Il 15 ottobre entrerà in vigore il Decreto Legge del 21 settembre 2021 n. 127, una delle più restringenti dopo l’obbligo del green pass nei locali al chiuso del 6 agosto scorso, che di nuovo modificherà le dinamiche della vita, questa volta non la vita sociale ma quella lavorativa.

Con il Consiglio dei Ministri n. 36 del 16 settembre il Governo ha emanato l’obbligo della presentazione del green pass sul posto di lavoro.

Come si ottiene il green pass?

Il green pass è il certificato verde con il QR code univoco per ogni persona che contiene tutte le informazioni che attestino che il soggetto non sia positivo al Coronavirus.

Il green pass si ottiene in tre modi:

  • Con la vaccinazione (in Italia basta anche solo la prima dose, mentre per andare all’estero o per svolgere alcuni tipi di attività, sono necessarie entrambe le dosi)
  • Con il tampone (sia quello molecolare, sia quello antigenico rapido)
  • Con l’avvenuta guarigione dal virus

Ognuna di queste modalità ha una durata della valenza del green pass diversa

La vaccinazione ha una validità di dodici mesi (a fronte del recente aumento) a differenza dei nove mesi precedentemente dichiarati.

I tamponi valgono 48 o 72 ore in base al tipo di tampone che è stato fatto.

Il tampone molecolare è la modalità di tampone che ha la durata maggiore (72 ore) ma allo stesso tempo è anche quello più costoso, ha i tempi di attesa del risultato più lunghi e sopratutto è necessario prenotarlo nei laboratori di analisi privati.

Il tampone antigenico (o rapido) è diventato più accessibile alla popolazione dopo il 6 agosto, ma ha una durata minore di sole 48 ore. È possibile svolgere il test nelle farmacie di tutte le città ad un costo standard di circa 15 euro.

Il Governo ha dovuto imporre il costo dei tamponi rapidi nelle farmacie per renderli accessibili a tutti i cittadini che non sono in possesso del green pass attraverso le altre due modalità rimanenti.

Si sta discutendo molto anche sulla validità del tampone salivare, che si può svolgere sempre nelle farmacie, per ora anche questo tipo di tampone rilascia un green pass valido per 48 ore.

Il certificato di guarigione dal virus invece ha attualmente delle dinamiche leggermente più complesse per quanto riguarda la validità del green pass.

I guariti dal virus che non hanno ancora ricevuto la dose unica di vaccino consigliata, hanno un green pass valido per circa 180 giorni dalla data del primo tampone molecolare positivo (il periodo viene contato dalla data di infezione, non da quella i guarigione).

Invece i guariti dal coronavirus che hanno ricevuto la dose unica di vaccino consigliata durante i 180 giorni di validità del certificato di guarigione, saranno in possesso in un green pass valido per dodici mesi, esattamente come i vaccinati.

Come si scarica il green pass

Una volta ottenuto il green pass è necessario svolgere qualche piccola azione per esserne in possesso.

Essendo un documento che contiene un QR code con i dati personali dell’intestatario, non è possibile spedire semplicemente il formato digitale per email.

È necessario che il cittadino si abiliti per scaricare il proprio green pass.

Il green pass si scarica in tre modi: attraverso l’app Immuni, attraverso l’app IO e infine sul sito del governo nella sezione apposita insieme all’Authcode che si riceve via sms.

Il cittadino può mostrare il suo green pass sia in formato digitale che in formato cartaceo in base alla piattaforma da cui ha preso la carta verde, l’importante ai fini del controllo è la validità del QR code contenuto nel foglio.

Dopo l’obbligo di presentazione del green pass del 6 agosto scorso, le modalità di ricezione, validità e controllo del QR code non si sono modificate, quindi le attività si stanno già adattando alle regole.

Chi controlla la validità del green pass sul posto di lavoro e come?

Già dai primi giorni di agosto la responsabilità di controllare la valenza del green pass era ricaduta sulle spalle delle singole attività con il rischio di possibili sanzioni se non si svolge il controllo.

È stata sviluppata un app chiamata “VerificaC19” con cui, attraverso l’utilizzo della fotocamera, si inquadra il QR code delle persone attendendo che sia l’app stessa a confermare o rifiutare la validità del green pass.

VerificaC19 è disponibile su tutti gli store per dispositivi mobile e tablet ed è gratuita.

Si sono presentate alcune pecche però rispetto a questa modalità di controllo: il più importante è che le attività non possono chiedere i documenti di riconoscimento dell’identità ai clienti che devono “controllare” quindi non potranno essere in grado di valutare se il green pass possa essere effettivamente intestato al cliente oppure che non sia di un’altra persona (parente, amico o altro).

Dal 15 ottobre anche i datori di lavoro dovranno attrezzarsi per avere un incaricato che si occupi di controllare che tutti i dipendenti ogni volta che iniziano il turno di lavoro esibiscano un green pass valido, pensa una multa sia per il dipendente che per il datore di lavoro inadempiente.

A chi è rivolto l’obbligo del green pass al lavoro?

Durante la prima metà del 2021 l’obbligo di esibire il green pass sul posto di lavoro è stato imposto a categorie della popolazione sempre più ampie.

