Con le elezioni amministrative e i suoi possibili riflessi sul Governo, e poi la questione della riforma del catasto, i temi legati alla pandemia sono passati per qualche giorno in secondo piano, e tra questi il green pass

Ma di notizie che girano intorno al tema della “certificazione verde” ce ne sono sempre: in queste ore le riportano tra gli altri Il Tempo, Open Online e il Corriere. Facciamo allora un quadro della situazione per quanto riguarda il green pass.

Green pass e polemiche

La notizia che fa più scalpore è forse quella riportata dal Corriere della Sera, che in un video riprende una dichiarazione dell'eurodeputata Francesca Donato alla trasmissione DiMartedì su LA7, che ha paragonato l'obbligo del green pass per andare al lavoro alle misure prese da Hitler durante il periodo nazista in Germania, e che intanto (notizia freschissima) è stata espulsa dal gruppo dell'Europarlamento Identità e Democrazia, col consenso della Lega (che aderisce allo stesso gruppo). 

La Donato aveva infatti fatto parte del partito di Salvini e proprio in questo modo era arrivata al Parlamento Europeo lo scorso anno. Anche se negli articoli che riferiscono la notizia i due fatti non vengono collegati, la tempestività fa riflettere. 

Cosa cambia dal 15 ottobre

Una delle ragioni della costante attualità del green pass – per il quale si parla anche di una non lontana possibile abolizione - sono soprattutto proprio le polemiche che suscita da parte dei critici. Ma anche perché si avvicina la data del 15 ottobre, a partire dalla quale tutti i dipendenti dovranno essere muniti del green pass per poter lavorare. Anche in smart working.

Intanto l'obbligo di avere il certificato per tutti i lavoratori, pubblici e privati, per poter entrare in un ufficio, per qualsiasi motivo. Il lavoratore sprovvisto di green pass non potrà rimanere in ufficio, neanche per motivi diversi dal lavoro. E nemmeno potrà essere adibito allo smart working, lavorando da casa, perché sarebbe un modo molto semplice per aggirare la normativa.  E sarebbe stato incredibile se il legislatore non avesse pensato a questa possibile scappatoia. 

Ancora: secondo le linee guida approntate dai Ministeri del Lavoro e della Salute, non basterà dichiarare di avere il green pass, ma bisognerà esibirlo a ogni richiesta, pena la sospensione dal lavoro e dallo stipendio finché si dimostrerà di esserne provvisti.

Compresi nell'obbligo di green pass anche i soggetti esterni alle aziende che comunque ci entrano per motivi di lavoro (anche se non alle dipendenze dell'azienda stessa), come gli addetti a pulizia o ristorazione per conto di aziende esterne, o chi rifornisce i distributori automatici di snack o bevande.

Chi può non avere il green pass

Chi invece potrà accedere agli uffici della pubblica amministrazione anche senza green pass sno i cittadini – utenti dei servizi pubblici, per i quali resta invece l'obbligo delle consuete misure di prevenzione, distanziamento e mascherina al chiuso. Perché il possesso del green pass – che certifica l'avvenuta vaccinazione con un ciclo completo – non garantisce completamente dal rischio di contagiare o di essere contagiati, anche se i numeri dicono che il rischio di ammalarsi di Covid-19 cala drasticamente dopo la vaccinazione.

Restano esentati naturalmente anche coloro che sono esenti dalla vaccinazione – e quindi dall'obbligo di green pass – i quali però dovranno avere la certificazione che giustifica l'esenzione (per approfondimenti, leggi questo nostro articolo).

Il controllo degli accessi

I dirigenti degli uffici potranno controllare gli accessi con un sistema a tornelli, da sbloccare con la scansione del green pass, oppure con controlli a campione su almeno il 20% del personale presente sul luogo di lavoro, secondo un criterio di rotazione. 

Le linee guida diffuse dai Ministeri della Pubblica Amministrazione e della Salute lasciano infatti libertà di organizzazione agli uffici pubblici, auspicando che si adottino soluzioni che evitino code e ritardi nei servizi. In mancanza di modalità specifiche per la verifica automatica del green pass si potrà ricorrere all'app Verifica19 (peraltro già in uso, per esempio per la verifica dei candidati in occasione di concorsi pubblici).

Un problema in più può recarlo il lavoro su turni o che richiede programmazione anticipata, per esempio i trasporti pubblici. In questo caso la dichiarazione sul possesso del green pass (o altra valida certificazione per gli esonerati) potrà essere resa al datore di lavoro con un anticipo non superiore alle 48 ore dall'ingresso sul luogo di lavoro.

In ufficio senza green pass: le sanzioni

Come ricorda La Nazione, non mancano le sanzioni previste in caso di inadempienza, sia da parte dei lavoratori, sia da parte dei datori di lavoro.  Il lavoratore non in regola con il green pass viene allontanato dal luogo di lavoro, considerato assente ingiustificato e privato della retribuzione finché non si metta in regola. 

Inoltre è anche passibile di multa tra 600 e 1500 Euro (sanzione comminata dal Prefetto) e sanzione disciplinare in base ai codici di comportamento vigenti in azienda, e in questo caso a comminare la sanzione sarà il datore di lavoro.

