Dopo le proteste di Roma di sabato 9 ottobre hanno cominciato a circolare, in particolare su certi gruppi Facebook creati in occasione dello sciopero dell'11 ottobre, notizie sul fatto che Draghi avrebbe firmato l'abolizione del green pass. Come scrive Bufale.net, potrebbe essere una trollata, un'azione di disturbo e di provocazione, la versione digitale delle proteste di piazza. In ogni caso, si tratta certamente di una fake news: il Governo e tutte le forze politiche hanno condannato le violenze e certamente non si pensa di assecondare le richieste fatte in questo modo.

Eppure dell'abolizione del green pass si continua a parlare: c'è chi vorrebbe eliminarlo perché lo considera un mezzo per obbligare alla vaccinazione in modo indiretto, chi perché ritiene che non abbia raggiunto lo scopo di convincere tutti a vaccinarsi, chi perché magari ne avrebbe diritto, ma per ragioni di burocrazia (per esempio perché si è vaccinato all'estero) non riesce ad ottenerlo. 

Come riferisce il portale Yahoo.com, il sottosegretario alla salute Andrea Costa ha parlato della possibilità di allentare l'obbligo del green pass se lo permetteranno i dati sulla pandemia, ma certamente non prima del 2022.

Intanto siamo prossimi alla data fatidica del 15 ottobre, e si teme che il sistema produttivo subisca forti contraccolpi dall'obbligo del green pass: ne parlano La Repubblica per quanto riguarda le farmacie e Il Fatto Quotidiano, che si concentra in particolare sulla situazione dei porti, soprattutto quello di Trieste, dove i lavoratori del settore minacciano uno sciopero. Facciamo allora il punto della situazione alla vigilia del “green pass day”.

Chi non vuole il green pass

Non manca, da sempre, chi considera il green pass una misura vessatoria e limitativa della libertà individuale. Tra questi, come ha riferito Il Riformista, un folto gruppo di avvocati napoletani, che vedono l'obbligo di geeen pass come lesivo dei diritti e in contrasto con i primi articoli della Costituzione che sanciscono l'uguaglianza dei cittadini, il diritto al lavoro e il dovere per la Repubblica di rimuovere gli ostacoli che vi si frappongono. 

Se i provvedimenti limitativi delle libertà individuali potevano essere tollerati nel momento dell'emergenza sanitaria – scrivono gli avvocati – adesso non lo sono più.

Centinaia di firme per abolire il green pass

C'è anche chi raccoglie firme per un referendum per abolire il green pass. Come l'avvocato di Forlì Francesco Minutillo. Secondo il quale- come racconta Forlitoday - sono in molti a sentirsi lesi nelle loro libertà dalle decisioni del Governo, e lo dimostra il fatto che gli sia bastato aprire lo studio e dare notizia dell'iniziativa per raccogliere centinaia di firme di persone che vengono di continuo e spontaneamente, mentre di solito occorre fermare la gente per strada e convincerla a firmare.

Minutillo è tra quelli che sostengono che gli obblighi imposti con la motivazione della tutela della salute sono in realtà imposizioni degne “della peggiore Siberia sovietica”: chi si vaccina “accetta il rischio di morire o di rimanere gravemente leso” a causa di un siero sperimentale; gli altri sono condannati alla “morte civile”. E sostiene che ci siano milioni di cittadini che condividono le sue idee. Quanto ai tamponi, sarebbero sostanzialmente inutili, perché fatti in modo superficiale, date le troppe richieste.

Ma, visti i tempi per realizzarlo, c'è da sperare che venga superato dai fatti, cioè che la continua riduzione del contagio permetta di uscire dallo stato e dalle misure di emergenza in tempi più brevi di quelli necessari a tenere il referendum (sempre ammesso naturalmente che si riescano a raccogliere le cinquecentomila firme necessarie).

Intanto però il green pass resta in vigore, e anzi da venerdì 15 ottobre sarà obbligatorio per tutti i lavoratori, pubblici e privati, come abbiamo visto in questa news. E il problema che si pone è quello dell'efficienza dei controlli e la tutela della privacy. Vediamo allora di fare un po' di chiarezza, come fa per esempio Yahoo Notizie in questo articolo.

Le aperture del Governo per il 2022

Il Governo di abolizione del green pass non parla, neanche in prospettiva, forse anche per non alimentare speranze infondate o quantomeno premature. Parla però di una possibile rimodulazione del suo impiego a partire dal 2022, attraverso il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, sempre naturalmente che l'andamento della pandemia lo consenta. 

Quindi, se ci saranno le condizioni, sarà possibile non richiedere il green pass in modo generalizzato, ma in modo selettivo, solo negli ambienti e nelle attività a maggior rischio di contagio. Comunque, precisa il sottosegretario Costa, è presto per fare valutazioni: si faranno a dicembre, quando si dovrà decidere anche se prorogare o meno lo stato di emergenza, e naturalmente si spera di poter adottare quest'ultima soluzione.

Approvato il Dpcm per i controlli nelle aziende

In attesa, comunque, delle soluzioni “meno green pass”, la preoccupazione attuale è come gestire i controlli del certificato verde nei luoghi di lavoro evitando ritardi e “imbuti” all'ingresso. Come abbiamo visto in questo articolo, per le attività programmate – come i trasporti - sarà possibile ai datori di lavoro chiedere al lavoratore la certificazione in anticipo, al massimo 48 ore prima dell'inizio del servizio.

