto.

Questa postilla ci dice che chi decide di aderire al cashback deve fare una serie di dichiarazioni, nello specifico quella di essere maggiorenne, di essere residente in Italia, di avere registrato degli strumenti di pagamento, intesi come carte di credito o bancomat, che saranno utilizzati esclusivamente a titolo privato. Per intenderci non quelli che vengono usati nello svolgimento della propria professione.

Chi dichiarasse uno o più fatti inesatti, sarà sottoposto alle sanzioni previsti per i casi a norma di legge

Che cosa sono le dichiarazioni mendaci ai fini del cashback

Con dichiarazione mendace intendiamo il fatto di dire qualcosa a qualcun altro, che abbia degli effetti giuridici se quanto detto non corrisponde al vero. Nel caso din esame noi forniamo alcune informazioni che riguardano la nostra età, il nostro luogo di residenza e lo scopo per cui usiamo le carte che utilizzeremo per aderire al cashback. In un certo senso ci poniamo come garanti di quello che affermiamo.

Una dichiarazione è mendace non solo se non corrisponde al vero, ma se noi siamo consapevoli della falsità o inesattezza di quello che stiamo dichiarando. In questo caso sarà piuttosto difficile dimostrare di non essere stati a conoscenza del fatto di non essere maggiorenni, di non sapere di non essere risedenti in Italia o di non essersi resi conto di avere registrato la carta di credito che usiamo per lavoro, invece di quella per uso personale. Allo stesso modo difficile sostenere di avere pensato che un acquisto fosse destinato all’uso privato, invece di quello professionale.

Conseguenze civili per le dichiarazioni mendaci sul cashback

Il primo riferimento che fa il regolamento sul cashback è quello delle conseguenze che derivano per le dichiarazioni mandaci ai sensi dell’articolo 75 del Decreto del Presidente della Repubblica numero 445 del 2000. Questo articolo afferma che

quando a seguito di un controllo si metta in evidenza la non veridicità di quanto dichiarato il dichiarante decade dai benefici di cui eventualmente ha goduto a seguito di un provvedimento basato su fatti non veri.

Ma non è tutto. I benefici di cui si è già goduto, per noi i rimborsi, o la posizione in classifica per il super cashback, saranno revocati, quindi dovranno essere restituiti. Inoltre scatta il divieto di accesso a contributi, finanziamenti e agevolazioni per un periodo di due anni che si conteggia a partire dal momento in cui è stato dichiarata dall’amministrazione competente la decadenza. Nel caso di cui stiamo trattando, dal momento in cui a seguito dei controlli sia stata dichiarata l’esclusione dal cashback.

Si perde il cashback anche se si fanno dichiarazioni false per errore

Secondo quanto stabilito dal Consiglio di Stato nell’interpretazione di questo articolo che si trova sul sito della banca dati Gari

l’articolo 75 si riferisce a delle ipotesi in cui la dichiarazione fatta dall’interessato costituisce la prova di uno stato di fatto che è alla base dell’erogazione di un beneficio. Se questa dichiarazione non è vera, poco conta che il dichiarate abbia coscientemente dichiarato il falso, oppure fosse in buona fede.

Non ha quindi nessun valore la difesa del dichiarante che sostenga di avere commesso solo un errore, e magari neppure la dimostrazione che questo errore fosse giustificabile. Il beneficio sarà comunque revocato. Altra questione da esaminare a parte è quella del caso in cui qualcuno abbia fatto con dolo una dichiarazione falsa ai fini di aderire al cashback.

Carcere per chi fa false dichiarazioni per avere il cashback

L’articolo 76 del DPR 445, espressamente richiamato dal regolamento istitutivo del cashback fa riferimento alle persone che rilascino dichiarazioni mendaci, formino atti falsi, o ne facciano uso. Questi soggetti secondo l’articolo in esame saranno puniti ai sensi al codice penale e alle leggi speciali penali. 

Al terzo comma l’articolo 75 specifica che le dichiarazioni rese ai sensi degli articoli 46 e 47 della stessa legge sono da considerare ai fini della legge come se fossero delle dichiarazioni fatte davanti a un pubblico ufficiale.