 Nelle aziende sotto i 15 dipendenti il lavoratore potrà essere sostituito per un massimo di 10 giorni, a partire dal quinto giorno di assenza ingiustificata.

Il datore di lavoro che non verifica il green pass o che non predispone le modalità di controllo ento il 15 ottobre rischia una sanzione da 400 a 1000 Euro.

Tutte queste normative (compresa la possibilità di sostituzione del lavoratore assente perché sprovvisto del green pass) sono valide per ora fino al 31 dicembre, data in cui, salvo proroghe, terminerà lo stato di emergenza cominciato ancora nel 2020 sotto il Governo Conte II.

Data test sulla pazienza sociale

E la data del 15 ottobre potrebbe essere anche quella di scadenza della pazienza sociale, almeno secondo le previsioni dell'opinionista ed ex giornalista Maria Giovanna Maglie. Secondo la quale – intervenuta a “L'aria che tira” su La7, l'astensionismo diffuso alle ultime elezioni amministrative è un brutto segno del fatto che la gente non approva l' “unanimismo” del Governo, e i contrari al green pass sarebbero molti di più di quanto i media abbiano fatto credere. 

Per cui “per il governo “la pacchia è finita” e con l'obbligo del green pass “succederà un casino”. Peraltro, la prima espressione ricorda quella usata da Salvini a proposito dell'accoglienza dei migranti quando era ministro dell'Interno.

Il caso Francesca Donato

L'altra battuta televisiva che ha fatto molto discutere è quella dell'europarlamentare ed ex leghista Francesca Donato a DiMartedì su LA7, dove ha richiamato il fatto che Hitler sia stato l'unico, prima del green pass, a limitare l'accesso ai luoghi di lavoro, suscitando sconcerto in studio e tra gli altri ospiti (tra i quali il giornalista Antonio Caprarica, che le ha replicato direttamente). 

Non sembra tuttavia collegata a questo episodio la notizia successiva che la riguarda, cioè il fatto che il suo gruppo di appartenenza nel Parlamento UE, Identità e Democrazia, ne abbia decretato l'espulsione. E siccome senza appartenere a un gruppo parlamentare si perde molto in rilevanza politica, secondo gli analisti è probabile un suo passaggio a Fratelli d'Italia. 

Lei intanto accusa la Lega di aver orchestrato la sua espulsione, in quanto aveva preso le distanze dalla linea politica del Carroccio, proprio sull'estensione dell'obbligo del green pass, che il partito di Salvini ha appoggiato, o almeno la sua ala governista, guidata dal ministro Giorgetti.

Perché nella Lega i critici verso vaccini e green pass, come la Donato, non mancano: lo sono per esempio gli economisti Claudio Borghi e Alberto Bagnai. Le scelte allineate al Governo, secondo la Donato, sarebbero lesive di valori come uguaglianza, libertà individuale e dignità umana. 

Riaperture a richiesta della Lega

Questo lo stato delle cose, mentre l'ultima notizia legata alle riaperture è che si arriva al 100% per cinema e teatri, 75% per gli stadi, e che riaprono anche le discoteche al 50%, dopo l'ipotesi del 35% bocciata dai gestori in quanto considerata insufficiente a coprire i costi fissi di gestione dei locali. 

La decisione è venuta dopo un faccia a faccia tra Matteo Salvini e Mario Draghi, e pare a molti analisti come una concessione alle richieste del leader leghista, ad altri come una scelta nell'ordine delle cose, cioè coerente con i dati sulla diffusione della pandemia. Il tutto vale naturalmente per le regioni in zona bianca; per la zona gialla discoteche chiuse, stadi al 50% come pure cinema e teatri.

Le contraddizioni del green pass

In effetti almeno qualche motivo di perplessità sull'uso del green pass non sembra del tutto ingiustificato. C'è chi lo considera uno strumento non sanitario ma politico: secondo Fratelli d'Italia l'obbligo del green pass è un velato obbligo di vaccinazione, (ma senza obblighi né rischi per lo Stato, come sarebbe invece un obbligo di vaccinazione diretto).

Tra la gente c'è chi si chiede come mai senza green pass non si possa accedere ai ristoranti al chiuso, ma si possa accedere tranquillamente ai mezzi pubblici locali, dove, con il limite di riempimento all'80% (peraltro a sua volta difficile da controllare) il rischio assembramento non manca, e anzi il fatto si verifica facilmente.

Stato di emergenza: rebus rinnovo

Sullo sfondo resta infine la domanda sulla possibile ulteriore proroga dello stato di emergenza, che è il presupposto per uno snellimento burocratico per emanare le normative a contrasto dell'epidemia da coronavirus. Sarà prorogato? Fino a quando?  Quali misure resteranno in vigore?

La speranza è che con il procedere della campagna vaccinale, che grazie anche al green pass ha visto una netta accelerazione, si possa uscire dello stato di emergenza e dalle restrizioni che si porta dietro, naturalmente senza rischi per la salute pubblica. Ma intanto per le categorie più a rischio è già cominciata la somministrazione della terza dose: quanto è lontana la fine del tunnel? Speriamo non troppo.