Le linee guida per i controlli nelle aziende sono state trasfuse nel Dpcm approvato la sera del 12 ottobre, e prevedono la possibilità di controlli automatizzati o meno, a campione (su almeno il 20% del personale presente sul luogo di lavoro) o a tappeto. Nel decreto appena approvato si prevede che il Ministero della Salute fornisca ai datori di lavoro specifiche funzionalità per effettuare i controlli automatici, in modo che possano rilevare solo il possesso di un green pass o di un certificato in corso di validità e non ulteriori informazioni.

E questo per venire incontro all'esigenza, molto sentita, della tutela della privacy. Per lo stesso motivo, se si controlla il green pass tramite App, i datori di lavoro non possono trattenere i QR Code né sfruttare le informazioni che vi sono contenute per scopi ulteriori rispetto al controllo degli accessi e della validità del green pass.

Ancora, sarebbe lo stesso Ministero a fornire un pacchetto di sviluppo per applicazioni con licenza libera (open source) che si possa anche integrare con i sistemi di controllo di accessi e presenze preesistenti in azienda.

Per chi si è vaccinato all'estero, lavoratori e loro familiari e conviventi, è possibile compilare un modulo online sulla piattaforma nazionale del green pass, per integrare queste informazioni nella tessera sanitaria. 

Nessuna modifica, poi, alla validità dei tamponi: 48 ore per il test rapido e 72 per il molecolare. E a proposito dei tamponi, un articolo del direttore de Il Tempo evidenzia come questa sia una soluzione non così facile per i quasi tre milioni di lavoratori ancora sprovvisti del green pass ottenuto grazie alla vaccinazione. 

Il nodo dei tamponi rapidi

Un tampdone ogni due giorni significa una spesa di 250 Euro al mese, cifra significativa in rapporto allo stipendio: 25%-30% in media. In più, le farmacie sono già oberate di richieste fino a fine anno e non riuscirebbero ad accontentare tutti. E anche le aziende che sarebbero disposte a pagare i tamponi ai propri dipendenti pur di non ridurre il personale e quindi rischiare di perdere clienti (magari perché non riuscirebbero a rispettare le tempistiche) non riescono ad accordarsi con le farmacie stesse in questo senso.

Il Governo Draghi, quindi, avrebbe imposto vincoli troppo stretti al mondo del lavoro: un errore di valutazione di cui vedremo gli effetti nei prossimi giorni. Per di più, fa notare lo stesso articolo, solo l'Italia ha imposto un obbligo generalizzato di green pass per i lavoratori, pur essendo tra i Paesi con la più alta percentuale di vaccinati (addirittura nei primi 10, se si considerano solo quelli più popolati. 

Quindi, ancora una volta, la misura del green pass obbligatorio sarebbe un modo per imporre il vaccino obbligatorio in modo indiretto. La differenza rispetto all'obbligo diretto è che con questo escamotage lo Stato non è tenuto a risarcire chi a causa del vaccino non fosse in grado di lavorare. Con il green pass obbligatorio, invece, di fatto si discrimina chi non ce l'ha, e quindi non si è veramente liberi di non vaccinarsi.

Farmacie oberate di richieste

La Repubblica, in questo articolo, raccoglie le voci dei rappresentanti dei farmacisti, e fa i conti. Se bisogna fornire il green pass a tre milioni di persone, e i test valgono 48 ore, vuol dire che bisognerà fare tamponi rapidi a 1,5 milioni di persone al giorno, mentre durante il picco della pandemia si è riusciti a farne 380 mila. Impegnando tutte le forze, secondo stime del ministero, si potrebbe arrivare a 600 mila test al giorno. 

Quelli molecolari non vengono nemmeno presi in considerazione, dato che i risultati arriverebbero troppo tardi per i lavoratori. E poi oltre al lavoro del tempone c'è quello parallelo di segreteria: prenotazioni e data entry, Le forze non bastano.

Il fronte del porto

Oltre alle farmacie, un altro comparto critico per cui il 15 ottobre sarà un' “ora x” è quello dei porti. L'astensione dal lavoro minacciata dai portuali di Trieste si somma ai rischi delle disfunzioni nella filiera della logistica e nelle aziende che lavorano nei porti a causa dell'assenza dei lavoratori sprovvisti del green pass. 

Tanto che si è tenuta una riunione interministeriale per correre ai ripari e il capo di gabinetto Bruno Frattasi ha inviato una circolare ai prefetti: si chiede che le aziende del settore logistica nei porti di mettere a disposizione tamponi gratuiti per i lavoratori, per evitare forti rallentamenti o perfino blocchi alla filiera dei servizi. A pagare i tamponi sarebbero però le aziende stesse, non lo Stato. A Trieste le aziende che lavorano nel porto sarebbero disposte a farlo solo fino al 31 dicembre.

Una soluzione bisogna trovarla, perché in molti porti la percentuale di lavoratori sprovvisti di green pass è molto alta. Ma i distinguo per il settore portuale hanno già dato fuoco alle polveri della polemica politica. Per esempio Salvini si chiede: perché per loro sì e per gli altri lavoratori no? Il Pd invece coglie la contraddizione tra le indicazioni della circolare per il settore portuale e le indicazioni generali del Governo per tutte le aziende.