Falso ideologico per chi mente per avere il cashback

Il primo articolo del codice penale a cu ci rimanda l’articolo 76 del DPR 445 è il numero 483 che introduce il reato di falso ideologico commesso da un privato in un atto pubblico. Questa norma fa riferimento a chi dichiari a un pubblico ufficiale in modo falso fatti di cui sia tenuto a dimostrare la verità. In questo caso la sanzione prevista è quella della reclusione fino a due anni. Nel caso queste dichiarazioni riguardino lo stato civile la sanzione non potrà essere inferiore ai tre mesi di carcere.

La falsa dichiarazione può essere sia orale che scritta. Quindi non ha valore come scusante quella che la dichiarazione fatta inserendo nel modulo di richiesta dei dati necessari per ottenere il cashback sia stata fatta da qualcun altro che ci ha assistito. Perché si applichi questo articolo è però richiesto il dolo generico. Si intende con questo termine la coscienza che si sta dichiarando qualcosa di falso. Escluso il reato, ma non le conseguenze di tipo civile di cui abbiamo parlato prima nel caso di colpa, anche grave. In questa ipotesi ci riferiamo alle ipotesi in cui il falso derivi da negligenza, imprudenza o imperizia.

Rischio fino a 6 anni di carcere per che dichiara una falsa residenza per avere il cashback

Un altro articolo del nostro codice penale inasprisce notevolmente le pene, e potrebbe interessare anche chi abbia fatto false dichiarazioni per ottenere il rimborso. Ci riferiamo al numero 495 che fa riferimento a un soggetto che dichiari falsamente al pubblico ufficiale la propria identità, lo stato o alte qualità della propria e dell’altrui posizione. In questo caso la sanzione va da un minimo di un anno a un massimo di sei anni di detenzione. Si fa rientrare in questa ipotesi per esempio quella della dichiarazione del proprio luogo di residenza, uno degli elementi che si dichiarano nella domanda di accesso al cashback.

Sospensione e esclusione del cashback, quando?

La legge istitutiva del cashback prevede espressamente in quali ipotesi sia possibile da parte dello Stato escludere o sospendere un utente dalla partecipazione al servizio di cashback.

L’esclusione può avvenire in ogni momento nell’ipotesi in cui vi sia fondato motivo di ritenere che quel partecipante non abbia mai avuto, dall’inizio i requisiti per partecipare, oppure li avesse al momento dell’adesione, ma li abbia persi in seguito. Questo avviene in genere a seguito di controlli fatti dal gestore.

Inoltre l’esclusione può avvenire quando pur avendo i requisiti, il partecipante non rispetti il regolamento di adesione e partecipazione al programma del cashback. Sarà, poi caso per caso valutata l’esistenza degli estremi di un reato, e rinviata la pratica all’autorità giudiziaria se necessario.

Obbligo di giustificare le micro transazioni del cashback

Si tratta di una novità abbastanza recente, quella della richiesta di spiegazioni da parte del gestore. A seguito dell’aumentare del fenomeno dei cosiddetti furbetti del cashback il Governo ha deciso di correre ai ripari e mettere una pezza a questo problema. La questione è tristemente nota. Visto che per la partecipazione al supercashback, è necessario avere un numero minimo di operazioni, molti sono quelli che hanno pensato di raggiungerlo, frazionando le loro spese in più scontrini.

Danni evidenti ai commercianti per i quali è più la spesa che il guadagno vista la necessità magari di fare decine di scontrini del valore a volte di nemmeno un euro. Danni per gli altri concorrenti al super cashback che si vedano superati in classifica dai furbetti, danni infine per lo Stato che aveva istituito il cashback con lo scopo di favorire i pagamenti tracciabili, non certo per agevolare chi abbia tempo da perdere a fare innumerevoli transazioni.

La scelta è stata quella di inviare una notifica a tutti i soggetti che abbiano effettuato un numero elevato di operazioni di valore irrisorio presso lo stesso esercente e nello stesso giorno. A questi utenti viene chiesto di giustificare in modo plausibile quelle operazioni entro sette gironi dalla data di invio della comunicazione. In caso contrario quelle operazioni verranno annullate e non contribuiranno a entrare a far parte di quelle che permetteranno di scalare la classifica del supercashback.

Nessuna sanzione di tipo penale, e nessuna esclusione dalla partecipazione al cashback, perché in effetti questi soggetti non hanno violato una regola visto che da nessuna parte si fa riferimento espresso al valore minimo che deve avere un’operazione, o al numero di quelle che possono essere fatte lo stesso giorno, o presso lo stesso commerciante.