Inizialmente è stato imposto al personale sanitario (dal primo aprile), successivamente al personale scolastico e universitario (dal primo settembre), successivamente agli addetti delle Rsa (dal 10 ottobre) e dal successivo 15 ottobre a tutte le categorie di lavoratori sia pubblici che privati.

Quasi 23 milioni di persone dovranno essere in possesso del green pass per lavorare nei prossimi mesi.

L’ampliamento delle categorie con obbligo di green pass in un arco temporale così ristretto sta comportando confusioni e sovrapposizioni, soprattutto per quanto riguarda le norme create ad hoc per i lavoratori pubblici.

Per quanto riguarda il settore privato la norma è molto generale: tutti i lavoratori che si recheranno nel posto di lavoro dovranno esibire un green pass valido.

Sono soggetti all’obbligo anche i lavoratori in smart working che avranno la necessità di presentarsi fisicamente al lavoro in determinati giorni.

Il tema dello smart working è stato molto discusso sul web dopo la diffusione della notizia dell’obbligo del green pass, il problema principale è stato che molte persone (non in possesso di certificazione verde) abbiamo deciso di lavorare da remoto per non sottoporsi al controllo.

Per questo motivo i ministri hanno dovuto specificare esplicitamente che lo smart working (o lavoro agile) è sempre consentito purché questo “non sia utilizzato allo scopo di eludere l’obbligo di green pass”.

Perchè questa specifica del Governo sullo smart working?

Perchè l’obiettivo attuale di questa restringente norma è quello di inibire la diffusione del virus e quindi mantenere la popolazione il più controllata possibile (che questa modalità di controllo sia condivisibile o meno dalle singole persone) quindi se lo smart working fosse consentito come metodo di elusione della presentazione del green pass, l’obiettivo verrebbe inevitabilmente meno.

Come si svolgono i controlli del green pass nelle aziende?

I datori di lavoro hanno avuto due settimane per prepararsi e iniziare i controlli dal 15 ottobre.

Verosimilmente la verifica della validità della certificazione verde deve essere svolta ogni giorno, ogni volta che il dipendente entra sul posto di lavoro.

La verifica giornaliera sarà indubbiamente onerosa e molto complicata a livello organizzativo (soprattutto per le aziende che hanno più punti di accesso) ma anche questa periodicità ha una motivazione di base.

Per tutelare la privacy dei dipendenti, il datore di lavoro ha il divieto assoluto di tenere dei registri dei controlli precedenti del green pass, i questo modo i dipendenti non sono tenuti a giustificare la propria decisione di vaccinarsi oppure no.

Cosa succede se il lavoratore non possiede un green pass valido?

Nel caso in cui un lavoratore privato acceda al luogo di lavoro senza un green pass valido è punibile sia con una sanzione amministrativa in denaro sia con l’allontanamento dal luogo fisico.

Nel decreto si prevede che per il lavoratore che non si presenti sul posto di lavoro oppure che si presenti con un green pass non valido inizia automaticamente la sospensione dello stipendio per i giorni di assenza ingiustificata.

Si mantiene il diritto alla conservazione del rapporto di lavoro e non sono previste conseguenze disciplinari.

Non è stata infatti confermata la sospensione del rapporto di lavoro dopo cinque giorni di assenza ingiustificata.

Nelle imprese con meno di 15 dipendenti (in cui la mancanza di un solo lavoratore può cambiare radicalmente la produzione) è prevista la sostituzione del lavoratore mancante dopo cinque giorni dalla mancata presentazione del green pass.

La sostituzione è consentita per un periodo massimo di dieci giorni, con una sola possibilità di rinnovo e comunque non oltre il 31 dicembre 2021.

In questo caso la sospensione dello stipendio del dipendente è prevista per tutta la durata del contratto sostitutivo.

Quali sono le sanzioni amministrative previste per la mancanza di green pass?

Per i lavoratori la mancanza di presentazione del green pass prevede una multa in denaro che va dai 600 ai 1500 euro.

Per quanto riguarda invece il mancato controllo dei datori di lavoro oppure la possibilità di accesso ai dipendenti che non posseggano il green pass è prevista una sanzione in denaro che va dai 400 ai 1000 euro.

Fino a quando è previsto l’obbligo di green pass al lavoro?

Per ora il decreto legge  prevede che l’obbligo di presentazione del green pass valido sul posto di lavoro rimanga in vigore fino al 31 dicembre 2021.

Il 31 dicembre dovrebbe coincidere con la data prevista della cessazione dello stato d’emergenza in Italia, ma oramai è più di un anno che abbiamo imparato che non è possibile fare piano troppo precisi.

Quindi il Governo si riserva il diritto di modificare la scadenza di obbligo di green pass.

Per facilitare le attività di datori di lavoro e dipendenti in tema di green pass ed evitare troppi disagi nelle aziende, è stato definito anche l’obbligo generalizzato delle farmacie di adeguare i prezzi dei tamponi antigenici: 15 euro per i maggiorenni, 8 euro per i minorenni e gratis per chi è esentato dalla vaccinazione per motivi di salute.

Rimaniamo in attesa di vedere come si metteranno in pratica nella vita di tutti i giorni tutti questi obblighi, doveri e responsabilità.

Il nuovo decreto ha aperto una sorta di “nuova era” nel mondo del lavoro, nuovi obblighi e nuovi doveri che fino ad ora non esistevano.